Era una conferenza
di Josè Mourinho?
Da Filippo Ciccarelli

Josè Mourinho in conferenza stampa
di Filippo Ciccarelli
Ho molto apprezzato il discorso del vescovo Giuliodori, e lo affermo senza ironia, perché è stato deciso, netto e mi ha aperto gli occhi. Ho finalmente capito quali sono i compiti di un vescovo, ed è proprio monsignor Giuliodori a spiegarlo all’inizio, quando esordisce in qualità di pastore. Questo è stato illuminante, perché a sentire le sue parole avrei pensato che si occupasse di tutt’altro; forse è stato turbato dal fatto di non aver trovato solamente pecore accondiscendenti che assistessero immobili alle decisioni riguardanti, in fin dei conti, la città di Macerata e non la Curia, non il Vaticano, non la Cina. Il vescovo introduce il suo discorso preoccupandosi della verità, e dal suo tono carico di impazienza fa presagire quasi un livore, un malcelato senso di rabbia che di certo poco si addice allo stereotipo che i più potrebbero avere circa gli ecumenici uomini di Chiesa.
E l’incanto per le sue parole sboccia immediato, inatteso, come balza alla memoria il ricordo di una persona, o di un fatto, che si erano accantonati ma non erano mai stati completamente dimenticati. Infatti Sua Eccellenza Reverendissima piazza la prima di tante stoccate nell’incipit della sua denuncia così toccante; lamenta subito il fatto che Matteo Ricci venga chiamato col suo nome e col suo cognome, senza l’appellativo di Padre, dichiarando altresì che ciò consentirebbe pericolose confusioni con l’attuale presidente della provincia di Pesaro e Urbino, appunto Matteo Ricci.
Non ci potevo credere; l’uomo che lanciava le sue invettive ex cathedra non poteva essere uno qualsiasi, quest’espediente retorico-oratorio l’avevo già sentito. E infatti, pensa che ti ripensa, ecco il nome: José Mourinho! L’ex allenatore dell’Inter, ora tecnico del Real Madrid ed (in incognito) capo della Curia maceratese aveva finto di non conoscere il dirigente del Catania Lo Monaco, asserendo di conoscere tanti altri “monaci”, tra cui quelli tibetani. Ed il vescovo, a ben pensarci, utilizza pari pari altre espressioni care al mourinhismo, come ad esempio la prostituzione intellettuale.
Ovviamente non la chiama così, perché quel che è accaduto è ben più grave, agli occhi dell’alto prelato. Parla infatti di “killeraggio” e di media che ordiscono stroncature su commissione al progetto del monumento per onorare Matteo Ricci – e non ci riferiamo al presidente della provincia di Pesaro e Urbino – utilizzando come termine di paragone addirittura il caso Boffo, costato al direttore editoriale del “Giornale” Vittorio Feltri tre mesi di stop da parte dell’ordine dei giornalisti.
Andiamo però con ordine; sin da subito c’è il tentativo di focalizzare l’attenzione sul nemico esterno. Questo nemico non viene mai citato direttamente. E’ sempre “qualcuno” che cerca di cancellare con persistenza l’identità di gesuita di Matteo Ricci, ed è ancora “il laicismo”, portato avanti dal solito qualcuno, il nemico che vuole fare di Matteo Ricci il portatore di “generici valori universali” che, agli occhi del vescovo, non valgono nulla se disgiunti dalla fede e dall’identità gesuita del missionario maceratese. Monsignor Giuliodori disconosce – sono parole sue – Matteo Ricci, e riconosce solo Padre Matteo Ricci, cioè conferisce merito e riconoscenza alle opere culturali, umane, personali di Matteo Ricci solo in quanto appartenente alla compagnia di Gesù, missionario e quindi uomo di Chiesa, arrogandosi il diritto di cancellare le altre identità di cui Matteo Ricci è stato l’incarnazione vivente, declassate a mero strumento per entrare in Cina, artifici di comodo, come se il nostro illustre concittadino si comportasse alla stregua di quegli ebrei chiamati marrani che fingevano di convertirsi al Cristianesimo, rimanendo aderenti alla loro religione. Per Giuliodori i panni di letterato, ad esempio, non contano nulla: vallo a spiegare a quelli che al matematico e geografo Matteo Ricci hanno dedicato addirittura un cratere sulla Luna (controllate pure http://planetarynames.wr.usgs.gov/Feature/5023 e leggerete di un geografo e matematico, ma non del gesuita) ed agli altri che riconoscono certamente la figura di Padre Matteo Ricci uomo di fede e religioso, ma non come l’unica che lo caratterizzi.
E tanti saluti alle altre interpretazioni che si possono dare della figura poliedrica di quest’uomo; è lo stesso vescovo a rivestire i panni del vulcanico allenatore dei galacticos contrapponendosi fieramente alla manipolazione intellectuale , quando chiude la questione con un lapidario “poi dite tutto quello che volete, ma questa è la realtà dei fatti”. In pieno stile Mourinho.
Poi il vescovo si dice disponibile a “continuare il dibattito ed il confronto” sul tema della statua da dedicare a Matteo Ricci, ma siccome “non si può restare con le mani in mano”, Giuliodori ha “chiesto alla Fondazione Carima di valorizzare il contributo già stanziato”. Quindi i soldi della Fondazione, main sponsor dell’opera prevista, andranno al restauro della Chiesa di San Giovanni, edificio storico dei gesuiti; un altro modo per onorare Padre Matteo Ricci. Il vescovo conclude poi dando l’annuncio che a Pasqua verrà completato il restauro della Chiesa di San Filippo, ed è pronto a piazzare la successiva stoccata. Di nuovo, sveste i panni del pastore e prende in prestito quelli del sindaco Carancini, che per un curioso caso della sorte si occupa anche dell’urbanistica, e si preoccupa immediatamente della piazza “vuota”, ovvero piazza Vittorio Veneto, sperando di poterci realizzare qualcosa di grande e dignitoso.
In ogni caso nemmeno un minuto prima, nonostante l’apertura al confronto ed al dibattito che aveva annunciato, il vescovo aveva già deciso che l’opera si sarebbe fatta e questo è stato ribadito anche nel comunicato letto da Sua Eccellenza Reverendissima, che in un passaggio resta “in attesa che si creino le condizioni per attuare il progetto di indubbio valore artistico del maestro Cecco Bonanotte” e da quindi per scontato che sia solo questione di attendere tempi migliori, con buona pace del dibattito e del confronto.
Il piatto forte arriva subito dopo; vittima stavolta è il “Carlino”, reo di aver perso la sua oggettività il 12 Novembre 2010,e di essersi reso responsabile dello sgarbato “killeraggio”. Di nuovo ricorre il nemico esterno, la stroncatura del noto critico d’arte Vittorio Sgarbi è opera di “qualcuno” (non sappiamo se sia lo stesso che abbiamo ipotizzato essere manovrato dal laicismo manipolatore) ed il vescovo si dice sicuro che il misfatto non possa essere opera solo della giornalista che ha intervistato Sgarbi. E’ infatti una “stroncatura su commissione” basata su falsità – accusa piuttosto pesante quella di Giuliodori – che subito dopo ricorda il già citato caso Feltri, ammonendo infine che “la verità viene sempre a galla” e richiede,oltre alle scuse per Bonanotte, due pagine sul “Carlino” di rettifica.
“Qualcuno” è tornato protagonista nelle ossessioni del numero uno di Piazza Strambi, e se fosse lo stesso che ha pure imbeccato Sgarbi e che vuole ricordare Matteo Ricci invece di Padre Matteo Ricci, il caso sarebbe davvero grave e consiglieremmo a Sua Eccellenza Reverendissima di denunciarlo per stalking. Ma di nuovo, le premesse vengono tradite, il pubblico pende dalle labbra del vescovo per sapere chi sia il colpevole, chi abbia voluto riversargli addosso quel fiume di spazzatura, ma il nome non arriva. Si sa che questo qualcuno lo ha fatto in modo deliberato, perché è lo stesso Giuliodori a confermarlo, e ad orchestrare il tutto.
Un sito cittadino – chiaro il riferimento a Cronache Maceratesi – raccoglie questa spazzatura, che però non turba il vescovo, anzi. Nonostante il tono di voce leggermente ansimante nel citare Ruini e le “pallottole di carta” (adattate per l’occasione a pallottole digitali) possa tradire la seccatura, sua Eccellenza Reverendissima è disposto ad accettare tutto. E’ curioso, perché il vescovo è intervenuto più di una volta di persona su quegli stessi siti cittadini, e dovrebbe essere almeno in parte corresponsabile della produzione di spazzatura sul caso Matteo Ricci. Chissà che conto salato la TARSU, ma è meglio non avventurarsi in considerazioni di carattere fiscale, visto che la Chiesa Cattolica gode di un trattamento talmente privilegiato che perfino a Bruxelles si sono accorti che qualcosa non va, e noi non vorremmo mai mettere in imbarazzo il vescovo.
Quando l’atteggiamento del vescovo rasenta la protervia, si finisce poi a sfociare nel patetico, con l’attenzione dei presenti focalizzata sugli abiti del Monsignore, e nello stile del miglior Mourinho pronto a sacrificarsi lui solo per il bene di tutti, il vescovo si dice disposto a portare ogni giorno la sua croce, ed anzi è pronto a dare la vita, come indicato dalla sua fascia rossa. Nientemeno! Non invidiamo di certo Giuliodori, ed immaginiamo che la sua croce sia pesantissima, è addirittura stato messo alla berlina – sono di nuovo parole sue – per la vicenda della statua e di Cecco Bonanotte, nonostante all’inizio gli attori che compongono il comitato per le celebrazioni ricciane fossero tutti concordi sul monumento. E dopo le pallottole di carta, il sangue. Chapeau. Certo, è difficile non ravvisare una certa similitudine nei contenuti, ma anche nel tono di voce, ad un rampante giovane della politica italiana, quel Daniele Capezzone che, vittima di una vigliacca aggressione nella capitale, confidava agli italiani che “chi è vicino al Presidente del Consiglio in questo momento, rischia”. Ecco, nemmeno Capezzone si era spinto a tanto. Si fanno tante polemiche sull’opportunità di mostrare o meno in luoghi pubblici il Crocifisso, e dunque il simbolo della croce stessa, e proprio un uomo di Chiesa come il vescovo di Macerata, Tolentino, Recanati, Cingoli e Treia ne fa un uso così strumentale e personalistico, adducendola a scudo in una vicenda che lo vede protagonista in beghe terrene che più terrene non si può. Sul matrimonio contratto tra la cittadinanza maceratese ed il vescovo e sui doveri “coniugali” di quest’ultimo è meglio glissare, perché da Capezzone passeremmo a Bondi e quella è di nuovo un’altra storia.
In conclusione, possiamo affermare con certezza che il nostro vescovo altri non è che il famosissimo uomo di calcio lusitano José Mourinho che tanto rimpiange la Milano nerazzurra; stesso atteggiamento di sfida, stesso tono di voce alto, fermo, ma sapientemente interrotto da pause piazzate all’occorrenza. Stessi richiami all’onestà intellettuale, uguale canovaccio nel presentare gli argomenti a suo favore, identica punta di autocompiacimento quando, leggendo il comunicato stampa, sottolineava con opportuno cambio di ritmo e tono il fatto che era ed è lui a coordinare le celebrazioni ricciane. Svetta la preoccupazione di essere messo,proprio lui, alla berlina, ed è insomma l’uguale assillo che aveva Mourinho quando ribadiva di fronte ai giornalisti ammutoliti il suo stupore per il fatto di essere criticato nonostante lui, proprio lui, fosse bravo.
A ben vedere, anche il pubblico rimane sbigottito di fronte al comizio del vescovo, che certamente ricalca le conferenze stampa dell’allenatore portoghese anche per quel che concerne il comportamento di chi lo sta a sentire. Avremmo pagato per vedere le facce dei presenti quando Sua Eccellenza Reverendissima parlava del complotto orchestrato contro il suo operato e la statua, di killeraggio, di portare la croce e di non essere intimorito. Ironia della sorte, nella serata di lunedì, in prima tv c’era Roberto Saviano a parlare di mafia, rapporti con la politica, malaffare in generale. Chissà se qualcuno dei lettori di Cronache Maceratesi che hanno visto il video, e dei presenti alla festa del “Carlino” che hanno visto il vescovo infiammarsi sulla vicenda della statua e lo hanno sentito parlare di croce, sangue e paura, non abbiano pensato che José Claudio abbia esagerato. D’altronde, Mourinho è famoso per l’uso dell’iperbole, figura retorica che si basa sull’esagerazione ragionata della realtà, e sembra che a Macerata abbiano imparato la lezione.
Per conto nostro, possiamo solo sperare che Padre Matteo Ricci se la stia ridendo da qualche parte, e che qualcuno ancora più in alto ci compatisca, afflitti da miserie e vuoti spirituali come siamo, e non si scomodi a perdonarci, perché davvero non sappiamo quello che stiamo facendo.
Se questo reportage della conferenza è esatto (e non ho alcun motivo per dubitarne), sono senza parole!!!! Lo dico da credente, non è questo tipo di uomo di chiesa che io stimo ed apprezzo ma il negazionismo è sempre stato un grande difetto della Chiesa, soprattutto dei “gerarchi”, ma oggi gli sta costando la perdita di tanti fedeli…
Francamente accostare questo dilettante della comunicazione (e dire che i suoi compari hanno alle spalle 2000 anni di marketing vincente vendendo favole) ad un vincente come Mourinho mi pare irriverente!
Chiedo, a chi è capace, di fondare un gruppo facebook di protesta contro il vescovo, per poi contattare gli alti vertici del Vaticano e mostrargli l’odio che sta seminando nella nostra tranquilla città.
Zero tituli… Pardon: zero inutili statue..
@Debora Boccaccini: il video integrale è disponibile sul sito di E’tv, segnalato anche nella homepage di C.M.
Il link è: http://www.etvmacerata.it/joomla/
Dopo aver atteso il caricamento del player, bisogna selezionare (al momento è in alto) il discorso di S.E. Giuliodori… e buona visione!
Proviamo a buttarla in politica.
Prima delle ultime elezioni amministrative, nella famosa omelia di S. Giuliano, il vescovo se la prese con la città “addormentata – confusa ecc.” e con i suoi governanti. Il centro-destra ingenuamente esultò con a capo Capponi e il centro sinistra masticò amaro (meditando la vendetta al momento opportuno). L’occasione è giunta oggi -la statua è un evidente pretesto-, si sono maturate tutte le condizioni per un affondo, in parte create dalla caratterialità dello stesso vescovo e in parte alimentate dai settori più laici e scientisti del mondo accademico. Il tentativo di far prevalere il profilo culturale e scientifico dell’opera ricciana -visto anche che in Cina aveva battezzato solo poche decine di persone- su quello religioso e missionario era destinato a scontrarsi, come in effetti e successo. E’ questa tensione di fondo che il vescovo non ha saputo gestire, finendo per vedere nel grande rifiuto della statua, l’opera di un nemico nemmeno troppo celato: la stampa con le sue “pallottole di carta e digitali”, il sindaco imbelle, e la “città sposa” non troppo fedele.
@lucio
La sua riscrittura degli accadimenti, in chiave politica, mi sembra (ma potrei anche sbalgiare in quanto non ho il dono dell’infallibilità) un poco lacunosa ed imprecisa
Ma partiamo dal principio.
Quando dal pulpito, all’epoca da poco arrivato in città, il vescovo si permise (senza contraddittorio) di criticare Macerata non furono in pochi a dire che, quantomeno, avrebbe potuto attendere a fare simili esternazioni poichè da poco era arrivato, non conosceva i cittadini, non aveva avuto molti rapporti con le parrocchie, ecc. ecc. e che pertanto il suo giudizio poteva risultare frettoloso e quantomeno vagamente offensivo.
Ora è lui che ha acceso le polveri, per ben 2 volte, con interventi (senza contraddittorio) pieni di prosopopea, offensivi, poco rispettosi delle istituzioni e dei cittadini.
Se poi qualcosa gli è scoppiata in faccia ora non può certo lamentarsi e frignare, come invece ha fatto.
Se poi ci si vuole vedere, a tutti i costi, uno scontro tra laici e cattolici oppure se si vole leggere tutto in funzione anticlericale è una liberissima lettura, ma non è la verità dei fatti.
Il vescovo, avendo perso l’ombrello di Ruini, è stato retrocesso a Macerata quindi lontano dai luoghi che contano.
E questo suo disprezzo per la città, poco abilmente nascosto dalla figura pastorale, fuoriesce ogniqualvolta si muove.
Non a caso è abilissimo a frequentare accadimenti pubblici, sempre che ci sianio i fotografi ed abbia la foto sui giornali (non mi pare si sia perso una celebrazione, un taglio di nastro, un convegno) ma assai meno abile a frequentare le parrocchie ed ad avere un rapporto con i parrocchiani.
Abilissimo nell’agone politico (non è un mistero per chi andavano le simpatie alle ultime amministrative) ma un pò meno attento alle anime dei fedeli.
Nonostante il Comitato Ricciano avesse un Presidente non ha perso occasione per una sovraesposizione su Matteo Ricci, anche quando poi a tirare fuori i soldi dalla borsa non sarebbe stata la curia ma le isituzioni.
Sintomatico infatti che il comunicato stampa (in cui si dava notizia del ricollocamento dei fondi dall’inutile statua a San Giovanni) sia stato letto da lui e non da qualcuno della Fondazione, che avrebbe avuto maggior diritto in quanto era la Fondazione che cacciava la lira…
Non so, ipotizzo, forse il vescovo, vedendo questo immobilismo a 90 gradi di molti politici locali (di tutti gli schieramenti), vedendo che più sui allargava e più (i politici) lo lasciavano allargarsi ha malpensato di poter fare tutto e dire tutto, disfare, dirigere, comandare….
Che sia stato lui ad offendere i maceratesi (con toni più confacenti ad un buzzurro che ad un alto prelato)è fuor di dubbio ed è vertà, quella stessa verità che lui sta tentando abilmente di rimescolare/piegare con l’ultimo suo intervento.
Che a della giuste obiezioni (sull’eccessivo costo di un’opera in questo momento) abbia replicato in modo quantomeno stizzito è altrettanta verità.
Poi, se fa comodo, possiamo fare tuta la dietrologia che ci pare: il complotto gideo-pluto-massonico, gli anticlericali, i satanisti, lo stato imperialista delle muiltinazionali.. e chi più ne ha più ne metta.
Ma tutto ciò non basta a cancellare la povera figura che ha fatto ed i tentativi, goffi ed offensivi, con cui sta continuando ad avere un non-dialogo con la città.