Rivoluzione all’Appennino Camerte:
le motivazioni

di Paolo Ortolani
“L’impostazione del giornale non risponde più alle scelte precise dell’editore”. Con queste parole Don Decio Cipolloni, non ritrovandosi nella sterzata suggerita dall’autorità, ha voluto congedarsi dai lettori con una lettera aperta pubblicata sul settimanale “L’Appennino camerte” nella quale esprime ulteriori dubbi circa la possibilità concreta di poter collaborare con Radio C1 in quanto “il linguaggio parlato e i tempi di comunicazione sono totalmente diversi da quello scritto e sedimentato nel tempo, datogli dalla scadenza settimanale”. Più diretto e pesante Giuseppe De Rosa. Immediatamente puntualizza che il suo abbandono “non è frutto di una mia decisione volontaria ma costituisce l’inevitabile risultato di un disegno perseguito e consegnato per l’esecuzione al consiglio di amministrazione della fondazione proprietaria del settimanale”.
Proviamo ad andare oltre. La “situazione di cassa” è d’obbligo per ogni impresa moderna e dinamica. Nell’ottimizzazione delle risorse, ad esempio, si andrebbe a giustificare la decisione di utilizzare una unica struttura per tutte le attività di comunicazione e informazione della fondazione Orac (l’ente proprietario sia del giornale che della radio), il che stimolerebbe, inoltre, una sinergia tra le attività radiofoniche e la comunicazione stampata. In quest’ottica, un punto informativo aperto al pubblico che si affacci direttamente sulla piazza principale, permetterebbe una visibilità enorme verso l’utenza, per un servizio più diretto e immediato. Da non trascurare infine, la possibilità di una migliore utilizzazione del personale addetto che potrebbe sostenersi a vicenda in attività con finalità comuni (per esempio sportello di front-office).
Al di là dei torti e delle ragioni, ciò che appare sconcertante è del perché si sia arrivati ad una rottura così traumatica, vanificando tutti i tentativi di mediazione e di possibili accordi febbrilmente intercorsi nei mesi passati. Di questo male oggi ne paga pegno tutta la vasta comunità dei lettori, sinceramente affezionati al loro appuntamento settimanale con un giornale di una familiarità unica. E’ chiaro che questo rapporto non sarà interrotto. Ma tutti si domandano: a quale prezzo?
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Da Luciano Spinozzi, presidente della Fondazione O.R.A.C., riceviamo:
“A causa della mancata condivisione di alcune scelte di carattere logistico-gestionale operate dal Consiglio di amministrazione della Fondazione O.R.A.C., editrice dell’Appennino camerte, sono pervenute le dimissioni del direttore responsabile del settimanale diocesano assieme a quelle del suo più stretto collaboratore.
La Fondazione O.R.A.C., nell’esprimere tutto il rispetto e la gratitudine dovuti a persone che hanno volontariamente profuso il proprio impegno per tanti anni a sostegno del giornale, sottolinea la legittimità e la correttezza delle decisioni prese al fine di permettere al periodico di superare le criticità economiche e organizzative che affliggono oggi quasi tutti i mezzi di comunicazione a carattere locale. Scelte volte a favorire una razionalizzazione delle risorse umane e finanziarie su cui possono contare oggi i due organi di informazione di cui l’O.R.A.C. è proprietaria, cioè l’Appennino camerte e Radio C1 in Blu.
La Fondazione ribadisce inoltre l’impossibilità di abdicare alle responsabilità gestionali che le competono ed esprime sorpresa per l’epilogo stesso che, sebbene più volte minacciato dagli interessati, sembra veramente degno di miglior causa.
Si manifesta infine un certo sconcerto per le risibili illazioni di complotto date alle stampe sullo stesso giornale che fanno riferimento anche a episodi che nulla hanno a che fare con la vicenda”.