Sogno un Pd
finalmente unito

L'intervento

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L’avvocato Renato Perticarari

 

di Renato Perticarari*

Mi chiedo, ma non sono certo il solo, se sia inevitabile che il Pd si spacchi in due per la scelta del futuro segretario provinciale. La domanda, in realtà, finirebbe per avere due risposte diverse a seconda di chi fosse chiamato a rispondere: da un lato gli iscritti semplici, certamente più “liberi” nel giudizio, e, dall’altro, gli iscritti impegnati negli organismi dirigenti e come tali, salvo qualche eccezione, già schierati come reggimenti in battaglia. Si potrebbe dire che i generali ed i colonnelli hanno già deciso con chi stare, ma la truppa è certamente molto perplessa. La perplessità, tuttavia, ed è questa la cosa grave, non è sul come schierarsi, ma proprio sulla necessità della guerra… e la storia insegna cosa accade quando la truppa non è convinta di dover combattere… fa di tutto per restare a casa.

Di questo ha bisogno il Pd maceratese, specialmente se si dovesse tornare a votare per la Provincia? Oppure ha necessità di un partito che sia fermamente unito, che smetta di parlare solo di questioni interne, che finalmente affronti e cerchi possibili soluzioni ai molti problemi irrisolti della nostra comunità?

La domanda è  retorica tanto è ovvia la risposta. Tuttavia, si stà andando verso una direzione totalmente opposta e siccome non ci sono reali differenze politiche tra i due fronti contrapposti, ci si accapiglia sulla strategia delle alleanze possibili per le elezioni provinciali ben sapendo (entrambi) che, per vincere, bisognerà cercare di realizzare la coalizione più ampia possibile senza inclusioni o esclusioni pregiudiziali. La situazione è talmente assurda che, ove non si dovesse votare il prossimo anno (cosa ancora possibile), ci si sarebbe divisi sul nulla.

Queste considerazioni mi hanno portato – e come me molti altri – a non sottoscrivere alcun documento; non per sottrarsi ad una scelta che, comunque, diverrà inevitabile, ma per sollecitare – da non schierato, sinora – un reale tentativo di attuare quello che da ambo le parti è stato più volte vanamente, e finora solo apparentemente, auspicato: una soluzione unitaria.

E’ chiaro, tuttavia, che l’unità non può essere ricercata chiedendo – gli uni agli altri – di aderire ad una candidatura; è necessaria la disponibilità comune ad azzerare le candidature in campo e ricercare una soluzione condivisa che, aggiungo, dovrebbe anche – ed ormai – essere svincolata dalle logiche di appartenenza alle “famiglie” politiche che hanno fondato il PD.

Sarebbe un gesto di grande responsabilità da parte di chi ha avuto dagli elettori, oltre all’elezione, anche il dovere di dare del partito una rappresentazione unitaria e non da separati in casa.

* membro direzione provinciale Pd


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