Stefania Monteverde
La filosofia in Comune

Le interviste agli assessori

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Stefania Monteverde con gli Assessori Curzi e Blunno

di Alessandra Pierini

Stefania Monteverde è una delle tre donne della Giunta Carancini.  Insegna filosofia e storia al liceo scientifico di Macerata.  Laureata in filosofia, ha un magistero in scienze religiose, un master in comunicazione, esperta di biblioteche multimediali. Appassionata e attenta all’universo della cultura, ha fondato la rivista “ev” , oggi dirige la  ev casa editrice,  è stata coordinatrice della Rete Provinciale delle Biblioteche Scolastiche,  ha collaborato con l’Istituto Storico della Resistenza con cui ha pubblicato il saggio “Le donne nella Resistenza  maceratese”.  E’ impegnata da sempre nel volontariato e nel sociale.

Di tutte le cose che fa, quale ama di più?
“La filosofia.  Non potrei impegnarmi né in politica né nel sociale né nel privato se non continuassi a farmi domande, se smettessi di stupirmi di fronte a ciò che accade, se mi stancassi di riflettere su un possibile mondo migliore. ”

Come sono stati  questi primi mesi di attività da assessore?
“Sono stati mesi molto impegnativi, di studio, ascolto, lavoro. Le deleghe che mi sono state date sono complesse e articolate: Servizi sociali, Scuola, Asili Nido, Comunicazione, Beni Culturali. Sento forte la responsabilità e il senso civico che mi muove in questo nuovo impegno politico. Qualcuno mi dice: ma che cosa hanno in comune queste deleghe? Rispondo: il diritto a vivere bene. Le famiglie hanno diritto a scuole sicure, a mense di qualità, a servizi efficienti per gli anziani, i disabili, i ragazzi, i bambini. E abbiamo anche il diritto a biblioteche accoglienti, musei aperti e vivi, piazze dove incontrarsi. In più occasioni ho detto che le mie deleghe si riassumono con la celebre frase di Rosa Luxenburg, ripresa poi  dalle operaie in lotta nel 1912, “Vogliamo il pane ma anche le rose”.”


Come pensa di riuscire a conciliare le ristrettezze di bilancio con le esigenze del settore servizi sociali?

“E’ un momento molto difficile: i tagli dei trasferimenti statali alla Regione Marche sono del 67%. Questo significa, per dire qualche numero,  che se nel 2008 la Regione investiva nel sociale all’incirca 36 milioni, nel 2011 potrà verosimilmente investirne poco più di 11 milioni. E così nella cultura. I tagli del governo vengono presentati come razionalizzazione delle risorse. Se è così, perchè non si tagliano le spese militari? La beffa sarà evidente quando la mancanza di risorse rischierà di trasformarsi in minore disponibilità di assistenti scolastici per i bambini disabili, in mancanza di personale per attività sociali, in minore sostegno per i circoli anziani, per le associazioni di volontariato.
L’errore sta nel continuare a  pensare il sociale come un costo  da tagliare.  E’ invece il momento di ripensare il sociale come una risorsa per il benessere della persona e della vita sociale. Dunque, un ambito in cui investire e non tagliare. Si può fare solo insieme, pubblico e privato sociale, per costruire servizi alla persona in uno spirito di cooperazione e di  investimenti, ma anche di verifica e di controllo dei servizi.”

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Federica Curzi, Irene Manzi e Stefania Monteverde

Crede che il Fondo Anticrisi possa essere un buon aiuto?
“Il Fondo Anticrisi impegna 120.000 euro per le famiglie dei lavoratori che hanno perso il lavoro a causa della crisi economica in atto. E’ uno dei prima atti di questa amministrazione che fa fede ad una promessa del programma. La quota individuata nel bilancio è stata ottenuta grazie alla razionalizzazione della spesa pubblica, e questo mi sembra un valore aggiunto. Mi rendo conto che il Fondo non risolve la crisi che è con tutta evidenza molto più ampia delle strategie che la Regione, la Provincia, la Caritas Diocesana hanno messo in atto, ciascuno con una propria modalità. Tuttavia, bisogna dire con sincerità che un contributo straordinario per più di cento famiglie di 900,00 euro e l’accesso alle mense scolastiche e agli asili nido a tariffe agevolate sono un sollievo di grande importanza in tempi molto duri. La crisi non è una metafora: ogni giorno ricevo persone in cerca di lavoro, con il rischio dello sfratto, con problemi gravi di gestione familiare. Sono tempi in cui le nuove povertà impongono una seria riflessione per risposte più concrete. Il Fondo è una piccola risposta ma concreta.”

La scuola è il suo pane quotidiano. In che cosa il Comune di Macerata può intervenire per migliorarla?
“Sono insegnante di ruolo da 20 anni: conosco bene i punti di forza e le criticità del nostro sistema scolastico. L’amministrazione comunale deve cominciare dall’edilizia scolastica: solo in una scuola  bella si può fare una bella didattica. Una delle prime azioni che abbiamo messo in cantiere insieme a Luciano Pantanetti, assessore ai lavori pubblici, è visitare le scuole, fare un’analisi e affrontare le situazioni di emergenza degli edifici che aspettano da anni gli interventi. Abbiamo cominciato e  stiamo già lavorando in questi mesi per ricominciare meglio a settembre. Sono tanti i problemi che in questi anni sono stati rinviati e sono tanti gli investimenti  da fare, ma da qualche parte bisogna pur cominciare.”

Cosa ha chiesto ai dirigenti scolastici che ha incontrato qualche settimana fa?
“Alle dirigenti scolastiche ho chiesto di indicarmi le priorità per avviare un lavoro di collaborazione proficuo. Le scuole chiedono più investimenti nell’edilizia pubblica, attenzione all’accoglienza dei bambini stranieri, più ore di assistenza ai bambini diversamente abili. Chiedono esattamente quello che i fondi ci stanno tagliando. Non è un paradosso? Quest’amministrazione farà di tutto per sostenere una scuola di qualità. Per questo ho voluto incontrare da subito anche i comitati mensa delle scuole con cui vogliamo far crescere l’alimentazione biologica e una sana cultura alimentare in tutte le scuole comunali.”

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Stefania Monteverde con Romano Carancini e Marco Blunno durante la presentazione del Fondo Anticrisi

In che modo ha intenzione di potenziare la comunicazione?
“La  comunicazione per una pubblica amministrazione non è soltanto occuparsi di comunicati stampa e manifesti, ma una visione ampia di costruzione della cittadinanza attiva. Comunicare bene significa offrire ai cittadini opportunità di conoscenza e partecipazione. Occorre sviluppare in quest’ottica i mezzi  di comunicazione che abbiamo oggi a disposizione, in particolare il web 2.0 che è la nostra occasione per rompere la distanza percepita tra cittadini e palazzo, per costruire invece un’idea di politica partecipata.  E’ evidente che anche questo è un costo, ma non deve essere percepito come un lusso o uno spreco perché ne va della nostra identità di cittadini attivi.”

C’è anche la delega ai Beni Culturali. Quali le priorità?
“E qui siamo arrivati al “bisogno di rose”, cioè al bisogno di bellezza. Occuparsi dei beni culturali della nostra città non può ridursi a una questione da lavori pubblici, ma progettare perchè i nostri beni culturali siano vissuti e partecipati. L’impegno è rendere i nostri musei, la biblioteca, Palazzo Buonaccorsi, le nostre piazze e tanti spazi poco noti, luoghi di incontro, dove le famiglie possano andare, dove ragazzi, anziani, bambini possano insieme sentirsi a proprio agio. Luoghi per il benessere, e non spazi chiusi e autoreferenziali. Perché questo avvenga è necessario un nuovo mecenatismo che possa far incontrare le grandi potenzialità culturali della nostra città e le possibilità di investimento di imprenditori illuminati e fondazioni lungimiranti. Solo insieme si può costruire un’idea di città buona e bella, come ci ricorda Platone.”

Cosa pensa del Suap Giorgini?
“Il mio è stato fin dall’inizio un no netto al Suap Giorgini così come quello di tutta la giunta, perché è un altro scempio ambientale, non offre opportunità di lavoro, non serve al nostro territorio. Mi chiedo perché gli amministratori  comunali e provinciali che mi hanno preceduta non abbiano compreso la violenza ambientale di un tale progetto e
l’abbiano accolto come inevitabile iter tecnico. Qualcuno vuol farci credere che anche noi dobbiamo accettare l’ineluttabilità della scelta tecnica. Mi dispiace ma non sono d’accordo. Ogni azione è frutto di una scelta politica. Questa oggi è la nostra scelta, mossa dall’idea che la Terra vada protetta. Non significa chiudersi a proposte per lo sviluppo produttivo: significa piuttosto pensare un progetto di sviluppo più ampio, regolamentato con chiarezza, condiviso con la città. Mi sembra che, viste le ultime dichiarazione, oggi ci sia unanimità su questo. E’ un grande segno di civiltà  accettare di riflettere, discutere, valutare tutti gli argomenti.   Un grande lavoro è stato fatto dai comitati e dalle associazioni che sono stati capaci di tenere alto il livello di consapevolezza dando una bella prova di cittadinanza attiva. Mi auguro che continuino a farlo con tutti noi amministratori. ”

Come riuscirà a conciliare la Ev casa editrice con la carica di assessore?
“La casa editrice è una passione che nasce dall’amore per i libri, per le storie, per il racconto, ma anche dal piacere di costruire un’impresa. Non sono sola in quest’avventura: le altre donne della casa editrice stanno lavorando molto di più in questi mesi. Ho rallentato un po’ , ma non ho intenzione  di rinunciare alla mia parte di lavoro editoriale. Del resto, visti gli ultimi venti anni di politica nazionale, mi sembra fuori luogo parlare di conflitto di interessi per la mia piccola casa editrice! Vi assicuro che non userò il denaro pubblico per la mia casa editrice. Ma permettetemi di raccontare le storie e i libri che mi capiterà di incontrare.”


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