Tutti insieme contro la mafia
La testimonianza dello sbirro invisibile
Convegno ai Geometri. "Cosa Nostra è anche qui"
di Matteo Zallocco
Gianni Palagonia è il nome falso di un poliziotto vero, costretto a nascondersi dietro uno pseudonimo per proteggere se stesso e i propri congiunti. Componente di settori investigativi, ha maturato una notevole esperienza in importanti indagini dirette al contrasto della mafia, della criminalità organizzata, del terrorismo.
Il suo intervento in videoconferenza sarà il momento clou del lodevole convegno organizzato dall’Istituto Tecnico Geometri Bramante di Macerata dal titolo ‘Tutti insieme contro la Mafia’. Gianni Palagonia oggi vive in una città del nord essendo stato costretto ad allontanarsi dalla sua terra, la Sicilia, per salvare la propria vita e quella dei suoi famigliari dalle minacce di Cosa Nostra.
L’incontro, moderato dal giornalista dell’Ansa Ugo Bellesi, inizierà alle 9.30 di domani (venerdì). Interverranno il Questore Giuseppe Oddo, il sindaco Romano Carancini, il presidente della Provincia Franco Capponi, il Consigliere regionale Francesco Acquaroli e diversi rappresentanti delle forze dell’ordine.
Gianni Palagonia presenterà il suo libro “Nelle mani di nessuno”, intervistato in videoconferenza dal Vice Questore di Macerata Pier Nicola Silvis che è anche scrittore e fu protagonista nel 1992 dell’arresto dell’allora numero due di Cosa Nostra, il boss Giuseppe “Piddu” Madonia, intercettato quasi casualmente durante una sua breve trasferta in Veneto.
Il convegno sarà introdotto dal Dirigente scolastico Antonietta Alesiani: “Abbiamo scelto un titolo semplice per far capire che la mafia si sta diffondendo anche nelle Marche soprattutto sotto il profilo economico. E’ importante che i giovani siano protetti. Il convegno si inserisce all’interno del progetto della difesa della legalità che portiamo avanti con eventi specifici ma anche con l’osservanza delle regole all’interno della scuola, cercando di dare un esempio. In questo momento – prosegue la professoressa Alesiani – mi preoccupa molto la diffusione delle droghe nelle scuole, è un tema scottante e lo stiamo combattendo. La risposta dei ragazzi è stata positiva perché la maggior parte di loro sono sani e hanno risposto in modo autentico a propositivo a questa iniziativa sulla mafia. Vogliono sentire parlare di più degli esempi positivi e non solo di quelli negativi che vediamo ogni giorno sui media”.
L’idea del convegno sulla mafia è partita proprio dai ragazzi. “E’ nata da una loro esigenza – spiega Annunziatina Cecaro, insegnante di diritto – ed è stata proposta dai rappresentanti d’Istituto. Dopo aver visto e letto Gomorra di Roberto Saviano mi hanno chiesto se era possibile approfondire l’argomento, la Dirigente scolastica è stata molto sensibile e insieme all’aiuto della Questura, in particolrae del Sostituto Commissario Walter Busiello, siamo riusciti ad organizzare un evento molto importante. Tra l’altro sei dei nostri studenti, scelti tra quelli più motivati e più sensibili all’argomento, domenica parteciperanno alle manifestazioni di commemorazione che si svolgeranno a Palermo, in occasione del 18° anniversario della strage di Capaci”.
1992-201o, per non dimenticare. Per Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e per tutte le tante, troppe, vittime della mafia.
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L’incipit originale de “Il silenzio” di Gianni Palagonia: L’investigatore è un uomo solo, un servitore dello Stato che crede in un ideale e lo persegue con determinazione. Egli, nel percorso della propria missione, sacrifica molto sul piano personale per il raggiungimento del risultato e, quando l’ha conquistato, si protrae verso l’obiettivo successivo, giorno dopo giorno, anno dopo anno. In quest’ingranaggio diabolico, spesso, rinuncia agli interessi culturali, alla salute fisica, avvilisce i sentimenti di chi gli sta accanto, perde lucidità, si scopre irrazionale e … all’improvviso … si ritrova invecchiato, stanco, logorato, ridicolizzato con se stesso per essersi accorto troppo tardi che, inutilmente, ha combattuto contro il “ nulla “, perché quel “cancro subdolo” che va sotto il nome di criminalità mafiosa è ancora lì davanti, spavaldo, forse scalfito, certamente trasformato, ma sempre arrogantemente vivo”.



la mafia è anche da noi? non è una novita’.
“LA MAFIA E’ BIANCA” di Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini,musica di Nicola Piovani,pag 37 del libro La mafia è bianca:
Il procuratore Giuseppe Pignatone si inserisce con lievo sarcasmo.
-ma allora forse ne fatturava meno.
-di meno,va bene.Comunque assieme a Mimmo Miceli avevamo comprato una societa’(non mi ricordo se nel ’96 o nel ’97),una societa’ che era di proprieta’ di un ginecologo.Adesso ricordero’ il nome.A ‘stu minuto non mi viene.Comunque,chiddu che faceva parti in provetta.
-sarebbe,mi scusi,il laboratorio Ria diagnostica ormonale s.r.l?
-esattamente,esattamente.Era di proprieta’ di questo qui.Era in passivo e ce l’aveva venduta.I soci erano cinque o sei,non mi ricordo piu’.Tutti medici.Mia moglie avra’ avuto un venti per cento. ecc…
Noi non potevamo non occuparci della resistibile ascesa di Berlusconi.Ma nessun partito ci ha chiesto di farlo.Il nostro pubblico,invece,pretendeva che si mostrassero al paese il CONFLITTO DI INTERESSI,lo scempio del principio di uguaglianza davanti alla legge,lo snaturamento della democrazia provocato dalla concentrazione nelle mani di una sola persona del potere politico,di quello economico e di quello mediatico…..TUTTAVIA LA MAFIA E’ BIANCA RAPPRESENTA UN NUOVO PASSO IN AVANTI NEL NOSTRO LINGUAGGIO=Michele Santoro.
solo il pubblico puo’ decidere della sua vita by Michele Santoro.
la foto inserita nell’articolo(Falcone e Borsellino) credo sia una delle foto piu’ belle che sia mai circolata in Italia e non solo.
La MAfia, termine di fantasia con cui ognuno definisce uno stato di collusione o di prevaricazione subito, non cresce per caso, non nasce dal niente.
Nasce dall’arbitrarietà di chi ha il potere (qualunque esso sia) nel voler prevaricare o soggiogare gli altri senza alcun diritto. La “Mafia” non è solo una sparatoria o una strage, ma tutta una serie di crimini minori che portano, giocoforza, ad una variazione del concetto di potere.
Un semplice Vigile Urbano che per frustrazione o per sola stupidità, si accanisce su un cittadino abusando della propria funzione coperto dai colleghi, costituisce il seme per una pianta infestante nel principio democratico; un poliziotto che fa colazione in un bar che sa essere incontro abituale di determinati mafiosi o collusi, costituisce un’avallo a tale situazione ed è anch’esso funzionale alla crescita di una realtà criminale; Il Giudice che con il suo giudizio eccede i limiti della legge, il Sindaco che emette ordinanze inutilmente vessatorie. Quando un esponente dello Stato volta le spalle alle leggi che esso stesso deve far rispettare, deve tener presente che esso rappresenta per i giovani l’esempio della legalità che prenderanno ad esempio nella loro vita.
La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione
(G.Falcone)
E’ mio umile pensiero che, in linea con le realtà arretrate italiane, Macerata ha continuato a procedere con i paraocchi volendo farsi convinta che , per forza o per amore, Macerata doveva essere un’isola tranquilla.
Vero è che questi paraocchi che adornano molte persone, sono stati regalati (o molto spesso imposti) dalle autorità, dalla Polizia o da chi aveva interessi vari sulla città. Tutte realtà che elogiavano macerata come il nirvana della tranquillità mentre in città “qualcuno” spadroneggiava, come riportato dalle notizie anche in questa testata.
Mi permetto solo di esprimermi, parafrasando Stanisław Jerzy Lec, avvertendo chi ha i paraocchi, che del completo fanno parte anche il morso e la sferza.
Ciò, tuttavia, è soltanto una mia opinione
leggendo gli interventi mi viene da aggiungere questo piccola parte di un libro eccezionale,a mio avviso,”Le basi morali di una societa’ arretrata”di Banfield.
Il mutamento di mentalita’ di cui c’è bisogno potrebbe forse giungere come prodotto sussidiario dell’attivita’ di una missione protestante(sembra per es che in Brasile la diffusione del protestantesimo abbia portato a una piu’ elevata partecipazione alla vita comunitaria e abbia contribuito alla riduzione dell’analfabetismo,della disonesta’ e dell’azzardo/Willems,Protestantism as a Factor of cultural change in Brazil in Economic development anda cultural change),ma vi sono poche probabilita’ che venga concesso ai protestanti di fare proseliti in Italia…