“Il Pd si prepara alle elezioni
Basta con le improbabili trattative”

Sentenza Lam - L'intervento di Mario Cavallaro

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Mario Cavallaro

di Mario Cavallaro*

Quando si parla di sentenze, sarebbe buona norma attenderne le motivazioni, che spesso sono essenziali per comprenderne il contenuto; nel caso dell’annullamento delle elezioni provinciali, dopo la pubblicazione del dispositivo si possono già fare le prime sensate considerazioni.

La sentenza del Consiglio di Stato appare chiarissima anche nella sua concisione letterale, in quanto “annulla le operazioni elettorali ed ordina che la presente decisione sia eseguita dall’autorità amministrativa”, (citazione quasi testuale), rivolgendosi dunque per la sua esecuzione non alla politica, ma alla pubblica amministrazione.

Essa è  stata emanata al fine di garantire un corretto e legittimo esercizio dei diritti elettorali attivi e passivi di tutti i cittadini della provincia; il procedimento ha coinvolto un gran numero di parti, anche se non tutte costituite formalmente nel giudizio di secondo grado.

Dopo la sua lettura all’udienza del quattro giugno ed il formale deposito, avvenuto il sette giugno, l’ordine che essa impartisce all’autorità amministrativa non potrà a mio giudizio essere oggetto di mercimonio e di accordi politici.

Noi siamo per il rispetto delle regole, sia quando ci avvantaggiano, sia quando sono a nostro sfavore e nella direzione provinciale valuteremo responsabilmente, nei prossimi giorni, dopo aver ascoltato i necessari pareri giuridici, la condotta da tenere.

Piuttosto che continuare a discutere dei costi delle elezioni fra un viaggio a New York, un soggiorno in Cina e l’oneroso ingaggio di una cerimoniera, l’amministrazione provinciale ed il suo presidente si dovrebbero preoccupare, come noi, di ripristinare immediatamente la legalità istituzionale, giuridica e politica ora violata, secondo la rotta che inequivocamente mostra la sentenza del Consiglio di Stato.

Dall’amministrazione provinciale ci saremmo aspettati dunque, dopo questa sicuramente clamorosa novità, non l’avvio di improbabili trattative che a nostro giudizio non avranno fra l’altro alcun effetto giuridico, ma un incontro istituzionale a cui sicuramente sarebbero stati pronti a partecipare i consiglieri provinciali eletti nelle liste del PD.

Va ricordato a tutti i cittadini della provincia che il PD provinciale, unitamente alla sinistra, mentre Capponi e i suoi si limitavano a gongolare per le divisioni nel centro sinistra, si era opposto in giudizio innanzi al Tar Marche al ricorso di Gentilucci e della LAM, ricevendone in cambio serrate ed ingiuste polemiche, tanto che poi avevamo desistito in grado d’appello dal costituirci in giudizio.

Avevamo privilegiato fin dal primo momento non il nostro tornaconto, che evidentemente era nell’ammissione della lista di Luigi Gentilucci e Serenella Tonini, visto che la presenza della LAM nella competizione avrebbe quasi sicuramente portato al ballottaggio,
e di qui la ulteriore necessità di ripetere la consultazione elettorale, ma il rispetto delle regole e la loro discussione nella sede naturale della giurisdizione amministrativa.

Sebbene ad oggi, come abbiamo già detto, non si conoscano le motivazioni del provvedimento, riteniamo fra l’altro pressoché certo che esso sia fondato anche sul provvedimento legislativo interpretativo recentemente approvato dalla maggioranza di destra per cercare di modificare il corso delle elezioni in Lazio e in Lombardia; verrebbe da dire, se così stanno le cose, che chi è causa del suo male pianga se stesso, ma di questo parlaremo quando avremo acquisito elementi certi.

Se si volevano fare trattative, esse dovevano essere chiaramente e limpidamente annunciate e portate a compimento prima ed in luogo della discussione del merito del ricorso dinanzi al Giudice, come del resto prevede espressamente la norma di procedura innanzi al Consiglio di Stato che recita che “in qualunque stadio della controversia” (e perciò non dopo che essa è cessata con una sentenza definitiva) “si può rinunciare al ricorso mediante dichiarazione sottoscritta dalla parte o dall’avvocato, munito di mandato speciale e depositato nella segreteria, o mediante dichiarazione verbale, di cui è steso processo.

Il rinunziante deve pagare le spese degli atti di procedura compiuti.

La rinunzia dev’essere notificata alla controparte, eccetto il caso in cui sia fatta oralmente all’udienza.”

Di tutto ciò  non c’è traccia, perché non è mai accaduto, nel sito web del Consiglio di Stato, (www.giustizia-amministrativa.it), dove chiunque può trovare, cercando il ricorso n. 2728 del 2010, copia del dispositivo e notizia sommaria dello svolgimento del procedimento.

Ci sono infine evidenti tentativi di seminare discordia nel PD.

A causa dell’indubbio valore e della spiccata personalità, ma anche della reattività, di molti suoi esponenti, il nostro PD non ha neppure bisogno di queste spinte per essere assai spumeggiante.

Io ritengo che le discussioni sui giornali si devono fare di regola, e sempre con parsimonia e rispetto, con gli avversari, che non sono nemici, e quelle interne nelle sedi di partito e proprio per questo non ho ragione di negare di aver affermato, ovviamente quando si ipotizzava una pronuncia di mera riammissione della LAM alle elezioni, che nessun’altra candidatura avrebbe avuto senso se non quella del presidente uscente Silenzi, perchè fra l’altro non aveva avuto parte alcuna nel procedimento giudiziario sollevato dalla Lam.

E’ altrettanto evidente e pacifico che se, come invece ormai è certo, vi sarà un annullamento generale del procedimento elettorale, esso ricomincerà da capo anche per i partiti e per la politica e quindi non ci sono né possono esserci ipoteche di nessun genere nelle alleanze, nella scelta e nei metodi di selezione delle candidature, compresa quella a presidente.

Di tutto questo, parleremo a tempo debito e decideremo come sempre abbiamo fatto democraticamente, visto che nel nostro partito provinciale maceratese, che dirigo con orgoglio e passione dalla fondazione, non sono mai state assunte decisioni se non con consenso unanime, dopo ampio ed approfondito dibattito.

Tutto ciò, nell’auspicio che non via sia il tentativo di uno scippo di quello che considero il diritto costituzionale essenziale dei cittadini, che è quello di esprimere una scelta elettorale trasparente e rispettosa delle regole, delle leggi e delle pronunce dell’autorità giudiziaria e che precede ogni altra considerazione di opportunità o di interesse anche economico; speriamo di questo di non dover discutere nuovamente dinanzi all’autorità giudiziaria, e confidiamo nell’imparzialità e nell’elevata qualità professionale e morale delle autorità amministrative competenti.

Fra l’altro, la strumentale enfasi sui costi delle elezioni è usata solo per parlar d’altro e confondere l’opinione pubblica.

Un conto è  la necessità, che i nostri amministratori maceratesi condividono e praticano, di essere sobri e rispettosi del denaro pubblico, ed altro è l’esigenza di affrontare i necessari costi della democrazia, così come della cultura, dell’istruzione, della ricerca scientifica, della tutela dell’ambiente, in poche parole di tutto ciò che magari non rende denaro e procura profitto a prima vista, ma fa dell’Italia un grande Paese democratico.

Sono certo che tutto il PD, paragonando l’esito della passata consultazione elettorale provinciale ai successi delle elezioni comunali di Macerata, Recanati e di quelle regionali, ha compreso il valore fondamentale dell’unità e quello del reciproco riconoscimento, amicale e solidale, di debolezze e qualità, nel rispetto della pluralità e della diversità che è la nostra ricchezza ed è il primo passo per l’affermazione di una forza politica giovane ma con storie antiche, che vuole proporsi alla guida per i prossimi anni della comunità provinciale, per idee e per classe dirigente, anche a prescindere dalla celebrazione e dall’esito di singole consultazioni elettorali.

*Avvocato, Parlamentare e coordinatore provinciale del Pd


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