L’anima dell’Upim all’inaugurazione
della mostra di Guido Picchio

Un pezzo di storia di Macerata

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Romano Carancini, Guido Picchio e Vittorio Piscitelli tagliano il nastro

di Alessandra Pierini

L’Upim di Macerata non era solo un grande magazzino ma anche uno straordinario fulcro di attività ed iniziative, oltre a rappresentare un valore aggiunto per il centro storico e ad avere un capitale umano di tutto rispetto. Quante volte entrando nei locali dell’Upim abbiamo incontrato signore indaffarate a sistemare, appendere, spostare abiti ed oggetti. Ieri pomeriggio, agli Antichi Forni, durante l’inaugurazione della mostra “Upim 1942 – 2003” di Guido Picchio organizzata con il patrocinio del Comune di Macerata, e la collaborazione di diversi sponsor come Tombolini, Infissi Design, Mbo, Papa Enrico ed Eredi Paci le gentili ex commesse, segnate da qualche traccia degli anni passati, ma ancora così delicate, discrete e curate, si sono ritrovate nei 50 scatti che raccontano la storia dell’Upim alla prima apertura in corso della Repubblica negli anni Quaranta, al boom degli anni Sessanta che l’ha portato a spostarsi nei locali più grandi di corso Matteotti, fino al declino inarrestabile che ne ha segnato la chiusura definitiva nel 2003.
Le signore hanno girato composte tra le immagini nell’inevitabile gioco di ritrovarsi e di ricordare tutti quelli che appaiono nelle foto di gruppo. “Come si chiamava quel magazziniere? Ti ricordi quando siamo andati tutti a Roma? Ero così mingherlina…” Queste le frasi che ricorrono tra il pubblico. A tagliare il nastro, oltre a Guido Picchio, il Prefetto di Macerata Vittorio Piscitelli, quello di Ancona Paolo Orrei e il Sindaco Romano Carancini. Anche il nastro tricolore è stato poi tagliato con cura dalle ex commesse dell’Upim che ne hanno voluto conservare un po’, tutte quante. Sorprende l’affetto e la dedizione verso quel grande magazzino che, traspare dalle loro parole, occhi e sensazioni, doveva essere molto di più che un semplice posto di lavoro dove portare diligentemente a termine il proprio turno. L’impressione è che l’Upim avesse un’anima.

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Le ex commesse dell'Upim

La serata si è conclusa con una cena nella Loggia del Grano che si è vestita di tavoli, candele e musica. Un ambiente suggestivo e un’atmosfera di altri tempi e di altri luoghi. Va a Guido Picchio il merito, oltre che nel promuovere la mostra, anche di aver riconosciuto in un luogo che ha tutt’altro scopo (la Loggia è oggi il cortile di una sede universitaria) e che mai è stato utilizzato in altro modo, le potenzialità per accogliere un momento conviviale e di averlo “vestito” sfruttandone al massimo le caratteristiche e trasformandolo in un angolo di vero gusto.
In una sola sera la città di Macerata ha ritrovato due contenitori storici ma la bellezza dei luoghi non basta se non vengono animati da spirito di iniziativa, voglia di stare insieme e gioia di fare.

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Il Prefetto Vittorio Piscitelli e Fiorella Tombolini durante l'inaugurazione

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Tra gli ospiti della cena alla Loggia del Grano Antonio Pettinari e Andrea Innocenzi

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Un momento della cena

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Ospiti durante la cena

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La torta con la copertina del libro di Guido Picchio

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Un momento della cena

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Ballerini di danze latino-americane si sono esibiti durante la cena

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Tra gli ospiti della cena anche Germano Ercoli

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Guido Picchio con i ballerini

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Il brindisi all'Upim


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