L’urbanistica (e la cultura)
“Pret a Porter”

Suap e Associazioni. Perchè la maggioranza continua a sconfessare la Giunta Carancini?
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Luigi Carelli (Pd)

di Marco Ricci

Rassicurante conservatorismo, scarsa ambizione, tocchi provinciali e gestione viscosa della cosa pubblica sono i modi migliori per vincere le elezioni. Così la prima regola che vige nella politica italiana è quella di non fare mai niente di diverso da quello che si è sempre fatto, costi quel che costi. Ed è in questo quadro (nostalgico) dei cinque anni passati che si stanno consumano gli ultimi scontri tra Giunta e Consiglio Comunale, dimenticando troppo in fretta (o non volendo ricordare) non solo la perplessità che aveva accompagnato l’operato della precedente Giunta in particolare in materia urbanistica, ma soprattutto dimenticando la volontà di cambiamento e di discontinuità che ha permesso invece all’attuale Sindaco di vincere le elezioni.

La famosa “nuova storia” che rischia però di concludersi al prologo, avendo toccato due punti delicati della politica cittadina, nonché due importanti feudi elettorali: l’urbanistica e la cultura.

Cerchiamo di capire cosa è successo, entrando magari nel merito della discussione e ricapitolando i passaggi di queste tenzoni, andando al succo delle vicende.

Il primo scontro si è avuto con la discussione del regolamento SUAP nella I e III Commissione Consiliare, commissione dalle cui grinfie le linee guida del Sindaco sono uscite a dir poco malconce davanti agli attacchi del Presidente Carelli e di buona parte dei Consiglieri.

SUAP, per intenderci, è l’acronimo di Sportello Unico per le Attività Produttive, legge introdotta dal Ministro Bersani per tendere ad una semplificazione delle procedure per la localizzazione degli impianti produttivi di beni e servizi, la loro realizzazione, ristrutturazione, ampliamento, cessazione, riattivazione e riconversione dell’attività produttiva. Questa legge di norma interessa quei progetti che per la loro realizzazione non necessitano di modifiche ai Piani Regolatori. Nei casi infatti in cui la richiesta di un nuovo insediamento necessiti la variazione dello strumento urbanistico, la legge in via ordinaria prevede il respingimento della richiesta. Solo in via eccezionale, in mancanza di aree idonee, motivatamente, e fatte salvo le prerogative del Consiglio Comunale, l’articolo 5 consente di avviare una più complessa procedura chiamata Conferenza dei Servizi che – in caso di esito positivo – si conclude con la proposta al Consiglio Comunale della variante al Prg necessaria al progetto.

Un esempio recente di utilizzo di questa possibilità si è avuta a Macerata con il SUAP Giorgini. Tale ditta, come si ricorderà, aveva richiesto l’edificazione di sette stabili in un’area agricola in prossimità della Pieve di San Claudio, in località Valleverde. Avviata e superata la procedura amministrativa, la proposta finale di variante al PRG collegata al SUAP è stata però bocciata pressochè unanimamente dal Consiglio Comunale.

Come già  avvenuto in molti altri Comuni italiani, le linee guida presentate dal Sindaco avrebbero dovuto tendere a colmare il vuoto normativo della legge. L’articolo 5, infatti, non individua in modo articolato quali siano le motivazioni per cui possa essere seguita questa via eccezionale. Tale discrezionalità, precedentemente affidata al Sindaco, è stata affidata in una successiva modificazione al Responsabile del Servizio, ingenerando però ulteriore confusione in quanto la legge stessa non esplicita chi debba rivestire tale funzione. Un uso improprio di tale strumento, ovviamento, può essere facilmente oggetto di speculazione nonché di scarsa pianificazione territoriale.

Sulla base di questi quesiti e di un precedente atto di indirizzo del Consiglio Comunale, il Sindaco ha presentato la sua proposta centrata sull’introduzione di una valutazione preliminare del progetto sia da parte del Responsabile del Servizio che del Consiglio Comunale, valutazione vincolante per l’effettivo avvio della procedura. Questa prima bozza premetteva che l’istanza del privato può essere accolta solamente qualora sia accertata la confluenza dell’interesse pubblico […] e che la sussistenza o meno di un correlato interesse pubblico sotteso alla variante richiesta evita che tale procedura, intesa come strumento di promozione economica, si trasformi in mezzo veloce per conseguire operazioni immobiliari di carattere speculativo, premessa però immediatamente cassata dalla Commissione Urbanistica, insieme ai successivi riferimenti all’attenzione al consumo di suolo nonché all’evitare la compromissione di valori inerenti la tutela dell’assetto del territorio, sempre presenti nella prima bozza di delibera del Sindaco. Sempre questa bozza individuava gli specifici criteri del proponente necessari all’avvio della procedura, criteri che sono stati un ulteriore punto di scontro tra Carancini e la Commissione. Questa ha inizialmente tentato di cancellare molti obblighi per l’Azienda proponente, tra cui gli obblighi del progetto inerenti la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, quelli inerenti i requisiti energetico-ambientali previsti dal Regolamento Edilizio Comunale, nonché l’obbligo di realizzare a verde il 40% della superficie totale esterna ai fabbricati, l’obbligo di polizze fidejussorie introdotte per le spese di ripristino in caso di mancata conclusione dei lavori e nel caso di industrie insalubri per eventuali operazioni di bonifica. Tra una protesta e l’altra erano sopravvissuti quei passi che avrebbero teso a limitare non solo l’uso speculativo dello strumento, ma anche il suo ripetuto impiego in aree vicine, al fine di non permettere una trasformazione de facto di un territorio senza un’opportuna e preliminare valutazione urbanistica globale.

Questo finchè la I e la III Commissione Consiliare non hanno smesso di giocare, stravolgendo di colpo l’impianto della delibera, cancellando totalmente sia la valutazione preliminare sia ogni specifico criterio da soddisfare da parte del proponente per avviare la procedura, rimandando di fatto ogni competenza al Consiglio Comunale e rimettendosi niente di meno che all’articolo 5 del DPR 447/1998 per l’individuazione dei criteri. Articolo 5 che, appunto per la sua vacuità, si stava cercando di regolamentare. Possiamo ironicamente affermare che, grazie al lavoro della I e della III Commissione, ci troviamo adesso di fronte a un raro caso di delibera tautologica, ovvero di delibera che si spiega con ciò che avrebbe dovuto spiegare.

Ma il nocciolo ovviamente è un altro. Scavalcando le prerogative sia della Giunta che soprattutto degli Uffici, le linee guida approvate in Commissione lasciano al Consiglio Comunale (e dunque a chi ha gestito fino a ieri l’urbanistica maceratese) la sovranità totale nel determinare l’avvio della procedura. E non si capisce neppure su quali basi questa decisione debba avvenire, considerato che la valutazione preliminare proposta dal Sindaco, che non solo avrebbe raccolto materiale utile per una decisione meditata da parte del Consiglio ma che avrebbe anche limitato la discrezionalità dell’utilizzo accrescendone la trasparenza complessiva, è stata cancellata.

Un’urbanistica pret a porter insomma, ma l’importante, come si è detto, è che nulla cambi e che chi ha sempre ballato balli.

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Massimiliano Bianchini (Pensare Macerata)

E proprio sui balli la Giunta Comunale ha preso un altro ceffone durante l’ultimo Consiglio, ceffone che rischia per l’Assessore Manzi (l’affamatrice delle Associazioni nonché prosciugatrice di bacini elettorali) di essere il primo della serie. Cosa diamine ha combinato la Vice-Sindaco per essere smentita da buona parte della sua maggioranza, nonchè dal suo partito, il PD, e per prendersi le invettive di Massimiliano Bianchini e di alcune associazioni?

Premettiamo che le Associazioni a cui l’Assessora aveva proposto una riduzione di contributi non sono esattamente tutte ma sono soltanto quattro e anche molto ben sovvenzionate, per essere precisi. La precedente convenzione stipulata dal Comune di Macerata prevedeva infatti un’elargizione di 28.800 euro per l’Orchestra Salvadei, di 12.500 per i Pueri Cantores, di 16.000 per la Liviabella e di 10.000 per i Pistaccoppi, somme a cui vanno aggiunte le spese per l’organizzazione di eventi delle suddette associazioni, tutte a carico del Comune di Macerata.

L’Assessora Manzi, davanti ai tagli cui è costretta, ha proposto unicamente una riduzione di questi fondi di circa il 20% per cento, spostando però buona parte di quanto risparmiato su altri progetti (letture in biblioteca, ad esempio) e sulle restanti associazioni, associazioni che attualmente ricevono complessivamente solo 9.500 euro l’anno, ovvero meno dei soli Pistacoppi.

Premesso che qualcuno dovrebbe spiegare a cosa servono i quasi 2.350 euro mensili che vengono elargiti all’Orchestra Salvadei e investigare magari se qualcuna delle Associazioni cui si sopra si è mai sforzata di trovarsi uno sponsor fuori dal Consiglio Comunale, e senza ovviamente mettere in dubbio l’importanza delle associazioni dal punto di vista sociale, anche qui lo scontro ha un’origine diversa, incentrato su un nuovo progetto di politica culturale proposto dall’Assessora, progetto incentrato sulla valorizzazione delle eccellenze (SOF e Musicultura in testa) e mirato ad attrarre visitatori, nonché a dare a Macerata una maggiore visibilità esterna, aumentando sia il livello della proposta che stimolando una crescita complessiva dell’attuale offerta dal punto di vista professionale, visione molto diversa da quella dell’ex-Assessore Massimiliano Bianchini che sembra preferire invece il concetto di quantità a quello di qualità. Da questo punto di vista la politica culturale degli ultimi anni ha creato sì una miriade di piccoli e piccolissimi eventi, ma spesso male organizzati, di scarsa vivsibilità cittadina e di scarsissima visibilità esterna, privi di un progetto unificante e spesso sovvenzionati a braccio con differenze incomprensibili, una continua questua che non ha prodotto quell’eccellenza in grado di attrarre visitatori, un modo di operare politicamente legittimo ma che non ha tenuto conto né della qualità, né delle ricadute complessive sulla città in termini turistici e di immagine, una visione totalmente sovvenzionata delle associazioni che non aiuta né la crescita del livello culturale né la professionalità.

Al di là di ogni giudizio di merito però, quello che sembra sfuggire ai Consiglieri Comunali e che mette in serie difficoltà la Giunta, è l’impossibilità di fatto di proseguire con la vecchia strada, alambiccandosi su vecchie formule che non sono adatte ad un Capoluogo di Provincia che ha l’ambizione di essere vista come Città della Cultura, formule che possono piacere o meno ma che sono oggi insostenibili sia in termini economici che di risultati prodotti. E anche la cultura, ogni tanto, dovrebbe imparare a sporcarsi le mani, ad organizzarsi, a cercare sponsor, a crescere di qualità, piuttosto che a contare unicamente sulle sovvenzioni pubbliche come è sempre avvenuto.

La politica, da parte sua, dovrebbe essere un po’ meno conservatrice e un minimo più responsabile, evitando di cavalcare l’onda per tornaconti elettorali e guardando magari onestamente in faccia i problemi di bilancio che costringeranno ad un aumento della Tarsu e forse anche delle mense a scuola.

Possiamo chiedere quindi un sacrificio anche ai Pistacoppi o alla Salvadei, o il problema dell’utilizzo delle risorse finisce con la statua a Padre Matteo Ricci?

Perché, in questo caso, avrebbe davvero ragione il Vescovo.



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