Tra artigianato, musica e magia
a Recanati nascono le “scatole dell’anima”
L'azienda Castagnari si è fatta conoscere in tutto il mondo per i suoi organetti. Anche Sting ne ha acquistato uno
di Alessandra Pierini
(foto-servizio di Guido Picchio)
Quando si parla di anima, si immagina qualcosa di inconsistente, impossibile da catturare. C’è invece qualcuno a Recanati che da quasi un secolo, non solo riesce a prendere l’anima ma persino riesce a darle un contenitore. Si tratta dei cugini di Castelnuovo, Massimo e Sandro Castagnari, costruttori artigianali di preziosi organetti, anche chiamati ”scatole del vento o scatole dell’anima”, appellativi che aggiungono al loro lavoro un qualcosa di magico. A loro, alle loro produzioni e al racconto della storia dell’azienda Repubblica ha dedicato uno speciale con tanto di immagini scattate dal fotoreporter Guido Picchio.
La storia della ditta Castagnari inizia nel 1914 quando Giacomo, ex garzone di bottega dello storico liutaio Filippo Guzzini, -bisnonno materno degli attuali Castagnari, padrone di bottega sin da giovanissimo, iniziò a costruire organetti con sua moglie Ida, facendo della qualità la sua arma vincente. Giacomo trasmise la sua passione ai figli Mario e Bruno che a loro volta la passarono ai loro figli che però abbandonarono gli organetti per dedicarsi alle fisarmoniche. Provvidenziale fu l’incontro dei pronipoti di Giacomo, Massimo e Sandro, con Marc Perrone, uno degli esponenti più importanti della musica popolare e della canzone francese, il quale commissionò ai Castagnari la realizzazione di un organetto. Verso la fine degli anni ’70, gli artigiani recanatesi si accorsero che l’organetto diatonico, quasi scomparso, poteva avere un nuovo corso e ripresero la costruzione, facendosi conoscere nel mondo musicale.
La costruzione di un organetto richiede tempo e tanta attenzione: «Scegliamo le essenze migliori -spiegano – attenti anche al percorso dei tronchi d’albero, consapevoli degli antichi metodi di essiccazione che esaltano l’acustica del legno. Dopo il taglio, da ogni blocco ricaviamo un unico strumento, che lavoriamo a mano applicando le stesse procedure da quasi cento anni» Il blocco di legno, (uno per ogni organetto) deve arrivare dall’America perché è il migliore per la sonorità, la colla può essere solo quella di coniglio, il mantice va realizzato con tela carta e pelle, ci sono poi i bottoni di madreperla, le ance e le fessure che regolano il suono. «E’ una filosofia della costruzione – spiegano i Castagnari – che sfida il mondo dei numeri e della velocità, che mette lo strumento in primo piano, e che ha caratterizzato il cammino della nostra famiglia a partire dalle origini, permettendoci di garantire sempre organetti belli e acusticamente perfetti. Questa scelta di qualità è stata premiata dai mostri sacri del folk come dai giovani talenti di oggi che imbracciano armoniche Castagnari».
Tra i musicisti che hanno acquistato un Castagnari ci sono i Negramaro, la band di Carmen Consoli, Claudio Baglioni, Teresa De Sio e, ultimo ma solo in ordine di tempo, Sting che ha visto lo strumento da un amico e ne ha ordinato uno per sé. Oltre alla passione per la musica i cugini Castagnari coltivano quella per la loro squadra del cuore, l’Inter e hanno tappezzato i locali dell’azienda di cimeli nero azzurri.
Per fare un organetto ci vogliono mesi e Castagnari ne vende circa 700 ogni anno con un fatturato annuo di oltre un milione di euro.
E se l’anima che finisce nell’organetto è sicuramente quella del musicista che lo suona, è inevitabile che in ognuno di questi strumenti, gioielli dell’artigianato recanatese, ci sia un po’ dell’anima di chi, con pazienza, passione e maestria li ha realizzati.














