A Civitanova il turismo accende
il primo Consiglio comunale aperto
di Laura Boccanera
Non c’era il pienone ieri al primo consiglio comunale aperto: molte categorie, tra commercianti, albergatori, concessionari di spiaggia e residenti; molte anche le assenze tra i consiglieri comunali. Il tema eppure era di quelli che inglobano molti aspetti dell’economia e dell’urbanistica cittadina, dalla viabilità allo sviluppo e promozione del territorio. Ma alla fine l’impressione è che questo sia solo un punto di partenza e che la strada da fare per parlare seriamente della materia sia ancora lunga e in salita.
Il consiglio si è aperto con la discussione del consigliere Stefano Ghio che ha relazionato sulla situazione attuale analizzando i punti di forza e di debolezza del turismo civitanovese. Un settore che secondo Ghio manca di un’identità forte e che paga anni di industrializzazione e isolamento. Da qui la richiesta all’amministrazione di un piano di programmazione quinquennale che preveda anche una pianificazione urbanistica adeguata con spazi destinati al turismo e una riqualificazione e promozione attraverso un maggior decoro cittadino. Un’altra urgenza è rappresentata dalla verifica del flussi turistici in modo da sapere con precisione chi sceglie Civitanova e perchè.
<<Già facciamo queste cose>> – ha ribattuto l’assessore Sergio Marzetti, che nel suo intervento ha ricordato i successi conseguiti con la bandiera blu e con la costituzione di un sistema turistico unico. Presente anche l’assessore provinciale Pezzanesi: <<Civitanova deve essere un punto di riferimento turistico per la provincia di Macerata – ha detto – una città cui guardare per una sana competizione>>.
A seguire è stata la volta degli interventi del “pubblico”: a prendere la parola Umberto Testa della Confcommercio, Claudio Pini dell’Abat, Ciro Cardelli degli albergatori e Andrea Compagnucci, operatore culturale. <<Si parla di turismo a 100 giorni dalla chiusura della stagione balneare – commenta polemico Pini – ben vengano queste iniziative, spiace constatare che ormai è tutto rimandato al prossimo anno>>. Dello stesso tenore, seppur con argomentazioni differenti, il rapporto presentato da Ciro Cardelli degli albergatori che segna un calo dal 35 al 40% con prenotazioni all’ultimo minuto: <<Se la politica non ci dà una mano il settore ricettivo ha i giorni contati a Civitanova>>. Non sono mancate però anche le proteste di commercianti e residenti della zona di Fontespina che lamentano un’assenza delle istituzioni e un abbandono generale: <<Ci spiegate se Fontespina fa ancora parte del Comune? -dichiara polemica Mara Mercuri – che provvedimenti volete prendere per questo quartiere?>>.
Gli attacchi più duri sono arrivati dalle file della minoranza con Antonio Recchioni (la Nuova Città) e Giorgio Berdini (Pd) i quali hanno elencato gli errori delle Amministrazioni di centrodestra, come la mancata approvazione del piano particolareggiato del porto, il collegamento Civitanova – Croazia tramite catamarano, i permessi accordati per la trasformazione degli alberghi in strutture residenziali. <<I turisti – ha detto Berdini – non ci sono per problemi strutturali e per mancanza d’ iniziative valide cui si deve dare la giusta continuità>>. Prima della chiusura, il consigliere Micucci ha proposto una mozione di intenti per impegnare l’Amministrazione comunale a delineare le linee programmatiche 2011-12 fin dal mese di settembre 2010. La mozione è stata rinviata alla prossima seduta utile del Consiglio comunale.
Da queste premesse appare dunque complesso il ruolo dell’amministrazione, chiamata a tradurre velocemente e con i fatti quanto chiesto dalla varie categorie in tempi però di difficoltà finanziarie. Il turismo come “ultima spiaggia” per una ripresa economica, ora in molti ci credono, in pochi lo fanno.
Foto d Guido Picchio

Lo dico, anche se non dovrei:
a Civitanova manca una cultura del turismo, a partire dagli operatori stessi.
I ristoranti, gli chalet, gli alberghi, i b& b (a titolo di esempio) sono state troppo a lungo “galline dalle uova d’uovo”. Vedo troppe strutture antiquate e troppi operatori turistici non formati in materia, per usare un eufemismo. Se poi consideriamo che i villaggi turistici, magari in paesi fuori zona-€uro, hanno un rapporto prezzo / servizio molto più vantaggioso, il gioco è fatto.
Occorre una cultura del turismo, molto più sviluppate nelle vicine Umbria e Toscana.