Popsophia ospite su RaiUno
di Unomattina Estate
A due settimane dal termine della prima edizione non si affievolisce l’effetto Popsophia sui media nazionali. Domani, sabato, infatti il direttore artistico del Festival, Evio Hermas Ercoli, sarà ospite di ‘Uno Mattina Estate’ per raccontare come Civitanova sia diventata uno dei casi culturali dell’estate italiana.
La trasmissione RAI, coniuga l’intrattenimento popolare con l’analisi della contemporaneità ed è condotta dal filosofo Arnaldo Colasanti, il quale, “colpito dal successo della manifestazione”, ha invitato i responsabili del Festival a raccontare perché “la filosofia delle origini è pop-filosofia” e perché “le serie tv, la moda o la musica leggera siano fondamentali per spiegare oggi chi siamo”.
“Colasanti in tv – ha dichiarato il direttore artistico Ercoli -, è il massimo del popfilosofico. Un critico letterario e professore universitario serissimo informa il pubblico con un rotocalco estivo. A Popsophia è stato nostro ospite il 24 luglio e ha raccontato come da sempre creda che la cultura non sia un privilegio, che deve stare nella realtà e deve essere assolutamente popolare, aperta a tutti”.
Lo stesso Colasanti parlando di Uno Mattina e Popsophia ha sottolineato che fra i doveri di chi fa infotainment ci sia la necessità “di far comprendere che la profondità non è noia e la superficialità non è sciatteria, stupidità. Bisogna trovare il giusto equilibrio dicendo cose serie ma in maniera, se possibile, leggera”.
La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio “uomo” che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto “mezzo tecnico”, ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre.
(Pierpaolo Pasolini, “Corriere della Sera”, 9 dicembre 1973)