Seminario ad Ancona
“Nanotech for cultural heritage”

Saranno presentate le prime risultanze di una ricerca coordinata dal prof. ing. Placido Munafò

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Il professor Placido Munafò

Il 12 marzo alle ore 15 presso l’aula magna della Facoltà di Ingegneria dell’università Politecnica delle Marche saranno presentate le prime risultanze di una ricerca coordinata dal prof. ing. Placido Munafò  e svolta nell’abito di un dottorato di ricerca che ha avuto per oggetto l’applicazione  delle nanotecnologie per la conservazione del patrimonio storico.

L’utilizzo delle recenti nano-tecnologie per la realizzazione di trattamenti superficiali potrebbe portare a miglioramenti significativi nella conservazione e la protezione dei Beni Architettonici, in quanto l’azione di molti agenti degradanti ha luogo sugli strati più esterni delle superfici da preservare. Gli interventi di natura preventiva e duratura possono essere più efficaci di azioni invasive e ripetute.

I rivestimenti auto-pulenti possono essere applicati direttamente sulle superfici storiche in pietra allo scopo di preservare il loro aspetto originale nel tempo e diminuire la deposizione di agenti inquinanti e aggressivi, riducendo i fenomeni di sporcizia, la formazione delle croste nere e l’innesco di processi di degradazione sugli strati esterni delle superfici lapidee. Inoltre, la realizzazione di superfici semplici da pulire limita costi e tempi di manutenzione delle stesse, riducendo i costi per la loro conservazione.

Le nano-particelle di biossido di titanio possono essere utilizzate per ottenere rivestimenti auto-pulenti trasparenti capaci di degradare e rimuovere più facilmente lo sporco e gli agenti inquinanti che entrano in contatto con le superfici trattate grazie a due sue proprietà indotte dalla luce solare: la foto-catalisi e la super-idrofilia. La sinergia di diversi enti di ricerca (Salentec srl, Università Politecnica delle Marche, Università  degli Studi di Modena e Reggio Emilia) ha portato allo sviluppo e allo studio su questo genere di soluzioni applicate nel campo del restauro.

La trasparenza dei rivestimenti, l’efficacia auto-pulente e l’assenza di cambiamenti significativi nella morfologia del substrato lapideo sembrano consentire l’utilizzo di questo genere di trattamenti nano-metrici sulle superfici di tipo storico e architettonico in travertino.

La ricerca è stata condotta anche con la collaborazione  con la Saletec Srl, l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, del Comune di Ascoli Piceno (dopo una prima fase sperimentale di laboratorio è stata avviata una campagna di monitoraggio su un casi studio) e del Comune di Macerata che ha messo a disposizione alcuni edifici (ex Gil e Monumento dei Caduti) sui quali sarà sperimentata a breve l’applicazione di queste tecnologie anche al fine di verificarne la durabilità nel tempo delle loro prestazioni sino ad ora registrate per un  tempo ridotto.


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