Operazione “ragnatela”
Gli arrestati respingono le accuse

I primi interrogatori dello scandalo rifiuti

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La Ecoservice di San Claudio

Il carcere di Camerino ha ospitato oggi i primi interrogatori delle nove persone arrestate (più le due sottoposte all’obbligo di dimora) nell’ambito dell’operazione ‘Ragnatela’ che il Noe ha condotto su un traffico di 100mila tonellate di rifiuti tossici che sarebbero stati ‘ripuliti’ solo sulla carta presso la Eco Service srl di Corridonia e poi avviati in varie discariche marchigiane e di altre regioni d’Italia.

Il gip Fernando Scolaro ha sentito la presunta ‘talpa’ dell’organizzazione criminale, l’ufficiale di polizia giudiziaria Marcello Cioppettini, Gianfranco Bernabei e il fratello Adriano, rispettivamente responsabile commerciale e tecnico della Eco Service. I legali dei Bernabei, gli avv. Claudio Marcolini e Giancarlo Giulianelli, hanno respinto ogni addebito: a loro avviso gli investigatori avrebbero confuso attività lecite e illecite.

Secondo Giulianelli la Eco Service sarebbe stata autorizzata a miscelare rifiuti nocivi e non prima dalla Provincia di Macerata, poi dalla Regione Marche. Inoltre, ha proseguito il legale, “fra il 2005 e il 2009 i carabinieri del Noe di Ancona hanno posto sotto sequestro soltanto un automezzo carico di sospetti rifiuti nocivi, presso la discarica ‘Senesi’ di Morrovalle. Ma quei rifiuti, analizzati poi dall’Arpam, non sono risultati né pericolosi né nocivi. Affermare che erano stati sostituiti è un’ipotesi assurda, non dimostrabile”.

Secondo la difesa insomma, molti dei numeri contenuti nelle carte dell’accusa sarebbero sbagliati. Ha rintuzzato le accuse anche Marcello Cioppettini, tenente della Polizia provinciale (ruola dal quale si è dimesso) e agente di Polizia giudiziaria nella Procura di Macerata. Difeso dall’avvocato Giovanni Bora (che ha presentato istanza di revoca della misura cautelare), ha ammesso di aver avuto rapporti con i responsabili della Eco Service, ma non con i vertici della discarica di Morrovalle. Il Noe sostiene che Cioppettini aveva accesso al sistema informatico della procura, grazie al quale girava informazioni riservate agli indagati, ma il tenente ha detto al gip che la Polizia giudiziaria non ha accesso alla banca dati, e che lui non aveva neppure la password.


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