Enti locali: la ricetta del centrodestra in Consiglio provinciale

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Franco Capponi

Da Franco Capponi (ex Sindaco di Treia ed ex Presidente della Provincia) Capogruppo  PPE – Modello Macerata e portavoce del Centrodestra in Provincia e Nazareno Agostini (ex Sindaco di Montelupone ed ex Assessore Provinciale) Capogruppo   gruppo PDL – PPE riceviamo e pubblichiamo:

“Gentilissimi lettori di Cronache Maceratesi, certamente questi sono giorni caldi in Italia,  in tutti i sensi: per le gravi problematiche da affrontare nel Paese legate ai nodi dell’Economia, alla necessità di ridurre la spesa pubblica e alle necessarie riforme e manovre correttive da mettere subito in campo e per le afose condizioni meteorologiche di questi giorni che non aiutano probabilmente a rendere chiari tutti i percorsi. In un Paese dove tutti parlano e succede sempre poco, dove la logica del rinvio prevale e il concetto di “partecipazione democratica” alle scelte sembrano essere parole vuote,  due novita’ ci autorizzano ad osare proposte, anche a chi come noi operano sul territorio, ed  sono  normalmente inascoltati. Per questo noi presidenti dei gruppi consiliari di opposizione in Consiglio Provinciale  del PPE – Modello Macerata   e del gruppo  PDL- PPE approfittiamo del dibattito in corso, anche  perche’ stimolati dall’apertura del governo al confronto sulle misure economico-strutturali piu’ giuste da mettere in campo, e coincidente, per la prima volta, con la disponibilità dell’opposizione a voler collaborare in un momento in cui si gioca il destino del nostro Paese. Sottolineamo che il fatto piu’ importante accaduto in questi giorni e’ stato senza dubbio l’accensione della miccia della responsabilità fatta dal  Presidente della Repubblica Napolitano che intervenendo simbolicamente ma significativamente  al Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini ha richiamato in sostanza tutti ad abbandonare interessi di parte per fare le riforme che servono e poter garantire un futuro di crescita, di buona occupazione per i nostri giovani e di rilancio di una politica economica in senso europeista che responsabilizzi sempre piu’ le parti (giusta l’introduzione in Costituzione dell’obbligo del pareggio di bilancio) e non consenta piu’ a nessuna forza politica di fare speculazione politica puntando sull’aumento del debito.I temi in campo sono molti ma noi ci vorremmo soffermare soprattutto sull’aspetto della prevista riorganizzazione ( la proposta di legge parla di soppressione) dei piccoli Comuni, ed inoltre delle Provincie e in modo poco comprensibile di riorganizzazione degli Enti intermedi tra Regione ed Enti locali.  La nostra esperienza ci porta a dire che, come individuava anche la L. 142/90, e’ troppo semplicistico e deleterio parlare di cancellazione dei 17 Comuni in Provincia di Macerata e similarmente per in resto d’Italia.

Agostini

Nazareno Agostini

Questi sono i nostri Comuni in procinto di sparire:  (Muccia 930 abitanti; Gualdo 906; Pievebovigliana 877; Ripe San Ginesio 872; Monte San Martino 783; Gagliole 647; Camporotondo di Fiastrone  598; Fiastra 577; Cessapalombo 533; Sefro 446; Ussita436; Castelsantangelo sul Nera318; Poggio San Vicino314; Fiordimonte214; Bolognola164; Monte Cavallo155; Acquacanina). Non si puo’ contrabbandare tutto questo come taglio virtuoso ai costi della politica ed alla casta. Gli amministratori di questi Comuni soprattutto, con distinti ruoli di  consiglieri comunali percepiscono 17 euro lorde a seduta per 2-4 consigli all’anno e di assessori, nei comuni sotto i mille abitanti che percepiscono un’indennità di 130 euro lorde al mese. Come apparso su tante note stampa in questo mese ci si e’ resi conto che in altri Stati Europei il numero dei  Comuni sia ancora piu’ consistente che in Italia (circa 8.092);  In Austria sono circa 2.300; in Germania 12.100; in Francia 36.680;  in Svizzera 2.596; e in Spagna piu’ di 8.100.I Comuni italiani inoltre sono l’unica parte della pubblica amministrazione che in questi anni ha contribuito a ridurre il debito pubblico.  E’ assolutamente vero inoltre che i consiglieri, gli assessori e i sindaci dei piccoli comuni, con quelle indennità, senza rimborsi spese, sono in realtà dei volontari della partecipazione democratica e dell’impegno civile e sociale di questo Paese. Il loro ufficio spesso è la piazza, se si ammala l’autista degli scuolabus si mettono loro alla guida degli automezzi, fanno le guide turistiche e sono loro che risolvono molti dei problemi che non hanno soluzioni codificate con le migliaia di Leggi dello Stato. Quelle della manovra sono misure che non producono risparmi e tra l’altro ledono il completamento dei positivi processi di gestione associata dei servizi gia’ avviata. Inoltre il solo accorpamento dei piccolissimi Comuni non risolve la necessità che abbiamo di coinvolgere per discreti livelli di organizzazione dei servizi anche dei  comuni medi e medio piccoli (va infatti sottolineato che sono piccoli anche i comuni sotto ai 10.000 abitanti e i numeri ci dicono che in questa provincia sono ben 40 i comuni con meno di 5000 abitanti) che hanno bisogno di associare i servizi per renderli economicamente sostenibili). E’ interesse di noi tutti farle vivere dignitosamente queste,  non solo per gli amministratori di questi piccoli comuni ma perche’ dalla loro sopravvivenza dipende la vita delle piccole comunità e dell’intero nostro Paese. ‘E’ evidente che il tema non sta nel numero in sé, ma in come e’ organizzato e funziona l’intero sistema istituzionale, centrale e locale di un Paese. Ed e’ esattamente di questo che dovremmo discutere a livello regionale. Le Marche sono fortemente in ritardo nel superamento o consolidamento dei modelli gestionali alternativi alle Comunità Montane. Anzi , il continuo rinvio della riorganizzazione e della definizione di modelli ottimale di gestione dei servizi oggi danno ragione ad un’opinione pubblica deviata da tanti oratori e politicanti disinformati. Tutti siamo pronti a ragionare di norme che portino ad un serio processo di riordino istituzionale-territoriale del nostro Paese, evitando duplicazioni e sovrapposizioni nell’esercizio delle funzioni, semplificando la rete delle istituzioni locali, garantendo alle comunita’ locali l’adeguatezza dei teritori Comunali associati nel gestire le funzioni fondamentali, attraverso l’obbligatorietà  delle  Unioni di Comuni ed anche processi volontari ed incentivati di fusione, laddove cio’ sia piu’ utile e valido per quei territori. Questo Paese ha bisogno di fare risparmi ed efficienza ma ha anche la necessita’ di presidiare e governare territori spesso vasti e complessi,  quanto scarsamente abitati e serviti, come  avviene nei i territori di montagna, nei quali il processo di riforma e di semplificazione deve ulteriormente procedere al fine di giungere ad un modello piu’ moderno e forte di governance nel quale al Comune associato  spettano tutte le attribuzioni connesse alla migliore amministrazione del territorio. Molte altre considerazioni invece debbono esser fatte in ottica di riforma e possiamo solo accennarne alcune:

  • il superamento  e la trasformazione della figura dei segretari comunali;
  • la dismissione del patrimonio  ERAP (Edilizia Residenziale Pubblica) che ha perso la propria funzione sociale con cessione agevolata agli attuali inquilini nelle forme le Regioni potranno prevedere;
  • la cessione dei beni immobili disponibili di proprietà degli Enti (Comuni e Provincie) alla Cassa Depositi e Prestiti in cambio della riduzione della loro esposizione finanziaria, funzionale alla riduzione dell’indebitamento pubblico;
  • riduzione dei costi della politica in ogni dove ( Revisione ruolo delle Camere Commercio, Abolizione AATTOO Idrico, Rifiuti, Gas, dismissione delle  Società pubbliche  e ridimensionamento degli emolumenti e numero componenti CDA) ;
  • Riduzione del 50 % del n° dei  Parlamentari (eletti pero’  direttamente dal popolo);
  • Riduzione del n° dei Consiglieri e dei componenti delle Giunte Comunali, Provinciali (sino a che esisteranno)  e Regionali  e contestuale riduzione (almeno – 40%) delle indennità compresi parlamentari, consiglieri regionali, provinciali e comunali.
  • No riduzione spese sanita’ ma riorganizzazione ed esclusione della gestione politica della stessa ( i dirigenti amministrativi e medici – primari – non potranno essere nominati dai partiti attraverso i Presidenti e gli Assessori delle  Regioni come oggi);
  • No riduzione spesa sociale ma riforma ISEE e controlli sulle dichiarazioni mendaci,
  • si al Ticket con esenzione per i redditi minori di tre pensioni minime con una franchigia per  un congruo numero di esami, a scopo prevenzione, esente per tutti o per malattie croniche;
  • No ai tagli ai costi dell’istruzione ma accentuazione del merito e qualità di tutti i sistemi di istruzione ma prioritariamente dei sistemi Universitari (riorganizzazione Università, organizzazione manageriale della gestione economica, riqualificazione della formazione e della ricerca, ecc.).

I nostri suggerimenti sono stati inoltrati, attraverso gli organi di Partito (Coordinatori Lattanzi e Pistarelli del  PDL Provinciale), ai responsabili nazionali e crediamo che possano contribuire a migliorare e rendere piu’ reale questa parte della manovra.”



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