Liszt, Medtner e Britten alla Filarmonica
Il concerto della soprano Francesca De Giorgi accompagnata al piano dal Maestro Carlo Lodovico Cappelletti
Serata dedicata ai lieder quella di martedì 27 marzo nel Teatro della Società Filarmonico-Drammatica nell’ambito della Stagione Concertistica di Appassionata e del Comune di Macerata: ha cantato la soprano Francesca De Giorgi accompagnata al piano dal Maestro Carlo Lodovico Cappelletti.
Nel programma di sala scopriamo che anch’ella ha intrapreso lo studio del pianoforte e del clavicembalo, diplomandosi in organo e composizione organistica nel Conservatorio della sua città (Lecce) e ha conseguito il diploma accademico di II livello in canto lirico con lode presso il Conservatorio “G.Verdi” di Milano. Perfezionandosi poi con R. Kabaiwanska, R. Bruson, B. Manca di Nissa, E.Ferrari, G.Bongiovannni,M.Sighele, V.Lucchetti, e R. Giacheri e conseguendo il diploma di perfezionamento di tecnica e stile vocale presso l’Accademia “P:Grassi” di Martina Franca (TA). È vincitrice di diversi concorsi per voci liriche ed ha nel suo curriculum l’interpretazione di personaggi femminili di molte opere liriche in svariati teatri non solo in Italia, ma anche nella Repubblica Ceca, in Turchia ed in Giappone. Si è esibita inoltre come voce solista in molti altri teatri con orchestre di rilievo e sotto la direzione di autorevoli direttori, oltre che in Italia, anche in Polonia. Recentemente è stata Susanna ne Il Segreto di Susanna di Wolf-Ferrari al Teatro San Carlo di Napoli. Ha inciso sei cd operistici.
Da parte sua Carlo Lodovico Cappelletti, nato a Monza nel 1978, si è diplomato in Pianoforte a pieni voti sotto la guida di Valerio Premuroso al Conservatorio “G.Verdi” di Milano. Ha in seguito studiato con S.Marengoni presso l’Accademia “R.Romanini” di Brescia e frequentato seminari e masterclass con E.Belli, T.Stefanovich, F.Ullen, O.Marshev, C.Ortiz, V.Balzani, M.Crudeli, V.Dvorkin e N.Trull per il repertorio solista e laboratori di canto lirico con L.Nicassio. Si è esibito come solista presso noti istituti milanesi, tra i quali la Sala Puccini del Conservatorio, Circolo Filologico Milanese, Palazzo Cusani, Circolo della Stampa e Pio Albergo Trivulzio, e in varie parti d’Italia, soprattutto Emilia Romagna e Marche, sia in recital che in veste di camerista, manifestando una particolare predilezione per il repertorio liederistico in lingua tedesca, eseguito ad esempio in occasione di un concerto con il mezzosoprano Salomé Kammer al Teatro Fraschini di Pavia. Ha inoltre partecipato come cantore per il coro Ariòn ad importanti produzioni, pubblicate anche su cd (Sacer Sanctus di F. Vacchi), sotto la direzione di G.Prandi. Ha collaborato a laboratori operistici e di arte scenica per progetti interni ai Conservatori di Milano e Bergamo. È docente di Pianoforte e di Musica Generale presso l’Accademia Musicale Italiana di Monza. È inoltre uno dei volti del canale Classica di Sky.
Entrambi sul palcoscenico del Teatro della Società Filarmonico-Drammatica hanno dato il meglio di sé, suscitando l’entusiasmo di un pubblico che ha molto gradito l’esecuzione dei Lieder della prima parte e quella dei due cicli novecenteschi della seconda parte.
Franz Liszt (1811-1886) scrisse una sessantina di Lieder, utilizzando testi tedeschi, francesi, italiani e ungheresi, e cercando di interpretare, grazie alla musica, il significato psicologico più profondo delle liriche. Con Liszt, così come con Wagner, il linguaggio liediristico diventa particolarmente intenso e drammatico, alla continua ricerca di un legame strettissimo tra suono e contenuto poetico. I Wesendonck-Lieder (1857-1858) sono un ciclo di cinque melodie di Richard Wagner (1813-1883), e prendono il nome dalla poetessa dilettante autrice dei testi, Mathilde Wesendonck, amica del compositore. Le liriche esprimono il patetismo caratteristico dell’epoca tardo-romantica; dal punto di vista musicale, vi si ritrovano alcune innovazioni linguistiche come l’esasperato cromatismo che, in quel periodo, il compositore stava sperimentando nel Tristano e Isotta.
La seconda parte del concerto ha proposto due cicli di liriche novecentesche, rispettivamente del russo Nikolai Medtner (1880-1961) e del britannico Benjamin Britten. Medtner, pianista e compositore dal linguaggio affine a quello dei contemporanei Aleksandr Skrjabin e Sergej Rachmaninov, fu autore di un corposo catalogo comprendente soprattutto lavori per pianoforte, ma anche più di cento liriche. La Suite-Vocalise in fa minore op.41/2 (1926/27) per soprano e pianoforte, raccoglie cinque melodie e fa parte di un dittico comprendente anche la Sonata-Vocalise op.41/1 in do maggiore (1922), per il medesimo organico. Entrambi i lavori – in cui si avverte l’influenza del celebre Vocalise di Rachmaninov e del Concerto per coloratura-soprano op.82 di Reinhold Glière – sono dei lunghi e fluidi vocalizzi, senza testo (ad eccezione di una breve introduzione su testo di Wolfgang Goethe nella Sonata-Vocalise). L’espressività distesa, ma intima e raccolta, è data dalla purezza e la spiritualità della linea vocale, associata ad un accompagnamento pianistico discreto, ma di grande ricchezza armonica.
Atmosfera del tutto differente è quella che Benjamin Britten (1913-1976) crea nel ciclo Cabaret Songs, su testi del poeta anglo-americano Wystan H. Auden (1907-1973) e dedicati al soprano Hedli Anderson. La raccolta nasce dalla comune frequentazione negli anni Trenta del “The Group Theatre”, un gruppo londinese di teatro sperimentale, con il quale collaborarono anche, tra gli altri, T.S.Eliot e Henry Moore. Soffusi di humour e di ironia, i quattro brani occhieggiano al mondo dei locali notturni, con un linguaggio che predilige i ritmi e i colori delle songs americane, in piena adesione all’atmosfera delle poesie. Auden le scrisse intorno al 1930, quando frequentava la vita notturna dei cabaret di Berlino.
Un perfetto equilibrio si è creato martedì tra le composizioni, il canto e il pianoforte; l’esibizione canora nelle parti più drammatiche è stata di un’intensità senza pari ed altrettanto intensamente è stata ironica e umoristica nei Cabaret Songs di Britten; la presenza scenica della cantante, la sua mimica, la sua espressività fanno pensare a lei come all’interprete ideale dei lavori di Weill e Brecht.