Sarnano contesta la legge regionale
sulle aperture festive dei negozi
e minaccia proteste clamorose

Lettera del sindaco Ceregioli al Governatore Spacca

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Le modifiche apportate dalla Regione Marche alla disciplina degli orari e delle deroghe alla chiusura domenicale e festiva sono al centro di una missiva inviata dal sindaco di Sarnano, avv. Franco Ceregioli (foto), al presidente Gian Mario Spacca e all’assessore al Commercio Antonio Canzian.  In particolare, Ceregioli mette in evidenza come queste modifiche privino i Comuni della possibilità di prevedere deroghe alle chiusure festive creando, in particolare nei Comuni a forte valenza turistica, un grave disagio.

“Ho voluto portare all’attenzione della Giunta Regionale e dell’opinione pubblica questa situazione, sperando possa aprirsi un dibattito più ampio in quanto i disagi non vanno a penalizzare solamente Sarnano ma tanti Comuni marchigiani che vivono di turismo. Ritengo, infatti, che questa scelta sia in forte contraddizione con l’impronta turistica che la Regione Marche si è data negli ultimi anni e risulti fortemente penalizzante per quei territori la cui unica  “industria” sia quella turistica,  soprattutto in una contingenza come la attuale, nella quale l’offerta globalizzata impone, per mantenere una alta competitività sul  mercato, uno standard di servizi di livello eccellente,  dal  quale non può prescindere la qualità dell’offerta che debbono fornire gli esercizi di commercio al dettaglio. Gli operatori economici di Sarnano (e penso anche quelli delle tante realtà turistiche della nostra Regione) non chiedono  ammortizzatori  sociali  pubblici: il loro ammortizzatore sociale è la  possibilità di poter esercitare liberamente la propria attività commerciale, una attività sulla quale hanno investito il loro passato, il loro presente ed il futuro loro e, perché no, anche dei propri figli.  Del  resto,  se come recita la nuova campagna di  promozione turistica regionale, le Marche sono una regione di charme, quale charme vi può essere in un desolante panorama di negozi chiusi?”.

La legge, però prevede comunque delle deroghe?

“Sì, possono esserci deroghe nei “comuni montani sotto i 2.500 abitanti”.Chiedo: perché 2.500? Quale motivazione spinge la Regione Marche ad introdurre una soglia dimensionale per  le deroghe nei comuni montani? Se la Regione vuole prendere coscienza del fatto che i comuni montani possono avere situazioni di svantaggio (e purtroppo le hanno!), non si comprende per quale motivo stabilire loro un limite demografico: se la realtà montana va difesa ed incentivata, lo si faccia con misure uniformi ed omogenee per territorio, e non invece introducendo estemporanee distinzioni che generano unicamente disuguaglianze e sproporzioni; in altre parole, si preveda la deroga “per i comuni montani” e basta.  Oltre alla questione dei  comuni  montani,  vi  è una ulteriore situazione che è estensibile ad ogni realtà turistica regionale, ovvero quella di prevedere deroghe legate a determinate zone del territorio comunale. Tali previsioni sono del tutto incompatibili con centri che vivono di turismo: in tali realtà, infatti, tutto il territorio è interessato dai flussi turistici, così che appare francamente poco comprensibile suddividere il comune in zone soggette a differenti discipline sulle deroghe alle chiusure festive. Anche tali norme vanno nel concreto a determinare situazioni assurde ed irragionevoli: nella stesso comune, magari a distanza di qualche metro, un esercizio commerciale si troverà ad essere regolato da un regime di deroghe (e quindi  potrà rimanere aperto nei  festivi)  mentre un altro, per il solo fatto di avere avuto la “sventura” di  trovarsi qualche passo più in là, non potrà fruire di deroghe e quindi  dovrà suo malgrado rimanere con le saracinesche abbassate”.

Come intende muoversi?

“E’ evidente che questa situazione  è assolutamente inaccettabile per la gravissima condizione di disparità che provoca tra comune e comune, nonché addirittura all’interno di uno stesso territorio comunale. L’Università “Bocconi” di Milano ha, in un proprio rapporto di ricerca del 2009, rilevato che un incremento delle aperture domenicali e festive determina una crescita nei consumi, rilevando inoltre che vi è una forte richiesta per le aperture nei giorni festivi da parte degli stessi consumatori (soprattutto quelli in età lavorativa) per i quali tali aperture consentono una migliore gestione del  proprio tempo e un acquisto più ragionato e consapevole;  e ciò è tanto più vero se solo si consideri  che  già  il  Codacons,  tra  le  più  note  associazioni  di  tutela  dei  consumatori,  si  è  espressa favorevolmente sulla liberalizzazione delle aperture domenicali e festive. Chiedo che venga aperto immediatamente un tavolo di confronto su queste problematiche e ho richiesto un incontro al presidente e all’assessore oltre a una audizione nella III Commissione Consiliare Permanente per giungere in tempi rapidissimi ad un intervento legislativo capace di superare le criticità evidenziate. Per quanto mi riguarda, mi attiverò al fine di interessare della questione tutte le forze politiche presenti in Consiglio Regionale, di maggioranza e di opposizione, nella convinzione che sulla questione della tutela dei commercianti al dettaglio non ci debbano essere strumentali posizioni o divisioni legate alle appartenenze politiche. Qualora queste istanze non venissero recepite, non escludo, di concerto con gli operatori economici, di attuare forme di protesta anche clamorose”.


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