Caso Palas-Centro Fiere,
la maggioranza tace

Nessuna risposta dal Palazzo e dalle forze politiche. Molta documentazione conferma la ricostruzione di Cronache Maceratesi sul flop voluto dalle precedenti Giunte Meschini
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di Giuseppe Bommarito

Sarà stato il maltempo, che ha creato numerose emergenze e ha finito per catturare l’attenzione dei cittadini e dei governanti per le dimensioni così inaspettate della neve venuta giù dal cielo, sta di fatto che dal Palazzo e dintorni nessuna risposta è venuta all’inchiesta relativa al flop voluto, fortissimamente voluto, della riqualificazione del Centro Fiere e della realizzazione del nuovo palasport multifunzionale a Villa Potenza (leggi l’articolo). C’è stata in verità qualche presa di posizione da parte del centrodestra: prima un’interrogazione dei giovani consiglieri Pdl Guzzini e Formentini per sapere come a questo punto l’Amministrazione Comunale intenda  rilanciare l’immagine e le potenzialità di un’area definita “strategica” per Macerata e tutto il suo comprensorio; e poi, a seguire, un lungo e dettagliato intervento del consigliere provinciale Franco Capponi, che ha ripercorso in particolar modo la storia dell’Accordo di Programma, ormai decaduto, tra il Comune e la Provincia di Macerata e dell’occasione mancata di un grande comprensorio fieristico alle porte di Macerata e nella vallata del Potenza, e una presa di posizione dell’ex assessore provinciale Andrea Blarasin.

Silenzio assoluto, invece, da parte del Sindaco Carancini, dell’ex Sindaco Meschini e dei partiti e dei gruppi consiliari che fanno parte della maggioranza di centrosinistra. E ciò è strano ed incomprensibile. Strano perché tutte queste forze politiche, almeno a parole, hanno sempre fatto della trasparenza e del continuo confronto con i cittadini, quanto meno sui temi più importanti, un loro cavallo di battaglia. Ed anche incomprensibile, perché stiamo parlando non di una vicenda secondaria, ma di strutture fieristico-sportive dall’importanza decisiva per Macerata e l’intera provincia, per le quali, nonostante i proclami e gli impegni programmatici, non si vede ancora giorno, mentre l’attuale Centro Fiere cade a pezzi e il Comune è costretto a buttare, controvoglia e nell’insoddisfazione generale, due milioni e mezzo di euro nell’ampliamento del vecchio e obsoleto palas, soldi che avrebbe volentieri destinato ad altre priorità.

Eppure l’inchiesta di Cronache Maceratesi ha documentato che intorno al 2004-2005, se non ci fosse stato lo stop fermamente voluto dall’Amministrazione Comunale a guida Meschini, sarebbe stato possibile dare il via già allora alla realizzazione del palasport e del nuovo Centro Fiere e concludere l’intervento entro un paio di anni, a costo zero per le casse del Comune. Esiste al riguardo una copiosa corrispondenza tra il Comune (a firma del buon Meschini e dei vertici apicali dell’ente), l’IRCR e il soggetto privato che si era proposto come parte acquirente e attuatore, risalente anche agli anni 2003 e 2004, da cui risulta in maniera inequivocabile che il progetto in questione, partorito inizialmente dall’IRCR, era stato poi progressivamente preso in carico dall’Amministrazione Comunale e perfezionato con il soggetto privato Gabrielli-Coim, sino alla originaria decisione di portare il tutto all’attenzione del Consiglio Comunale nei primi mesi del 2005 e di partire immediatamente con il bando pubblico prima ancora della scadenza del primo mandato Meschini (documenti che, se necessario, potranno essere tranquillamente pubblicati).

Decisione poi però abortita, all’improvviso e senza spiegazione alcuna. Come è ormai noto, la strada prescelta dai vertici a livello urbanistico della Giunta Meschini per bloccare ogni cosa, onde consentire nel frattempo la costituzione di una cordata alternativa più gradita, è stata quella di procedere nel febbraio 2005 ad un assurdo bando esplorativo (ufficialmente finalizzato a raccogliere idee progettuali e a riscontrare eventuali interessi imprenditoriali, in realtà del tutto inutile in quanto sia le idee che gli interessi si erano già ampiamente manifestati ed erano stati anche in prima battuta apertamente apprezzati dall’allora Sindaco Meschini), emettendolo poi con grande ritardo solo nel marzo 2006 e decidendo infine dopo un altro anno abbondante, nel giugno 2007, che i progetti ricevuti non erano meritevoli di attenzione (tra i quali anche quello del gruppo Gabrielli-Coim, nel 2004 fatto invece oggetto, come già detto, di grandi elogi proprio da Meschini).

A questo punto, definitivamente uscito di scena il gruppo Gabrielli-Coim, che alla fine, esasperato da giochetti così assurdi consentiti dal Sindaco e dall’Assessore all’Urbanistica, si è ritirato dall’affare (esattamente come prevedeva la sceneggiatura decisa a tavolino in Piazza della Libertà) ed è andato a investire altrove, sono passati a vuoto altri due anni per raggiungere un accordo di programma con la Provincia, ormai decaduto (il cui unico effetto è stato quello di espropriare una parte consistente delle terre dell’IRCR per realizzare un troncone di strada con un ponte faraonico che ad oggi non porta da nessuna parte), e per procedere a due bandi pubblici andati rigorosamente deserti.

Ed ora, crisi economica permettendo e in attesa di trovare il modo di risolvere – almeno così sperano gli interessati – la questioncina abbastanza determinante per lorsignori della volumetria non più disponibile in quella zona per la grande distribuzione commerciale, si aspetta che si ripresenti in Comune l’impresa salvifica (ogni tanto – fateci caso – evocata sulla stampa locale) che procederà a trattativa privata, a maggior gloria degli amministratori e a maggior danno per la città e il comprensorio di Macerata.

Che brutta storia! E che danni per la città di Macerata! Eppure nel luglio 2008, nel ripresentare al Consiglio Comunale la proposta di riqualificazione complessiva dell’area fieristico-sportiva di Villa Potenza, da lui stesso di fatto affossata a partire dalla fine del 2004 con la fattiva collaborazione dell’Assessore all’Urbanistica Compagnucci, e ben sapendo che si sarebbe continuato a girare a vuoto ancora per altri anni (come infatti è avvenuto) con bandi destinati ad andare deserti per le condizioni poste, l’allora Sindaco Meschini ebbe pomposamente e impudentemente a dire: “Credo che la delibera che vado a presentare sia una di quelle che possono essere considerate tra le principali di questa Amministrazione, e credo, senza voler portare troppa enfasi, anche per la storia dell’Amministrazione Comunale del Comune di Macerata”.

Alla fine, mentre dalle parti di Villa Potenza nulla ancora è stato fatto e da lì non arriva altro se non i boatos del probabile imminente fallimento del CEMACO (ulteriore vittima sacrificale del modo in cui è stata sinora gestita la vicenda Centro Fiere-Palasport), Meschini è effettivamente passato alla storia (locale, si intende), ma solo come uno dei Sindaci più inconcludenti del dopoguerra, che non ha fatto altro che lasciare mano completamente libera ai vari comitati d’affari incistatisi nella macchina comunale e ben rappresentati in Giunta e in Consiglio.

Ciò detto, e nonostante il silenzio assordante degli interessati, che non fosse altro per i ruoli pubblici rivestiti in passato ed ancora oggi ricoperti (sia pure in altre funzioni) dovrebbero sentire il dovere di fornire tutte le necessarie spiegazioni ai cittadini, Cronache Maceratesi non rinuncia a chiedere pubblicamente al Sindaco Carancini e ai partiti dell’attuale maggioranza di centrosinistra di intervenire e dire la loro in maniera chiara, senza reticenze e discorsi in politichese. Non impegni generici per il futuro, però, ma discorsi chiari su quanto sin qui avvenuto: i cittadini hanno infatti il diritto di sapere e di non essere trattati come persone con l’anello al naso, come sino ad oggi è avvenuto.

Certo, questo sforzo di chiarezza non è facile per le forze politiche di maggioranza, e pure di minoranza, perché i vari assurdi snodi di questa enorme occasione mancata per la città sono formalmente passati quasi tutti per la Giunta e il Consiglio Comunale e, ad esempio per i partiti dell’estrema sinistra, non è agevole riconoscere che, mentre essi facevano una eterea e impalpabile battaglia di principio sul concetto di centro commerciale, altri, targati ufficialmente PD, molto più concretamente e a prezzo dell’immobilismo più totale della città, erano impegnati nella guerra aerea, navale e terrestre contro il gruppo Gabrielli-Coim che si era fatto concretamente avanti, nell’intento di abbatterlo (come poi in affetti avvenuto) e di cercare di imporre al suo posto un’altra cordata di maggiore gradimento, per costruire alla fine una struttura commerciale ancora più grande di quella di Piediripa.

Non è  facile nemmeno per tutti i partiti della vecchia e dell’attuale maggioranza riconoscere di aver totalmente appaltato sino al 2010 a pochi e discutibili personaggi la gestione esclusiva della politica urbanistica ed edilizia maceratese, senza nulla controllare, senza nulla verificare, senza comprendere quanto gli interessi personali e dei vari comitati d’affari stessero sempre più prevalendo sugli interessi della collettività. Ma questa (purtroppo anche per la città) è la verità, e una sana autocritica anche per le forze politiche a volte può essere liberatoria, oltre che dovuta e a questo punto proprio pretesa dalla base sana ed onesta degli iscritti e dei simpatizzanti dei partiti di sinistra e di centrosinistra, che vogliono solo una cosa: l’allontanamento delle mele marce.

Così come Cronache Maceratesi non rinuncia a chiedere ai cittadini tutti, di qualsiasi orientamento politico, agli sportivi, ai tifosi Lube, agli imprenditori che curano le fiere all’ex foro boario, pure alla Provincia e alla Camera di Commercio per quanto di loro competenza, di esprimersi, di far sentire la loro voce anche all’interno dei loro partiti di riferimento, di pretendere dagli attuali dirigenti e dagli amministratori di oggi e di ieri, considerato come in effetti sono andate le cose, pronunciamenti chiari, e non di maniera se non del tutto omertosi.

 

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La lettera del gruppo Gabrielli-Coim (clicca sull'immagine per l'ingrandimento)

Nel frattempo, per meglio documentare quanto sin qui sostenuto e per far comprendere che non stiamo contrabbandando opinioni personali per fatti concreti, pubblichiamo una lettera del gruppo Gabrielli-Coim del 14 novembre 2006, pervenuta in Comune il giorno successivo, nel quale – siamo nella fase della cosiddetta pseudo-esplorazione – questo raggruppamento di imprese, dopo aver richiamato una propria lettera di intenti risalente addirittura all’aprile 2004, ribadisce che avrebbe dato vita ad un investimento complessivo di 65 milioni di euro, di cui 17.500.000 euro sarebbero stati immediatamente destinati per le opere destinate a restare pubbliche (Palasport, Centro Fiere e viabilità esterna alla lottizzazione), da realizzarsi a tamburo battente e a costo zero per il Comune, che anzi avrebbe ricavato ulteriori utilità dalle opere di urbanizzazione secondaria e dal costo di costruzione.

Attenzione, il gruppo Gabrielli-Coim non è più interessato alla questione, quei soldi li ha infatti già investiti altrove. Non si tratta, quindi, di una sponsorizzazione di un progetto rispetto ad un altro: Cronache Maceratesi, tra l’altro, non è nemmeno in grado di affermare che quel progetto fosse immune da critiche, da aspetti da precisare meglio o anche da rivedere, e comunque sin dall’inizio ha già sostenuto a scanso di equivoci che nel 2004-2005 l’Amministrazione Comunale avrebbe dovuto procedere con un’immediata e chiara gara pubblica, destinata ad essere vinta dalla proposta che sarebbe risultata la migliore. Quella lettera però dimostra senza ombra di dubbio e per tabulas che, se il Comune (dopo che il Sindaco Meschini si era sperticato di elogi per la proposta ivi descritta) si fosse mosso negli anni 2004/2005 con un bando pubblico ben calibrato sulle reali esigenze della collettività, già da quattro o cinque anni Macerata avrebbe portato a casa diversi risultati importantissimi per la sua crescita e per il riequilibrio fra le due vallate del Chienti e del Potenza, tra i quali sicuramente un palasport polifunzionale e un Centro Fiere degno di questo nome.



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