Ubaldo Righetti, il maceratese
che ha raccontato all’Italia
i Mondiali di calcio in Sud Africa

L'ex difensore della Roma e opinionista Rai da 9 anni vive a Pollenza

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Ubaldo Righetti con il manifesto dei Mondiali in Sudafrica

di Alessandra Pierini

Negli ultimi 40 giorni ci eravamo abituati a vedere il suo volto e a sentirlo parlare  per le telecronache delle partite e in “Notti Mondiali”, la trasmissione serale della Rai che andava in onda subito dopo il Tg1 e fino a tarda notte, in occasione dei Campionati Mondiali di calcio in Sudafrica. Ubaldo Righetti sedeva in studio col presentatore Jacopo Volpi e con i tanti ospiti quali Fulvio Collovati, Daniele Tombolini (curatore della moviola),Ivan Zazzaroni, Marino Bartoletti e Giuseppe Dossena. Durante la trasmissione analizzava azioni di gioco al touch screen. Ora è finalmente tornato a casa e sarà molto facile incontrarlo, come negli ultimi 9 anni, in giro per la nostra provincia visto che abita a Pollenza e sta per trasferirsi a Porto Recanati per il periodo estivo. Ubaldo Righetti, centrale difensivo in serie A con la Roma a 18 anni, ha avuto grandi soddisfazioni quando il calcio lo giocava. Oggi si diverte e si appassiona a parlarne.

Righetti, lei ha avuto una carriera calcistica importante. Quali sono i momenti che ricorda con più affetto?
“Ho fatto la trafila nel settore giovanile della Roma. Avevo poco meno di 14 anni e mi sono trasferito nel pensionato dalla città di Latina dove abitavo. Sicuramente il momento più importante della mia carriera è stato lo scudetto nel 1983 con la Roma perchè non era un impresa per niente facile. Poi l’esordio in nazionale, grazie a Bearzot che ha creduto in me ho indossato per ben 9 volte quella maglia. Sono momenti straordinari.”

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Ubaldo Righetti allo stadio di Durban in Sudafrica

E il rigore segnato nel 1984 contro il Liverpool nella finale di Coppa dei Campioni?
“L’ho fatto ma non ha portato il risultato sperato. C’eravamo quasi, è stata un’occasione importante ma non ce l’abbiamo fatta.”
Come è arrivato a Macerata?
“Sono venuto a vivere qui per raggiungere la mia compagna. Vivevo a Pescara, poi durante una serata a casa di amici nelle Marche ho conosciuto Debora e da allora vivo tra le dolci colline di Pollenza e sono maceratese a tutti gli effetti.”
Dal campo di calcio allo studio televisivo. Come è avvenuto il passaggio?
“Quando ho smesso di giocare ho iniziato ad allenare in giro per l’Italia. Avevo qualche difficoltà nel rapportarmi con i direttori sportivi delle squadre che allnavo. Molti di loro hanno un concetto di calcio molto diverso dal mio. Ho iniziato quindi a lavorare a Roma Channel dove commentavo le partite della Roma. Poi sono passato in Rai ed è una bellissima esperienza che mi permette di allargare i miei orizzonti, specialmente adesso con il mondiale. L’importante è che si parli di calcio.”

 

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E’ tornato dai Mondiali in Sudafrica appena terminati. Come ha vssuto questa esperienza?
“Si respirava un’atmosfera magica. In Sudafrica anche la luce è diversa e tutto è molto coinvolgente. Da una parte si assiste ai mondiali, alla gioia, ai colori, dall’altra si vive la realtà dura e crudele delle township che sono le loro baraccopoli. Speriamo che finito il mondiale sul Sudafrica non si spengano le luci. Forte è la preoccupazione di molti per il post-Mandela. Mandela è malato e anziano ma è ancora un eccezionale catalizzatore di energia.”
Un commento per Cronache Maceratesi sul Mondiale?
“E’ finito nel modo migliore. Sono contento per la Spagna che ha dimostrato che per vincere non bastano gli schemi, ci vuole anche organizzazione di gioco e qualche individualità libera di esprimersi sempre nel rispetto di un equilibrio tattico. Qualcuno ha parlato di un mondiale mediocre. E’ vero che non hanno risposto all’appello squadre come l’Italia, l’Argentina e l’Inghilterra ma è anche vero che altre squadre come il Messico e il Cile mi hanno  entusiasmato, pur giocando con molti giovani.”
E l’Italia?
“No comment. Lippi dal 2006 è stato in poltrona anche se ha avuto modo di rendersi conto che con la squadra che ha portato non poteva vincere. Anche Maradona ha dimostrato che come tecnico ha ancora molta strada da fare. Aveva a disposizione dei campioni ma non gli sono bastati.”

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Ubaldo Righetti nello studio di “Notti Mondiali”


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