Un maceratese vicino al vulcano
che ha fermato l’Europa:
“A far paura sono le parole del Presidente”

IL RACCONTO DALL'ISLANDA
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da Reykjavik

Filippo Ciccarelli

L’Islanda è una strana terra. Difficile da capire, guardandola con gli occhi di un ragazzo maceratese più avvezzo ai passeri ed al ciauscolo che alle pulcinelle di mare ed allo squalo putrefatto (per darvi un esempio della fauna locale e del piatto infaustamente famoso nell’isola).

I contrasti sono evidenti in tutto; nella natura, nella società, addirittura nella geografia di questo paese, politicamente europeo, diviso geologicamente tra America ed Europa, con la capitale che si trova proprio sulla dorsale medio-atlantica, così come il vulcano che sta causando tanti problemi al traffico aereo.
Mi trovo in questo paradiso per geologi e vulcanologi dall’inizio di gennaio, per trascorrere un periodo di studio all’estero grazie all’opportunità offerta dal programma europeo Erasmus. Ho pensato che un posto così lontano fosse l’ideale per migliorare il mio inglese (qui è frequente trovare persone sulla novantina con cui conversare in piscina che parlano un perfetto inglese) e mi consentisse di vivere un’esperienza estrema, viste le latitudini e le meraviglie che sono presenti in Islanda.

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Al mio arrivo la temperatura si attestava su una media di circa sei-sette gradi sotto lo zero, con punte che toccavano i meno undici. Questo nella capitale, Reykjavik, che non è certamente nella zona più fredda del paese, in uno degli inverni più miti mai avuti, a detta di chi qui ci è nato. Sono arrivato all’aeroporto di Keflavik accolto da un paesaggio lunare; massi lavici coperti dal ghiaccio e nient’altro, fino a quando, poco prima delle 19.00 del 3 gennaio, sono stato lasciato dal pullman al terminal. Solo, con un paio di pesanti bagagli appresso, senza neanche una mappa. Cercando di trascinarmi e di non scivolare sul ghiaccio che ricopriva ogni cosa (aveva stratificato di diversi centimetri anche all’interno delle pensiline sui marciapiedi), ricorderò sempre l’incontro con un simpatico ciclista che si era fermato spontaneamente e mi aveva chiesto se avessi bisogno di essere indirizzato da qualche parte.

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I primi giorni in Islanda sono stati conditi dall’adrenalina di essere in un posto nuovo, dove il sole “sorgeva” verso le 11 di mattina e già era tramontato alle 15.30, sempre pallido, distante, disegnava ombre lunghissime anche a mezzogiorno. Le giornate si sono progressivamente allungate, ed ora c’è ancora luce alle 21.30. Un’altra semplice informazione; qui le lancette non si spostano in base all’ora solare o all’ora legale. Infatti, fino alla fine di marzo c’era solamente un’ora di fuso orario tra Reykjavik e Macerata; quando in Italia si sono spostate le lancette un’ora avanti, le ore sono diventate due. Per i primi due mesi non c’è stato un fiocco di neve neanche a pagarlo, tranne la serata del 22 Gennaio, quando per ben cinque minuti la neve ha imbiancato la capitale. Poi nulla, anzi, mentre addirittura Roma ed il Colosseo erano caduti nella morsa del freddo e della neve, qui si camminava senza affanno, una manciata di gradi sopra lo zero. A marzo, invece è successo di tutto; abbiamo avuto due settimane di temperature molto basse, con il lago cittadino che è tornato ad essere ghiacciato e transitabile a piedi come all’inizio di gennaio, tanta neve, ed anche il risveglio dell’attività vulcanica.

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Il risveglio del vulcano si è avuto in una notte della seconda metà di marzo, tra il 21 ed il 22. Ero, come al solito, insonne e navigavo su Facebook, quando alcuni amici islandesi pubblicavano eccitati link a notizie a me incomprensibili. Ma le immagini parlavano chiaro; c’era stata un’eruzione da qualche parte. Così, mossi da spirito di avventura, il giorno dopo si decise di andare a vedere, insieme ad alcuni amici. Ci sono voluti cinque minuti per il giro di telefonate che coinvolgesse gli interessati, cinque minuti per noleggiare le macchine, e un po’ di più per arrivare il più vicini possibile al vulcano che stava eruttando. La nostra comitiva di italiani e spagnoli aveva riempito due auto, e nonostante la partenza nel tardo pomeriggio siamo riusciti a goderci lo spettacolo della lava rossastra che riluceva sui ghiacci eterni da una collina poco distante. Le foto, non di eccelsa qualità purtroppo, sono disponibili in questo articolo. La prima eruzione non si è avuta nel luogo preciso di questa nuova ma nel Mýrdalsjökull. Poi il magma si è aperto altre vie ed ha creato fessure nell’ Eyjafjallajökull, creando i disagi che sono noti a tutti. La nube di cenere, lo stop ai voli, l’incertezza sull’evoluzione del fenomeno. Si era detto che il vulcano stesse rallentando, invece il 19 aprile è tornato ad eruttare, ed una nuova nube di cenere è stata sparata nell’atmosfera.

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Qui a Reykjavik, dove mi trovo in compagnia di molti marchigiani (pesaresi, ascolani ed anche alcuni di Macerata e provincia; so per certo di un ragazzo del capoluogo e ne conosco un altro di Esanatoglia!) la nube non l’abbiamo vista, se non in video. Ci sono state giornate splendide, di sole e cielo terso e paradossalmente l’aeroporto internazionale di Keflavik (quello di Reykjavik è abilitato ai soli voli nazionali) è stato operativo e funzionante praticamente sempre, appunto perché le ceneri venivano soffiate in direzione sud, mentre capitale ed aeroporto si trovano nell’ovest dell’isola.


Diversa la situazione delle 700 persone che vivono nei pressi del vulcano. Inizialmente sono state evacuate, ora in molti sono tornati nelle loro case, ma hanno dovuto riparare eventuali crepe o fessure nei muri dalle quali potesse entrare la cenere, hanno messo lo scotch alle finestre, possono uscire solo con occhiali protettivi e mascherine e comunque per il tempo strettamente necessario. Il problema maggiore, scongiurato il rischio di jökulhlaup (da jökull, ghiacciaio e hlaup, corsa), cioè di inondazioni dovute al ghiaccio che è sciolto dal calore della lava del vulcano, è rappresentato dalla cenere. Gli animali non possono essere rinchiusi in eterno nelle stalle, e la situazione nelle campagne circostanti è desolante, con la cenere che ricopre tutto e si solleva ad ogni passo. A nessuno, che non sia residente o uno studioso, è consentito avvicinarsi.

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Tuttavia bisogna rilevare che le autorità hanno agito sin da subito monitorando la situazione, costruendo argini per imbrigliare le inondazioni, che ci sono state, anche a costo di distruggere l’unica strada asfaltata esistente che faccia il giro del paese (la 1, Hringvegur, cioè strada-anello) pur di salvare infrastrutture strategiche come i ponti, visto che i fiumi si sarebbero ingrossati a dismisura ed avrebbero portato anche diversi iceberg. A 120 km di distanza noi non abbiamo sofferto queste situazioni, anche se le cose potrebbero cambiare molto rapidamente: è previsto per giovedì un cambiamento dei venti che costringerebbe tutte le persone al momento residenti a Reykjavik e dintorni a comprare mascherine ed a regolarsi di conseguenza, ovvero limitandosi ad uscire, mentre è stato suggerito agli asmatici di non uscire di casa. Inoltre, le recenti dichiarazioni del Presidente della Repubblica Ólafur Ragnar Grímsson all’emittente inglese BBC hanno aumentato il malcontento di un paese vessato più di altri dalla crisi economica, che nell’autunno del 2008 è imploso in seguito ad un crac finanziario per cui il contenzioso con Olanda e proprio il Regno Unito è ancora aperto.

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Il Presidente ha in pratica detto che queste sono le prove generali per l’eruzione di un altro vulcano che come l’Eyjafjallajökull si trova sotto un ghiacciaio, ovvero il Katla, molto più grande e pericoloso. Perciò ha invitato le altre nazioni a fare dei piani per quest’eventualità, aggiungendo che non era tanto un problema di “se” ma di “quando”. Ciò ha avuto effetti negativi sul settore turistico in quanto molte persone, preoccupate, pare abbiano annullato il loro viaggio in Islanda. Forse un eccesso di sincerità quello del presidente; è vero che non è un vulcanologo e che comunque è molto difficile anche per gli esperti del settore di prevedere come e quando un vulcano erutterà, ma è altrettanto vero che l’ultima volta che c’è stata un’eruzione di questo vulcano anche il Katla ha fatto sentire la sua voce. Era il 1918 ed in quel caso passarono 18 mesi dall’eruzione dell’Eyjafjallajökull. In ogni caso il Katla è strettamente monitorato, come è la norma in un paese che conta più di 100 vulcani, 18 dei quali considerati attivi o comunque quiescenti, e per ora non ci sono segnali che indichino un imminente risveglio. La curiosità è che qui nell’isola tutti si aspettavano l’eruzione di un altro vulcano, l’Hekla, che dovrebbe eruttare periodicamente ogni 10 anni ed eruttò proprio nel febbraio del 2000. Del Katla si dice che erutti ogni 100 anni circa; come “timing” un’eruzione è possibile e probabile, ma non sicura. In quel caso, se il vento fosse ancora complice, potrebbero esserci enormi problemi per l’aviazione europea e non solo.

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Infine, ecco una lista di alcuni siti che penso possano essere interessanti per chi sia incuriosito da tutto questo:
le webcam sul vulcano Eyjafjallajökull:
http://eldgos.mila.is/eyjafjallajokull-fra-fimmvorduhalsi/ , http://eldgos.mila.is/eyjafjallajokull-fra-thorolfsfelli/ , http://eldgos.mila.is/eyjafjallajokull-fra-valahnjuk/

la webcam sul vulcano Hekla: http://www.ruv.is/hekla/

la webcam sul vulcano Katla: http://www.ruv.is/katla/

le dichiarazioni del Presidente della Repubblica Islandese alla BBC sul Katla:http://news.bbc.co.uk/2/hi/programmes/newsnight/8631343.stm



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