“Così fan tutte”: l’ABC

Grande spettacolo e ospiti illustri come Jean Gabriel Mitterand al teatro Lauro Rossi

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di Eleonora Ciaralli

e Barbara Trasatti

Amori e tradimenti, donne infedeli e uomini innamorati, scenografie candide e ospiti illustri: gli argomenti del “Così fan tutte” (leggi la recensione) di Mozart, in scena al Lauro Rossi per la regia di Pier Luigi Pizzi, ci interessavano tutti. L’abbiamo visto nella replica di giovedì 28 e ne abbiam tirato fuori l’”abc,” giocando un po’ con trama, appunti di costume e piccole “note a margine”…

A come Amore. E’ lui in vero protagonista, certamente non nella sua accezione romantica o drammatica. L’amore di “Così fan tutte” è frivolo e libertino, moralmente discutibile ma sicuramente divertente.

B come Bianco. E’ il colore principe di scenografie e costumi, in contrapposizione al nero del lutto per la partenza degli amati. Niente mezze tinte, niente sfumature, a parte i gialli ocra degli elegantissimi costumi dei servi. Già dal leggerissimo sipario candido, il palcoscenico del Lauro Rossi si apre e si illumina di una luce che arriva ad invadere e rischiarare l’intero teatro.

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Andrea Concetti

C come Concetti, Andrea in questo caso. Il bravo basso marchigiano che interpreta Don Alfonso è l’amico filosofo dei due protagonisti/fidanzati. Vero deus ex machina dell’intero intreccio narrativo, è lui che studia l’inganno da tendere alle due sorelle per farle cadere in tentazione e dimostrare così che le “femmine” son tutte potenziali traditrici.

D come Donne. Diciamoci la verità, Mozart e il librettista Lorenzo Da Ponte dovevano avere una pessima idea del sesso femminile. In “Così fan tutte” facciamo una figura miserrima, alle due protagoniste infatti basta appena una giornata per dimenticare i rispettivi fidanzati e concedersi ai nuovi arrivati. Conoscendoci e conoscendo gli uomini, vien quasi da pensare che gli autori dovevano aver subito qualche grosso sgarbo amoroso di cui vendicarsi…

E come eleganza semplice. Eleganti le scenografie, eleganti gli abiti, elegante il pubblico. Semplice perché raffinata e non ostentata né tantomeno opulenta.

F come Fede, Femmine e Fenice…in un verso di Don Alfonso tutto il senso dell’opera E’ la fede delle femmine come l’Araba fenice: che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa”

G come Guglielmo e Ferrando, i due poveri fidanzati innamorati. Convinti dell’amore delle compagne, scommettono con Don Alfonso sulla rispettiva fedeltà delle gentili donzelle. Fingeranno così di partire in guerra travestendosi poi da nobili albanesi per corteggiare le due sorelle e indurle in tentazione. La finzione riuscirà loro talmente bene che Dorabella e Fiordiligi cederanno alle loro lusinghe. Risultato: scommessa persa e ufficialmente cornuti.

H come Happy End. Nonostante tutto, sebbene ci sia aspetti scenate e abbandoni, i due fidanzati sceglieranno comunque al termine di sposare le due sorelle. E’ Don Alfonso che consiglia ai ragazzi di non cercare altro…tanto le donne son tutte uguali e così fan tutte!

I come Incrocio, nell’inganno le coppie si scambiano, si intrecciano, si ritrovano e si respingono. Ne esce un continuo movimento sulla scena che rende piacevole lo scorrere dei due atti.

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A sinistra, Jean Gabriel Mitterand

J come Jean Gabriel Mitterand, fratello del ministro della cultura francese, era fra gli ospiti presenti in sala alla rappresentazione di giovedì sera (v. foto).

K come Ketevan Kemoklidze, la giovane mezzosoprano che interpreta Dorabella, la più “leggera” delle due sorelle. E’ lei la protagonista della scena più “piccante” dell’opera, quando cede al corteggiamento del suo spasimante albanese (v. foto).

L come Lauro Rossi, tutto esaurito per tutte e tre le rappresentazioni.

M come Matrimonio – Messa in scena. In “Così fan tutte” lo studia Don Alfonso al termine dell’opera per svergognare le ragazze, ai giorni nostri si chiama invece “Rito figurativo”. Se ne parlava giusto qualche giorno sulle pagine di Repubblica descrivendo la moda di celebrare nozze simil-holliwoodiane, successivamente a quelle ufficialmente contratte nelle spesso anguste sale comunali. In pratica, poiché lo stato italiano impone che il matrimonio venga celebrato solo in comune davanti all’ufficiale dello stato civile, sempre più coppie organizzano successivamente , in location di maggior fascino, una replica recitata del matrimonio al quale invitare amici e parenti, spesso ignari della finzione. Cambiano i modi, cambiano i tempi e i perchè, ma certi matrimoni restano sempre un po’ fiction.

N come Napoli, la città dove è ambientata l’intera vicenda. Qui le due sorelle ferraresi hanno la loro casa affacciata sul Golfo. Nell’opera di Pizzi la città partenopea viene sottilmente evocata… nelle piante di limoni delle terrazze della scenografia, alle inflessioni dialettali della serva Despina.

O come Ovazioni, per tutti i protagonisti. Al termine tanti gli applausi dal pubblico. A scena aperta, il maggior successo lo riscontra il soprano Carmela Remigio, nei panni della combattuta Fiordiligi

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Nel palco del Maestro Pizzi, la fotografa Susanne Held, la scrittrice Carole Weissweyler e la professoressa Mina Gregori

P come Pizzi. La sua regia del “Così fan tutte” piace e convince, mettendo d’accordo gli intenditori melomani così come i “poco-praticanti”. Tanti gli applausi per più di tre ore di spettacolo che scorrono via con grande piacevolezza.

Q come quindici anni, è questa l’età alla quale, secondo Despina, una donna deve già conoscere tutti i “trucchi del mestiere” per far innamorare un uomo. Fingere il riso, fingere le lacrime, sapersi nascondere, sapersi confondere, dar speranza a tutti (belli e brutti!), saper mentire senza arrossire e poi, come una regina dal suo trono col “posso e voglio”, farsi ubbidir!

R come Rosso, di questo colore i calzini del maestro Pizzi alla replica del 29 Luglio, coordinatissimi con il colore della giacca. Un tocco di stile da vero Maestro!

S come Serva, la tremenda Despina che, in cambio di qualche moneta d’oro, aiuta Don Alfonso nell’intento di far cadere Dorabella e Fiordiligi alle lusinghe dei nuovi amanti. Per farlo non esita a travestirsi prima da medico e poi da notaio. Presentata al Lauro Rossi con le coloriture “napoletaneggianti” di Giacinta Nicotra, Despina diverte e, allo stesso tempo, fa riflettere noi donne: non sempre i consigli delle amiche vanno presi per oro colato…forse l’ “oro” sotto sotto c’è, ma è per colei che il consiglio lo dà!

T come Trentuno Luglio, l’ultima replica di Così fan Tutte al Lauro Rossi…domani sera l’ultima occasione per godersi lo spettacolo

U come uomo. Quello fortunato per Mozart e Da Ponte è colui che prende ogni cosa per il giusto, non lasciandosi ottenebrare da rabbia e passioni ma che “tra i casi e le vicende, da ragion guidar si fa”. Consiglio sicuramente difficile da perseguire, specialmente quando si tratta di tradimenti, ma non impossibile, almeno nella opera lirica.

DSC_2347-300x199V come Verdi. Stasera e poi il 4 e 6 Agosto, allo Sferisterio, va in scena il suo Rigoletto. Lo citiamo qui per la sua “La donna è mobile” intonata dal Duca di Mantova. Come nel “Così fan tutte” sempre lo stesso tema e stessa idea sulla donna…e “sempre misero chi a lei si affida”

W come Weisseweyler Carole, scrittrice. E poi la famosa fotografa Susanne Held e la professoressa Mina Gregori: tre donne, ospiti illustri giovedì sera nel palco del Maestro Pizzi (vedi foto)

Z come Zecchini, cento sono quelli scommessi e persi da Ferrando e Guglielmo sulla fedeltà delle loro amanti.

Vien da chiedersi, al termine, cosa sarebbe successo se la situazione fosse stata ribaltata e a scommettere fossero state le due sorelle…chissà cosa avrebbero fatto gli uomini?

Chissà come fan tutti?…

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