A cena con…
Padre Matteo Ricci
Iniziativa di solidarietà della Diocesi
di Alessandra Pierini
La cena di solidarietà, organizzata negli ultimi anni dal Comitato Festeggiamenti “San Vincenzo Maria Strambi” di Piediripa cambia veste. Quest’anno la Diocesi di Macerata si è fatta carico dell’organizzazione e ha coinvolto anche la Camera di Commercio di Macerata per una cena di solidarietà dal titolo “Per continuare la passione di Padre Matteo Ricci”. L’incasso dell’iniziativa sarà completamente devoluto all’associazione “Centro Studi Li Madou” ispirata ai valori cristiani, ha l’ottica di favorire la libertà di promozione delle coscienze, di promuovere gli scambi interculturali e di favorire il dialogo interreligioso e interculturale tra Europa e Cina.
L’iniziativa è stata presentata questa mattina nella Sala Guizzardi della Camera di Commercio dal Vescovo di Macerata Claudio Giuliodori: «L’idea di costituire l’associazione è di un gruppodi sacerdoti che sono qui per formarsi. Negli ultimi tempi i cattolici, dopo un periodo di apertura e collaborazione, incontrano in Cina molte difficoltà come ha sottolineato anche la Santa Sede. Noi maceratesi siamo protetti dalla cappa di Padre Matteo Ricci che ci ha permesso anche di organizzare un pellegrinaggio e una cerimonia sulla sua tomba, ilche sarebbe impossibile. Questa associazione vuole perciò riunire docenti e studenti cinesi di tutta Europa e organizzerà ad esempio il 2 febbraio il capodanno cinese nel salone parrocchiale della chiesa di Santa Croce. Per quanto riguarda la cena di solidarietà ci siamo avvalsi della disponibilità del ristorante Anton che ci darà lo spazio e il servizio di cucina, dei prodotti offerti dalle aziende della Camera di Commercio e della collaborazione dell’Istituto Alberghiero “Varnelli” di Cingoli. Durante la cena sarnno presenti Larry Yu-yuan Wang e Thomas Hong Soon Han ambasciatori della Repubblica di Cina e della Repubblica di Corea del Sud presso la Santa Sede».
Luca Bartoli, presidente della Ex.It azienda speciale della Camera di Commercio che ha curato l’iniziativa è molto soddisfatto: «Il Vescovo si è messo nelle nostre mani e lo ringraziamo per la fiducia. Noi all’inizio eravamo titubanti perché in un momento di crisi non è facile chiedere invece abbiamo trovato molta disponibilità anche se chiedevamo qualcosa come 100 chili di faraone o di vitello. Nel nostro viaggio in Cina abbiamo visto che Padre Matteo Ricci è un passpartout di cui dobbiamo assolutamente approfittare per venir fuori dai disagi di questo momento».
Guangtai Jing, uno dei fondatori del “Centro Studi Li Madou” ha presentato l’associazione: «La missione di Padre Matteo Ricci non è ancora compiuta e noi siamo qui per continuare sulla sua strada luminosa e la nostra amicizia continuerà a dare i suoi frutti. Come illustra il detto cinese “C’è stato il precedente, ci sarà sicuramente il successivo” voi siete i successivi di Padre Matteo Ricci perciò teniamo a continuare il rapporto intrapreso».
Il menù sarà un mix di prodotti italiani e gusti cinesi così da proporre il senso dell’amicizia anche in cucina. Saranno presenti più di 300 persone ma il Vescovo ha promesso: «Se arriviamo a 700 farò suonare tutte le campane ». E’ ancora possibile prenotare rivolgendosi a Franco Forti (349-8416403), a Mario Mazzaferro (328-9650111) o alla Curia Vescovile (0733-291114)
Hanno collaborato le associazioni Aprol, Coldiretti, Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confindustria e le aziende Caseificio Picenum, Di Pietrantonio, Fratelli Carnevali, Fratelli Mei, Monterotti, Moressi, Morresi Gianni, Oro della Terra, Quacquarini Lanfranco, Romcaffè, varnelli, Vini Montesanto e Vissana Salumi.

penso che sto matteo ricci ha fatto magna a tanti…………..quanti soldi………….
Noi maceratesi siamo sepolti da una cappa di luoghi comuni. Non è un caso che il Vescovo Giuliodori venne ricevuto dal Sindaco Meschini e dal Presidente della Provincia Silenzi in piazza Annessione. Una pagina di umorismo involontario passata inosservata.
@ Gabor
Mica tanto passata inosservata, con alcuni amici all’epoca ci ridemo molto sopra: Piazza Anessione con Garibaldi che guardava dall’alto.
A me sembra che l’importante sia criticare a prescindere senza valutare il “senso” delle cose.
Se c’è di mezzo la chiesa nelle sue vesti ufficiali: “compagni sparare a zero”.
Ma di sostanza quando parlerete?
Proprio perché non sono un compagno non sopporto una certa retorica. Pertanto suggerisco di affrontare la questione risorgimentale perché le celebrazioni dell’Unità d’Italia corrono il rischio di essere strumentalizzate, non tanto dalla Lega quanto dalle sinistre, per via di quel fil rouge che unisce il Risorgimento alla Resistenza: l’anticlericalismo. Quindi è auspicabile che la Chiesa, aldilà del prevedibile e noioso can can di storici e politici che disquisiranno sui padri del Risorgimento e Costituzione Albertina o repubblicana, su preti e carbonari, intervenisse ricordando la figura di Pio IX, come pure la soppressione dei vari ordini religiosi e la demanazione di chiese e conventi. Anche la Curia di Macerata si dovrebbe interessare della questione visto che in Provincia agli albori del XIX secolo si contavano 189 conventi. Solo a Recanati ben 14 conventi e altri edifici di culto passarono al demanio a partire dal convento e chiesa di S. Maria di Varano (attuale cimitero) al convento di S. Francesco che venne trasformato in filanda. Anche il convento di S. Agostino subì il provvedimento di soppressione e demaniazione per essere destinato a caserma come pure quello di S. Domenico che venne demolito alla fine dell’Ottocento per far posto al palazzo comunale: L’elenco potrebbe continuare con il convento e chiesa dei Filippini e tutti gli ordini monastici femminili: conservatorio dell’Assunta (ora casa di riposo per anziani), monastero e chiesa di S. Stefano (ora scuola), convento e chiesa dei Santi Michele e Chiara (ora ospedale di Santa Lucia) e il convento di Castelnuovo (acquisito recentemente dall’Ircer). Insomma non ci sarebbe nulla di male se qualcuno commemorasse anche quelle monache e quei frati che vennero cacciati dei rispettivi ordini religiosi che vennero espropriati dei propri beni con le soppressioni civili: Osservanti e Conventuali, Cappuccini e Silvestrini, Eremitani e Filippini, Domenicani e Passionisti e poi le suore Oblate, Benedettine, Clarisse, Cappuccine e Figlie della Divina Provvidenza. Ordini religiosi che dovettero andarsene e che in parte ritornarono per il culto delle anime e che nello stesso tempo lasciano una sorta di maledizioni a gran parte di quegli edifici che hanno cambiato la destinazione. Non a caso la Chiesa scomunicava chi acquistava gli edifici religiosi.
Infine ricordo che con l’Unità d’Italia si ridisegnò i confini della Provincia e che diversi paesi laicizzarono i propri nomi. Monte Santo divenne Potenza Picena, Sant’Anatolia venne dissacrato in un incomprensibile Esanatoglia e Montolmo divenne Pausola.
Ecco un po’ di sostanza: Perché la Curia non promuove una mostra su “L’archiettura a Macerata al tempo di PIO IX”?
Leggo solo ora la risposta alla mia “provocazione” sulla mancanza di “sostanza” nei commenti.
Caro architetto Gabor, dopo una prima lettura, non ho compreso bene il suo commento.
Quello che scrive è chiaro e per certi versi condivisibile!, ma non ho capito quale attinenza abbia la sua risposta con l’articolo in questione che parla di “A cena con…
Padre Matteo Ricci”.
Quando chiedevo di parlare di sostanza, intendevo: riflettere a partire dall’articolo; e non commentare a caso.
Perchè il suo commento è uguale all’articolo scritto da lei sull’unità d’italia?
http://www.radioerre.net/index.php?id=33961
http://www.viveremacerata.it/index.php?page=articolo&articolo_id=278807
http://www.rss-notizie.it/article_lunit%C3%A0_ditalia__6172472.htm
@ Berré
Ha perfettamente ragione. Il mio commento era un po’ fuori tema e poteva trarre in inganno. Tuttavia la provocazione era finalizzata ad andare oltre e in sostanza suggerivo di affrontare il tema del Risorgimento visto dalla parte dello Stato Pontificio. Pertanto ritenevo opportuno che si aprisse un dibattito su l’ultimo Papa Re: Pio IX. Niente di più.
Sono d’accordo: e perchè non lo organizza lei?
Conoscere la “nostra” storia può solo aiutarci a capire meglio il futuro.
Se il dibattito si farà ci verrò molto volentieri. A presto.