Omicidio all’Hotel House
Via al processo
Ascoltati diversi testimoni fra cui la persona che trovò agonizzante Lofty Draif e che ha escluso che il mandante possa essere l'imputato Ben Alì Faycal
di Cristina Grieco
È ripreso stamattina davanti alla Corte d’Assise di Macerata, il processo a carico di Ben Alì Faycal, tunisino di trentacinque anni, e Ganna Prokofyeva, trentasettenne ucraina.
Ben Alì Faycal è accusato di essere il mandante dell’omicidio avvenuto il 13 novembre 2010 nei pressi dell’Hotel House. Vittima il marocchino venticinquenne Lofty Draif, che dopo essere stato pestato a sangue nelle campagne di Porto Recanati, è stato lasciato agonizzante nel piazzale antistante l’edificio. Morirà qualche giorno dopo, senza mai riprendere conoscenza, nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Civitanova a causa delle gravissime lesioni riportate. L’ucraina Ganna Prokofyeva, è invece accusata, insieme a Faycal, di aver concorso nell’omicidio del giovane marocchino. La donna si era sottratta alla cattura violando la misura degli arresti domiciliari e fuggendo dall’appartamento di Porto San Giorgio nel quale aveva l’obbligo di dimorare. La fuga della giovane si era però rivelata inutile perché, a seguito dei controlli a tappeto effettuati dalle forze dell’ordine, è stata rintracciata poco dopo a Macerata nell’appartamento di un algerino.
Ben Alì Faycal, difeso dall’avvocato Vando Scheggia, e Ganna Prokofyeva, difesa dall’avvocato Giulio Abbate, erano presenti oggi in aula per assistere all’inizio del processo. In calendario oggi c’era l’audizione dei primi dieci testi dell’accusa rappresentata dal pubblico ministero, Andrea De Feis. Sono stati ascoltati in prima battuta gli uomini delle forze dell’ordine intervenuti nell’immediatezza del fatto e gli investigatori che hanno seguito le indagini.
L’esame dei testimoni si è svolto con una attenzione particolare ai tabulati telefonici dei protagonisti coinvolti nella vicenda per verificare se gli spostamenti e le comunicazioni intercorse possano risultare o meno compatibili con l’ora del pestaggio e del successivo abbandono del corpo massacrato del giovane Draif nel luogo in cui poi è stato rinvenuto. Importanti, secondo l’avvocato Scheggia, le dichiarazioni rilasciate oggi in aula dal testimone Alì Mohammed. Mohammed, che nell’immediatezza del pestaggio si è trovato a raccogliere il corpo abbandonato ed agonizzante della vittima, avrebbe smentito la posizione di “mandante” che fin dall’inizio era stata attribuita al Ben Alì Faycal. Il testimone ha infatti spiegato che a quanto pare Faycal non era immischiato nel traffico di droga, ed ha attribuito la paternità di quanto accaduto a uno degli altri due imputati tunisini per lo stesso reato (nei confronti dei quali si procede con rito abbreviato) noto con il diminuitivo di “Aslam”. Secondo Mohammed sarebbe proprio tale “Aslam” il mandante dell’omicidio, in quanto lo stesso risulterebbe fortemente coinvolto nelle questioni legate al traffico della droga che sarebbero state poi il movente della spedizione punitiva. Il processo riprenderà il prossimo 27 febbraio quando è prevista l’audizione della quasi totalità dei testimoni presenti in calendario per la Pubblica Accusa.
