Il rock di Romeus trionfa a Musicultura
IL GRAN FINALE - Vince il cantautore pugliese. L'assessore regionale Marcolini: "L'anno prossimo porteremo il Festival in giro per il mondo"
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di Alessandra Pierini
Il rock irrompe a Musicultura. Romeus, 22 anni, cantautore pugliese trionfa con il suo rock e con la sua energia. La sua canzone “Caviglie stanche” conquista anche il premio della critica ma rompe con il passato e con i generi che tradizionalmente sono usciti vincitori da Musicultura che si trasforma con il passare degli anni. Romeus, all’anagrafe Carmine Tundo ha stabilito un ottimo rapporto con Macerata e con tanti maceratesi che si sono affezionati a lui e l’hanno applaudito con gioia e proprio ad alcuni maceratesi va il suo primo ringraziamento da vincitore: «Voglio ringraziare il pronto soccorso di Macerata che ci ha visto per ben due volte, una delle quali per il nostro chitarrista che si è fatto male. Sul referto hanno scritto “Di notte, cantando e ballando, si è infortunato». Sono diversi gli episodi accaduti a Macerata che Romeus racconta, come se questa piccola città, trasformata in occasione di Musicultura in una città musicale, fosse la città che lo ha visto crescere e che ha significato tanto per la sua vita. «Ho affittato un motorino – ha raccontato – per non fare le Scalette e dopo qualche giro ho scoperto che se sbagli strada sei costretto a rifare l’intero giro delle mura». Schietto e diretto, Romeus non si vergogna di dire la sua verità: «Quando siamo arrivati alle selezioni, abbiamo trovato gruppi così diversi da noi che credevamo di essere esclusi in partenza, invece siamo andati avanti e ne siamo contentissimi. C’erano canzoni bellissime questa sera perciò la gioia è ancora più grande».
La vittoria di Romeus è stata annunciata da Fabrizio Frizzi al termine di una serata magica con un’intensità maggiore, se possibile, rispetto alle altre. Il palco dello Sferisterio, questa sera, ha rivelato l’autenticità e l’essenza di Musicultura in uno spettacolo che si fa dal vivo e che non ha nulla di artefatto o di immodificabile. Quando sul palco salgono i veri artisti neanche una chitarra che non funziona spaventa. E’ accaduto a Manuel Agnelli degli “Afterhours” che non si è scomposto e ha deciso di suonare comunque il piano e di andare avanti nella sua performance. Non ha fatto eccezione la sorprendente Lunetta Savino, così lontana da Cettina, il personaggio di “Un medico in famiglia” e così affascinante in un abito nero che la fasciava. Ha recitato Saffo, Medea per poi dimenticare le parole cantando “E poi” di Mina. «Scusate – annuncia al pubblico emozionata – non ricordo le parole, mi ricordo cosa succede ma non le parole. Vorrà dire che non verrò più a cantare a Musicultura ma solo a recitare».
Regina della serata, in nero, quella che Fabrizio Frizzi ha annunciato come “icona della musica italiana”, Patty Pravo che ha omaggiato i cantautori francesi per poi riproporre il suo successo di Sanremo e trascinata dalle storie di passione della Savino ha osato con Frizzi: «Fabrizio, ti stanno bene questi occhiali. Su di te farò un pensierino – per poi salutare il pubblico con un inconsueto – ogni bene a tutti voi». Lina Sastri ha portato sul palco il calore della musica napoletana, Teresa De Sio ha cantato l’inno d’Italia e ancora Le Rivoltelle, composizione al femminile, hanno omaggiato l’universo rosa. Guido Catalano, dalla platea, ha recitato una irriverente poesia con la sua erre, molto alla francese.
Un grande spettacolo quello al quale hanno assistito i più di 2.600 spettatori presenti allo Sferisterio che ha prestato il muro, nato per il rimbalzo della palla al bracciale, a giochi di luce e proiezioni di immagini che lo hanno trasformato in qualcosa di originale e imperdibile.
Non è mancata la politica. L’assessore regionale alla cultura Pietro Marcolini è stato intervistato da Frizzi sulla campagna promozionale con Dustin Hoffmann: «Chissà se il prossimo anno verrà a condurre Musicultura?». Immediata la risposta dell’assessore: «E’ riluttante a muoversi – ha detto – e sarebbe anche un po’ troppo costoso. Per il prossimo anno invece pensiamo di portare Musicultura in giro per il mondo».
Grande soddisfazione in sala stampa al termine della serata. «Musicultura è un miracolo – ha detto il neo presidente della provincia, Antonio Pettinari – i maceratesi amano così tanto questo evento che non deve essere episodico, lo dobbiamo rendere ancora più collettivo». Dello stesso avviso il vice sindaco di Macerata Irene Manzi: «Musicultura è un abito che calza a pennello a Macerata e deve crescere sempre di più». Replica il patron Piero Cesanelli: «Quest’anno abbiamo già avuto risultati importanti, non possiamo crescere più di così. Il pubblico maceratese è il grande vincitore. La partecipazione è stata corale ed è stato bellissimo vedere tanti maceratesi che cantavano e sapevano le parole di tutte le canzoni». Le lacrime di Giammaurizio Foderaro, commosso per la straordinaria edizione, la gioia che cancella la stanchezza sui volti dei protagonisti e la voglia di continuare a festeggiare, almeno fino a domani testimoniano che anche Musicultura 2011 ha lasciato un segno.



















Dice il patron Cesanelli: “quest’anno abbiamo già avuto risultati importanti, NON POSSIAMO CRESCERE PIU’ DI COSI'”
Quindi da per scontato che la manifestazione ha raggiunto il suo zenith e che quindi, presumibilmente visto che siamo all’apice, per i prossimi anni c’è da aspettarsi una lenta discesa verso il nadir….
Se fosse un marinaio si potrebbe dire che, con questa dichiarazione, ha tirato i remi in barca e che si lascia cullare dalla corrente…. Cioè si accontenta di dove è giunto e non ha più energie per cercare nuove mete.
Cioè è necessario cambiare il navigatore in quanto questo ha oramai gettato l’ancora e non ha più forza mentale per nuovi stimoli, nuove idee, nuova progetturalità…