Macerata, città di giuristi
Il Rettore Lacchè racconta l’Università

Iniziativa del Rotary Matteo Ricci

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L’intervento del ciclo “L’Arte della Memoria” tenutosi dea Rettore dell’Università di Macerata, Luigi Lacchè al Rotary Matteo Ricci presieduto da Renzo Tartuferi, alla presenza dei soci, dei Presidenti dei Club di Jesi, Civitanova, Porto San Giorgio, del Consigliere Regionale Francesco Comi e numerosi soci ed ospiti, inizia con l’immagine leggendaria (peraltro rappresentata in uno dei dipinti dell’Aula Magna) di un banditore medievale a cavallo che annuncia al pubblico dei territori vicini, nel 1290, che a Macerata stanno principiando i corsi di diritto. La leggenda vuole che il banditore aggiungesse anche, per invogliare i forestieri, l’invito “venite a Macerata che si mangia bene!”, con una forma di marketing ante litteram che sottolinea un rapporto strettissimo che lega da sempre la Città di Macerata all’ antichissima Istituzione Universitaria che conta quest’anno 721 anni dalla fondazione.

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Con l’approccio dettagliato dello storico ed un eloquio chiaro e distinto il Rettore Luigi Lacché ha ripercorso le tappe salienti della lunga storia dell’Università Maceratese e di una tradizione che vuole Macerata una città di Avvocati, di Procuratori, di Giudici, di Notai, di Cancellieri, sposando una vocazione che non ha mai abbandonato caratterizzando una comunità estremamente significativa e ricca sotto il profilo delle dinamiche legate al mondo ed alla cultura dei giuristi.
Dal rinascimento cinquecentesco, con la formazione delle “nationes” studentesche che giunte a Macerata da tutta Europa, il Rettore ha ricordato, nel 150° dell‘Unità d’Italia, la partecipazione degli studenti universitari maceratesi dell’ottocento ai moti risorgimentali, menzionando le figure eminenti del Medico legale Francesco Puccinotti e del Costituente della Repubblica Romana Pierluigi Pianesi.
Tratteggiando le vicende universitarie dell’Italia post unitaria e della perdita della centralità amministrativa della città di Macerata in favore di Ancona, Lacché ha fatto cenno alla difesa autorevole che Diomede Pantaleoni fece dell’Istituzione universitaria maceratese e delle sinergia che il Comune garantì all’Istituzione nel 1890, anno in cui si celebrarono i seicento anni dalla fondazione, celebrazione sancita con la edificazione dell’aula Magna, per giungere all’inizio dell’età giurittiana con il cosiddetto pareggiamento dell’Università di Macerata alle altre Università statali con una aumento significativo degli studenti.
Da quel momento in poi l’Università riprese vigore negli anni trenta diventò a tutti gli effetti Università statale.

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Con riferimento alla fase dell’immediato dopoguerra il Prof. Lacchè ha menzionato la figura di un rettore lungimirante, il romanista Lavaggi, il quale seppe creare una sinergia tra l’Università, il Comune e la Camera di Commercio per finanziare l’istituzione della facoltà di lettere e filosofia.
In quegli anni nella facoltà di Giurisprudenza – ha ricordato Lacché – passarono gran parte dei più grandi giuristi italiani, quali, tra i numerosi, Pietro Rescigno, Stefano Rodotà, il giudice costituzionale Paolo Grossi, confermando la tradizione dell’alta formazione giuridica dell’Ateneo Maceratese.
Avvicinandoci al presente, il Rettore ha fatto cenno agli anni sessanta ove si giunge al restauro della Loggia del Grano e l’annesso palazzo in via Don Minzoni (che sarà la sede per alcuni decenni della nuova facoltà di lettere e filosofia), alla nascita, nel novanta, della terza facoltà di scienze politiche, alla nascita, dieci anni dopo della facoltà di economia e, dopo qualche anno, delle facoltà di scienze della formazione e scienze delle comunicazioni e, l’ultima nata, della facoltà dei beni culturali che ha sede a Fermo.

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Il Rettore ha ricordato che negli ultimi venti anni l’ateneo ha iniziato una politica di espansione territoriale, con la formazione di un ateneo reticolare che ha sedi a Jesi, a Civitanova, a Fermo nell’ascolano, pur restando le facoltà e le attività principali a Macerata, ma creando un vero e proprio sistema territoriale di formazione.
Sono stati realizzati grandi investimenti per dotarsi di strutture di pregio adeguate ad un ateneo che accresciuto del numero delle facoltà e degli studenti (13000/1400) recuperando ad una nuova funzionalità dei grandi contenitori e palazzi storici recuperati ad una funzione sociale, configurando una Istituzione aperta sul territorio e completamente fusa con il tessuto urbano maceratese, con la città di Macerata, in un centro storico quasi integralmente restaurato anche grazie alla cura degli edifici universitari, tutti destinati alle attività didattiche ed alle esigenze della popolazione studentesca, ma anche assicurati, all’uopo, alla funzione pubblica in senso lato a beneficio dei cittadini e delle associazioni.
Venendo al presente, con un’immagine suggestiva il Rettore ha dipinto un Paese nel quale si vedono i barconi di poveri ragazzi che vengono in Italia e non si notano posti aerei, i sedili dei treni che portano via ogni anno dall’Italia i nostri laureati che, non trovando un sistema e reclutamento verso la ricerca o verso i livelli più altri di sviluppo della società, se ne vanno in Australia, Nuova Zelanda, Cina, oltre naturalmente negli Stati Uniti.
L’Italia nei documenti ufficiali di programmazione – prosegue il Rettore – prevede di crescere in questo settore all’1,5% cioè meno di quanto prevede di crescere la Romania da qui al 2020. Oggi l’Italia è il Paese che investe di meno in ricerca universitaria, sia come sistema pubblico ma anche come sistema privato.
In questo scenario l’Università di Macerata intende consolidare una crescita qualitativa che vada verso l’eccellenza, verso la instaurazione di relazioni con i paesi così detti emergenti da cui ogni anno tremilioni di giovani si spostano per migliorare la loro . L’università di Macerata riceve settimanalmente delegazioni di università russa, cinesi, indiane, brasiliane e di altri tanti Paesi e ciò impone una spinta sulla internalizzazione connessa alla ricerca in una Università che deve essere locale ma anche globale..
Il Rettore ha comunicato che nel prossimo mese di ottobre l’Università fonderà a Macerata con la più antica e prestigiosa cinese di Pechino l’Istituto Confucio che porterà a Macerata una Istituzione del Ministero dell’Educazione Cinese. In una città come Macerata che negli ultimi anni nel nome di Matteo Ricci ha cercato di avvicinare questo mondo lontano.
L’Università di Macerata è un polo altamente specializzato legato alla tradizione umanistica delle scienze sociali. Sebbene nel mondo di oggi sembri prevalere la ricerca per lo sviluppo tecnologico il Rettore Lacchè ha esposto la ferma convinzione che nel mondo che viviamo che ha sempre più bisogno di capire che i problemi sin risolvono non soltanto attraverso le macchine ma si risolvono anche attraverso una comprensione dell’uomo e della società in cui l’uomo vive.
Il percorso di avvicinamento con l’antica Università di Camerino – che invece negli ultimi decenni ha fatto la scelta di investire su quelle facoltà delle scienze così dette dure – presenta in questa sfida un elemento di grande sinergia e complementarietà. In proposito Lacchè ha ricordato il pensiero di un grande Rettore di qualche decennio fa, Attilio Moroni, il quale, quando ancora nessuno avrebbe neanche pensato quello che si poteva immaginare, nei primissimi anni ottanta, in una inaugurazione dell’anno accademico disse che il futuro per un sistema universitario delle Marche era quello di una struttura federativa tra questi due atenei così importanti e vicini con delle vocazioni diverse ma complementari.
Il Rettore ha concluso il suo intervento osservando che questi settecento e più anni di storia che sono alle nostre spalle danno la spinta per consolidare l’ Università come un patrimonio di tutti noi per dare ai giovani un futuro
L’interessantissimo incontro, che ha visto l’ingresso nel Club del nuovo socio, il dermatologo Marco Sigona, si è conclusa con i ringraziamenti al Magnifico Rettore del Presidente Renzo Tartuferi e di tutti i presenti e con il dono di una acquaforte dell’artista maceratese Nino Ricci, in segno di stima, ringraziamento ed amicizia.


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