“Passaggi letterari”
Dolores Prato scrive San Ginesio
Leggere Campane a Sangiocondo di Dolores Prato è decifrare un paese, i suoi abitanti, i suoi personaggi attraverso gli occhi di un’intellettuale dal carattere particolarissimo, una vivace osservatrice del mondo fuori da qualsiasi schema. Il paese protagonista di questo romanzo a soggetto “cinematografico” è San Ginesio, riconoscibilissimo. Nei vicoli, nelle strade, nelle piazze di questo borgo medievale la scrittrice ha vissuto e insegnato Lettere dal 1922 al 1927 nella Regia Scuola Normale Promiscua “Matteo Gentili” ”: pochi anni, in cui Dolores si è appassionata alla storia del paese, ne ha letto le fonti, ne ha intuito e assorbito tradizioni, manie, profili e orizzonti. E, come accaduto per Treia e Giù la piazza non c’è nessuno (il capolavoro pratiano), il luogo ha finito per entrare in corrispondenza intima con la scrittrice tanto da diventare libro.
Domenica 18 settembre, alle 16.30, al teatro comunale “G. Leopardi” (piazza Alberico Gentili, San Ginesio), immagini, letture e notizie, storie, curiosità restituiranno San Ginesio-Sangiocondo tra le due guerre, con il ritmo della vita scandito dai silenzi e dalle campane. Ad avvicendarsi in questo particolarissimo appuntamento con “Passaggi letterari. Dolores Prato scrive San Ginesio”, organizzato da Associazione tradizioni sanginesine, Comune di San Ginesio e Officine Brugiano, saranno Valentina Polci, studiosa della Prato, che parlerà di “Sangiocondo, un paese: il romanzo e altre storie inedite”, l’attrice Rosetta Martellini, che darà voce ad alcuni passi del romanzo e ad altri scritti, e Roberto dell’Orso, che presenterà un contrappunto fotografico. Alle 18, per concludere, visita guidata nei “Luoghi di Dolores” (centro storico): ogni tappa sarà scandita dalla lettura di passaggi pratiani.
Il romanzo, rimasto inedito fino al marzo del 2009, se si esclude l’edizione in polacco del 1965 e quella “manomessa” e autofinanziata del 1963 per le Edizioni Campana di Roma (dal titolo Sangiocondo), è stato pubblicato due anni fa da Avagliano Editore, a cura e con un saggio di Noemi Paolini Giachery.
E’ proprio la Giachery a rilevare la profondità del legame fra Dolores e San Ginesio-Sangiocondo nell’incipit del libro, nel passaggio in cui si legge che “le colline stanno ognuna per conto proprio senza formare né blocchi né catene; forse sono confederate fra di loro, ma quel che appare è la loro indipendenza”.
“Difficile – scrive – non cogliere in questa immagine (…) l’icona dello spirito stesso della popolazione di Sangiocondo quale emergerà dall’evocazione storica: una popolazione solidale e pacifica ma pronta a difendersi da qualsiasi attacco, capace anche di resistere agli ingiustificati diktat del papato, che chiedeva l’aggressione armata di altri paesi, e di accettare i conseguenti interdetti. Questi due termini, apertura all’alterità e autonomia spirituale e intellettuale, si propongono con urgenza come una importante chiave per l’interpretazione del libro”.
Sarà, quella di domenica, un’occasione per incontrare, o ripescare nella memoria, personaggi semplici, burleschi, drammaticamente veri; e per scoprire un don Pacì, parroco ginesino protagonista dell’opera, in versione inedita e romanzata: un prete rivoluzionario, eroico, anticonformista, dal sorriso fanciullesco, simbolo e proiezione dell’autonomia intellettuale di Dolores Prato, finalmente liberata da un’educazione repressiva e bigotta.