Il mago dei pozzi petroliferi
“In allerta per l’inferno della Louisiana”
LA STORIA - Il recanatese Vincenzo Taffo domò gli incendi provocati da Saddam Hussein
di Alessandra Pierini
La marea nera, fuoriuscita dalla piattaforma Bp Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, sta tenendo da settimane l’America e il mondo con il fiato sospeso. A bordo della piattaforma, infatti, lo scorso 21 aprile, in seguito ad un’esplosione è divampato un incendio. Dopo due giorni la piattaforma è sprofondata in mare rilasciando una grande quantità di greggio che si è inevitabilmente allargato in una vasta area con conseguenze disastrose. “Eravamo in allerta. Se l’incendio della piattaforma in Louisiana non si fosse spento, con tutta probabilità ci avrebbero chiamato per intervenire e saremmo andati” ci racconta Vincenzo Taffo, carismatico leader della Nsc, azienda di Potenza Picena specializzata nella fornitura di servizi per il settore petrolifero, nella trivellazione e nella messa in sicurezza di pozzi che si incendiano. L’incendio si è invece spento naturalmente quando la piattaforma è scesa in mare, ma Vincenzo Taffo, campione di judo e di karate, amico di John Wayne e noto a molti come “il mago dei pozzi petroliferi”, ha già vissuto momenti difficili ed esperienze di grande difficoltà come questa e può dire la sua sulle possibili soluzioni: “Servono dei pozzi deviati per pompare un liquido pesante che possa vincere la pressione delle fuoriuscite.”

Roberto Tinto, operations manager dell’azienda, gli fa eco con delle raccomandazioni. “Quello che è accaduto in Louisiana è un’eccezione e cose così accadono sempre più di rado. Il settore petrolifero è ad altissimo livello per l’investimento nella sicurezza e nella qualità, dobbiamo tenerlo ben presente ed evitare allarmismi. Naturalmente nell’Adriatico una cosa del genere non sarebbe mai potuta accadere, innanzitutto perchè non si opera in acque tanto profonde e in secondo luogo perchè i nostri giacimenti sono a gas e non a petrolio quindi si rischia molto meno.”
Quando si parla di piattaforme Vincenzo Taffo ripercorre con la memoria i suoi 54 anni di esperienza: “Sono scappato a 17 anni da casa per andare nella legione straniera. A Marsiglia mi presero subito perchè ero cintura nera di judo ma ero minorenne e mi diedero 7 giorni, se fossi tornato dopo una settimana sarei partito per 5 anni. Nei 7 giorni andai a trovare due amici a Parigi e nel viaggio in treno conobbi un signore al quale raccontai la mia storia. Mi invitò a rinunciare al mio progetto per andare a lavorare con lui. Era il capo del personale dell’Eni. Quando vidi che i miei amici vivevano in condizioni pessime, decisi di accettare la sua offerta e gli dissi che eravamo in tre. Ci prese.”
Dopo 3 anni Vincenzo Taffo divenne giovanissimo capo piattaforma, poi andò a lavorare in Algeria e Patagonia. Conobbe allora Red Adair, il leggendario firefighter e lo aiutò a spegnere un pozzo. Red lo portò con sè in Texas e gli insegnò il mestiere. “Per me gli Americani sono sempre i primi, da loro ho imparato tutto. Oggi ho la mia azienda e ho ben 5 basi in Algeria, Kazakhstan, Francia, Tunisia e Libia, oltre a quella in Italia. Sono stato praticamente ovunque.”
Taffo divenne famoso per avere domato la maggior parte degli incendi provocati dagli irakeni di Saddam Hussein quando questi si ritirarono dal Kuwait occupato, ma anche per aver risolto con la sua squadra diverse situazioni difficili. Nel suo ufficio campeggiano le foto dei pozzi spenti e delle piattaforme nelle quali hanno richiesto il suo intervento: “Guardate questa – e indica una foto che sembra quasi surreale, mentre con l’altra mano regge il suo immancabile sigaro – è il Mare del Nord, le onde erano alte 27 metri. C’erano delle perdite di gas e la piattaforma stava affondando. Sono sceso dall’elicottero con una corda, ho trovato la perdita e ho fatto arrivare dall’Italia uomini e materiale per ripararla. Quando sono sceso ad Aberdeen mi hanno portato in trionfo.”

Ogni cosa all’interno della National Service Company è al suo posto, Vincenzo ci mostra orgoglioso i suoi strumenti e, mentre ci accompagna in visita al suo stabilimento, riprende con l’autorità del maestro severo e appassionato i suoi dipendenti: “Qui ci sono strumenti per pescare tubi di qualunque misura, martelli idraulici, turbine e scalpelli. Dedichiamo molta attenzione anche alla manutenzione. Noi lavoriamo nelle emergenze ed ogni cosa deve essere al suo posto.”
Ha 72 anni Vincenzo ma i suoi lineamenti, che ricordano più un texano che un recanatese, camuffano perfettamente la sua età. Insegna ancora karate, si mantiene in forma e ci mostra orgoglioso i muscoli ma l’impressione è che, in un lavoro come il suo, più che i muscoli siano essenziali il coraggio, la lucidità e l’esperienza che a lui, di sicuro, non mancano.
(Foto di Guido Picchio)









questo petrolio che costa tanto e provoca danni enormi…