Gli Esdem si presentano
In uscita il secondo album
Viaggio nel mondo delle band musicali maceratesi (nona puntata)

di Lucia Paciaroni
“Gli Esdem sussurrano all’orecchio dell’ascoltatore il proprio sentimento di abbandono, tessuto su una trama leggera non priva di parentesi dove le atmosfere si lacerano in improvvisi maelstrom sonori”. Le parole di Paolo Coccettini, su Indie-Rock, evocano i vortici e le correnti, potenti e leggere, della musica di questa Electronics/Rock band maceratese. Gli Esdem sono Simone Ricci (voce, piano, chitarre, electronics), Tomaso Muzzetto (chitarre), Mauro Mezzabotta (basso elettrico) e Emanuele Sagripanti (batteria). Nel 2008 pubblicano il loro primo singolo “Amnesia”, inserito nell’album di debutto “You can’t Talk About indie-Rock” (BlackNutria Label), che riceve da subito un grande successo di critica. Il secondo album “A Latex Society”, elaborato presso il “Blocco A” Studios con Giulio Ragno Favero e Giovanni Ferliga, uscirà a luglio ( ColdNoiseRecords).
A presentarci questa band marchigiana, è Simone Ricci: “Il progetto è nato nel 2002. In quel periodo tutti vivevamo molto intensamente l’ambiente universitario maceratese (erano anni perfetti ) e chi legge si ricorderà benissimo di un certo Bar Bus sito in rampa zara – racconta – Insomma, in una delle mille serate tra via Crispi, via Mozzi, corso Garibaldi, Caffè degli Artisti e Bar Bus, io e Tommy, che ci conoscevamo vagamente, seduti al bancone (in condizioni “precarie”) abbiamo cominciato a parlare di fare qualcosa con la musica. Dopo un paio di giorni abbiamo contattato Simone Viburni che suonava il basso e siamo partiti. Io e Tom abbiamo preso un piccolo appartamento in centro e da lì tra prove, tracce wave, concerti, registrazioni e contratti non ci siamo più fermati”.
Influenze musicali?
Sicuramente Air, Radiohead, Death in Vegas, Blonde Redhead, Sigur Ros per dirne qualcuno .
Il 2008 segna un passo importante, l’anno del vostro album di debutto “You Can’t Talk About Indie-Rock”, a quali altri passi vi ha portato? Un bilancio dopo l’uscita del primo album?
Si un passo importante. Era il frutto di un lavoro durato anni, c’è stato un momento che non sapevamo più cosa farci della nostra musica , (sinceramente) avevamo paura che rimanesse per sempre nel cassetto del comodino e basta, ma siamo andati avanti, abbiamo continuato a mandare in giro promo , a scrivere pezzi , a contattare etichette , poi è arrivata la mail della BlackNutria di Vicenza che ci chiedeva un contatto diretto , non era la prima volta che si parlava con una label, ma questa volta i discorsi sembravano più seri, nessuno chiedeva soldi e il piano sembrava buono , cosi abbiamo firmato, l’album è stato pubblicato e la critica ci ha semplicemente portato sopra le stelle. Era incredibile e lo è tuttora vedere come attraverso la musica certi giornalisti che recensiscono l’album riescano a capire perfettamente i mie stati d’animo nel momento in cui scrivo. Nel tour dell’album inserimmo Fabrizio Baioni alla batteria, e facemmo un po’ di date in giro per l’Italia, il bilancio è stato sicuramente positivo ma per il secondo lavoro c’era bisogno di uno staff e di un progetto totalmente differente .

A luglio uscirà il secondo album “A Latex Society”. Raccontateci come è andato questo lavoro e quali sono i suoi contenuti.
Questo Album è stato molto sofferto sin dall’inizio, frutto di una lunghissima e stressante pre-produzione. Già dal 2009 abbiamo cominciato a lavorare sul del materiale che comprendeva Doctor ( il singolo), Latex Society ( Title Track) e altri pezzi che poi si sono rivelati non proprio idonei a quello che avevamo intenzioni di tirar fuori, abbiamo rimandato l’uscita almeno tre volte, avevamo deciso di uscire a luglio 2010 poi ci siamo trovati tutti insieme nel nostro studio in campagna, abbiamo ascoltato le tracce e nessuno era felice, sembrava che non fossimo mai pronti, mai maturi, che ogni volta succedesse qualcosa. Sembrava ci fosse davvero crisi e anche tra di noi si erano creati troppi attriti. Non raggiungere un obiettivo prefissato è un po’ come dichiararsi sconfitti e la resa non è un concetto comprensibile se vuoi andare avanti in certi ambienti, cosi le cose sono cominciate a girare, è arrivato Emanuele ( batterista), io ho cominciato a scrivere sul serio e a lavorare in maniera più approfondita con l’elettronica ( Es.Me Suffering), Tommy e Mauro ad esprimersi a grandi livelli la dove i pezzi mancavano di tematiche importanti.
Con Tommy abbiamo scritto Sure in due giorni e Mauro ha arrangiato il basso tematico di Doctor in un’ora, insomma abbiamo cominciato tutti ad avere intuizioni importanti quando servivano, siamo andati in studio con il 50 % dell’album già ripreso in pre-produzione e le tracce erano incredibilmente buone, finalmente dopo tanti mesi di lavoro ci sentivamo con il tempo giusto. La cosa fondamentale quando lavori ad un album è quella di avere la capacità di tradurre in suono degli stati d’animo ben definiti, non usare filtri tra quello che c’è dentro e quello che si vuole scrivere, ognuno comunica se stesso attraverso il proprio dono, il proprio talento (altrimenti scoppi di veleni e paure), il tutto naturalmente è accompagnato da una dedizione totale che ti fa rimanere ore ed ore in studio durante le pre-produzioni. Rispondendo alla tua domanda ti posso dire che a livello di contenuti ci troviamo di fronte ad un album compatto, elettronico, un po’ dark, sicuramente inquieto e sintetico .
Tra la realizzazione del primo e del secondo album, cosa è cambiato nel vostro modo di lavorare, di produrre?
La prima cosa che è cambiata è il line up, sono entrati a pieno ritmo nel progetto Mauro al basso ed Emanuele alla batteria, siamo cresciuti, considera che alcuni pezzi del debut (es.Displasia) quando li ho scritti avevo 20 anni, “Latex” è un album più razionale, scritto e pensato dopo aver fatto molta più esperienza in strada e in studio, elaborato in fase di registrazione e mixaggio con Giulio Favero, scritto con la consapevolezza della pubblicazione. A livello musicale l’album naturalmente segue una direzione più concreta ( per quanto sempre fuori dal coro ) di “You can’t” , le strutture sono più compatte, l’elettronica più scura e aggressiva, le linee di basso sono più dure, più storte, c’è Emanuele alla batteria acustica su quattro tracce, insomma siamo sullo stesso filo perché la coerenza (artistica) è tutto, ma con tutti i cambiamenti e le evoluzioni di un gruppo di artisti che stanno crescendo.
Vivere nella provincia di Macerata ha condizionato il vostro percorso? Cosa pensate del rapporto tra la Provincia di Macerata, e le Marche in generale, e la musica?
Vivere nella provincia di Macerata è il massimo , più giro l’Italia con la band e più mi rendo conto di quanto siamo fortunati a vivere qua, con le colline, l’aria pulita, la campagna, il mare, i paesini dentro le mura. Dovremmo ogni giorno tenere presente che migliaia di persone vivono con davanti distese di cemento, in mezzo a pianure sconfinate e cieli grigi .
Chiaramente la provincia ti fa perdere qualcosa a livello di movimento, ma la contropartita è più che accettabile. Per quanto riguarda la musica nelle Marche ci sono tantissimi ragazzi che suonano e sono tutti tosti.
Date concerti e progetti futuri?
Il primo appuntamento è l’uscita di un nostro cd multimediale (con contenuti audio video del primo e del secondo album) in allegato alla rivista Blow Up di Luglio, un’occasione fantastica per noi promossa dalla rivista insieme alla ColdNoiseRecors, la 2Pier di Roma e la band stessa, in più da luglio “ A Latex Society” sarà disponibile in tutti gli store digitali. Il tour dell’album comincerà con la stagione invernale verso settembre/ottobre (2pier booking) , nel frattempo suoniamo all’Artika Festival di Recanati il 19 giugno, al Weikap Festival al Castello della Rancia di Tolentino a luglio e un paio di date a Roma da confermare. Per seguire gli Esdem: www.esdem.it , sito booking www.2pier.it , sito label www.coldnoiserecords.net , Facebook e Myspace.
