Apm: scoppia il caso rimborsi
Lungaggini burocratiche per 3000 cittadini

ALLACCI AL DEPURATORE - Il consigliere regionale Paola Giorgi accusa: "Le procedure sono astruse". La risposta di Cudini: "Stiamo solo seguendo la legge"
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di Alessandra Pierini

moz-screenshot-5moz-screenshot-6Non capita certo tutti i giorni di avere diritto a dei rimborsi da parte delle aziende pubbliche  e quando capita non è così semplice ottenere quanto dovuto. E’ quello che sta accadendo a circa 3.000 utenti del servizio idrico dell’Apm che dovranno essere rimborsati per un totale di alcuni milioni di euro.
Tutto è iniziato nel 2008 quando la Corte Costituzionale nella sentenza 335/2008, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della legge “Disposizioni in materia di risorse idriche”   nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti «anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi» e la legge “Norma in materia ambientale” nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti «anche nel caso in cui manchino impianti di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi». A questo punto entra in gioco un decreto ministeriale che stabilisce le modalità e i termini per la restituzione degli importi non dovuti.

I primi giorni di ottobre l’Apm pubblica nel suo sito internet questo avviso: « Con delibera n. 22/2010, l’AATO 3 ha completato la procedura per il rimborso del canone di depurazione per gli utenti che non hanno usufruito del servizio, in attuazione alla sentenza della Corte Costituzionale n. 335/2008. L’elenco è pubblicato nel sito internet www.apmgroup.it. Inserendo il codice cliente ed il codice fiscale riportato in fattura è possibile visualizzare lo stato della propria utenza per verificare se rientra tra quelle aventi diritto al rimborso; in caso affermativo, vengono indicati i consumi e gli importi fatturati nel periodo oggetto del rimborso (dal 16/10/2003 al 16/10/2008). La richiesta di rimborso va inoltrata al gestore a mezzo raccomandata A/R utilizzando l’apposito modulo disponibile sul sito internet www.apmgroup.it o presso lo sportello utenti o l’URP del Comune.»

A questo punto sono iniziate le proteste dei cittadini che si ritrovano a dover seguire un iter piuttosto contorto e lungo per riuscire ad ottenere ciò che gli spetta in base alla legge. Dello stesso tenore anche la nota diffusa da  Paola Giorgi, consigliere regionale Idv che scrive «Ci chiediamo perchè i cittadini, per ottenere un rimborso dovuto debbono sottoporsi ad una procedura lunga, astrusa e che sicuramente non permetterà a tutti i creditori di vedere rispettato un proprio diritto. Abbiamo ricevuto numerose segnalazioni di protesta in merito al contorto meccanismo previsto dall’ Azienda: innanzitutto bisogna verificare la legittimità della richiesta, recandosi personalmente in azienda, oppure chiamando un  numero telefonico, che in realtà è attivo solo mezza giornata e richiede una procedura complicatissima, oppure verificando via internet attraverso il sito web. Appurata la legittimità della richiesta, per ottenere il rimborso, occorre compilare un modulo disponibile via internet o presso gli uffici comunali nei Comuni di cui l’Apm gestisce il servizio idrico e spedirlo, a spese proprie, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.»

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Paola Giorgi

Secondo Paola Giorgi gli utenti sono attesi da  percorso ad ostacoli senza precedenti: «Considerato che l’APM è a conoscenza dettagliatamente della posizione di ogni singolo utente, perchè non si sono scelte modalità di rimborso più semplici, per esempio mediante compensazione  sulle bollette successive, anche attraverso rateizzazione, come previsto dal Decreto Lg 30.09.09? Gran parte della popolazione è anziana ed è impossibilitata, senza un aiuto reale, a collegarsi al sito dell’ APM e compilare la richiesta di rimborso; inoltre, gli uffici comunali potrebbero essere presi d’assalto costringendo il personale pubblico comunale a sospendere l’erogazione dei normali servizi a cui sono preposti. Chiediamo una riflessione all’ APM affinchè dia a tutti gli utenti che hanno diritto di ricevere il rimborso la possibilità concreta, senza astrusità che portano ad esclusioni, di veder rispettato un proprio diritto.»
Stefano Cudini, direttore dell’Apm non ci sta: «Noi non stiamo facendo altro che seguire la procedura fissata dal decreto del Ministero  dell’Ambiente – ci spiega –  quindi l’utente sa dalla bolletta che ha ricevuto se è allacciato o meno alla depurazione. Se non lo è, può accedere ai suoi dati tramite internet e vedere l’importo che gli spetta, poi può presentare un modello che è semplicissimo da compilare e richiede dati quali nome, cognome e indirizzo. La raccomandata non è obbligatoria, ma dà certezza dell’arrivo e può essere utile visto che c’è un limite di 5 anni per «richiedere il rimborso.»
Cudini sottolinea anche il motivo per cui è richiesta deve essere documentata dall’utente: «Il rimborso riguarda il periodo compreso tra il 2003 e il 2008  e nel 2003 molti Comuni non erano gestiti dall’Apm, quindi noi non abbiamo lo storico della situazione precedente. Comunque a dimostrazione del fatto che la richiesta è più semplice del previsto possiamo dire che le prime domande arrivate sono quelle di molti anziani che si sono immediatamente adeguati e che la procedura è la stessa in tutta Italia.» E’ un’altra invece, secondo il direttore dell’Apm, l’anomalia della questione: «La depurazione, in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale, non è considerata un bene collettivo ma un servizio al singolo utente. Di conseguenza i residenti dei Comuni virtuosi, che hanno in passato investito sui depuratori, e tra questi c’è Macerata ,  si troveranno a pagare di più rispetto ai Comuni che non hanno installato questi strumenti. Quindi l’effetto della sentenza ricade sui singoli utenti.»



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