Ranzuglia: “Voto utile? No, grazie”

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Da Paolo Ranzuglia, candidato sindaco della lista civica Maceratiamo:

“Prendete una persona qualsiasi e cominciate a parlare di politica e di elezioni. Entro dieci minuti verrà fuori che lui “vota il partito giallo perché l’ha sempre fatto” oppure che “vota Tizio perché è il meno peggio” oppure che “non serve a niente perché tanto sono tutti uguali“; la più bella però è quando sostiene che “voterà Caio perché vuole dare un voto utile“. Verrebbe da prenderlo a sberle, ma la colpa non è sua; il malcapitato è solo una delle tante vittime di una propaganda che da anni lavora, con un discreto successo, per impedirci di ragionare sul significato del voto.

La prima trappola di questa propaganda, forse la più efficace, è quella che ci porta a votare sempre allo stesso modo. Anno dopo anno votiamo sempre gli stessi partiti e le stesse persone, per poi lamentarci che le cose non cambiano mai… è proprio il caso di dire “chi è causa del suo mal pianga sé stesso“. Eppure è così, che ci piaccia o no: le variazioni tra una votazione e l’altra sono minime e questo fornisce ai partiti un enorme potere di controllo. Potere che noi prima consegniamo loro e poi ci lamentiamo di averlo fatto, fino alla volta successiva, quando ripetiamo da capo lo stesso errore. Che furbizia!
Noi però possiamo cambiare questa situazione in un modo semplicissimo: cambiando il nostro voto. Se riuscissimo a liberarci dai condizionamenti, dalle false ideologie, dall’uso strumentale dei concetti di destra e sinistra, dall’idolatria che ci lega (chissà perché?) a un leader, ci accorgeremmo che il nostro accanimento nel difendere certe posizioni e certe persone è in massima parte campato per aria. Cambiando il nostro voto noi possiamo generare un terremoto politico, perché faremmo saltare tutti gli equilibri, togliendo ogni certezza ai partiti e, aspetto ancora più importante, costringeremmo i partiti a confrontarsi con noi cittadini, cosa che non fanno più da molti anni.

La questione del “meno peggio” poi, oltre che sotto il profilo logico, è insostenibile anche dal punto di vista pratico dell’esperienza. Che si chiamino Bianchi, Rossi o Azzurri (ognuno ha il suo “meno peggio” preferito) li abbiamo provati tutti e il risultato, visto che passiamo il tempo a lamentarci dei politici, è che di ciascuno rimane sempre e solo il “peggio”. Del resto, quando si sceglie in partenza di accontentarsi di un risultato mediocre, non ci si può poi sorprendere se l’esito non sarà brillante. Ancora una volta dipende solo da noi, dalla nostra capacità di cercare qualcosa di “meglio”, qualcosa e qualcuno su cui scommettere non solo sperando, ma pretendendo un risultato positivo.
Sostenere che “sono tutti uguali” è una tentazione sempre in agguato, e di certo i fatti quotidiani non ci aiutano a liberarcene, ma questa classe politica non è qui per volontà divina; ogni giorno ne diciamo tutto il male possibile, ma l’abbiamo voluta noi, l’abbiamo votata e continuiamo a sostenerla perché abbiamo paura a cambiare strada. Eppure se l’uomo si è evoluto nel corso dei millenni è proprio perché ha sempre cercato qualcosa di meglio; perché oggi non riusciamo a fare questo passo?

Infine c’è la questione del voto utile. Un concetto di per sé offensivo, perché significa che se io voto per un partito piccolo (questo è il senso) il mio voto diventa inutile. Allora cosa ci vado a fare a votare? In questo modo i partiti più grandi cercano di spingerci a votare per loro, oppure a non votare affatto.
Il valore del voto in realtà prescinde da ciò che esprime: il voto non è mai inutile! Inutile semmai è il non votare, perché permette ad altri di decidere per noi, ci toglie quel poco di diritto che abbiamo e ci precipita nel disfattismo nel quale troppo spesso ci crogioliamo beati; inutile è anche votare per qualcuno sapendo che non è la scelta migliore, perché è la rinuncia alla nostra libertà di scelta. Se invece crediamo che la partecipazione e la libertà siano principi fondamentali, allora il voto è sempre utile, qualunque esso sia, purché dato con convinzione.
Il motivo per cui c’è questa spinta a concentrare i voti è semplice: tanto meno peso avranno le forze minori, tanto più sarà facile per i grandi partiti controllare e gestire il potere a loro uso e consumo e potranno fare e disfare quello che vogliono ancora più allegramente di come avviene oggi. L’obiettivo è la cristallizzazione della politica: se oggi ci lamentiamo perché le facce sono sempre le stesse, a furia di voti utili domani potrebbe essere anche peggio.

Noi possiamo fare qualcosa; noi, il “popolo bue”, i cittadini che diventano importanti solo in quanto portatori sani di voto. Noi possiamo incidere sul nostro futuro e, se possiamo farlo, allora dobbiamo farlo. Perché se rinunciamo a questa possibilità, allora avremo perso: chi combatte può vincere oppure può perdere, ma chi rinuncia a combattere sceglie la sua sconfitta in anticipo.
Se davvero questa classe politica non ci piace, allora dovremmo cominciare a fare l’esatto contrario di quello che ci chiede.
Invitano a concentrare i voti? E noi li sparpagliamo. Sostengono che altrimenti è meglio non votare? E noi ci presentiamo in massa alle urne. Dicono che è utile solo il voto dato ai grandi partiti? E noi lo diamo ai piccoli movimenti.
Già, i piccoli partiti, i movimenti civici, le liste improbabili… Tante persone sostengono che “non hanno nessuna possibilità, quindi non ha senso dargli il voto” e non si accorgono di ribaltare il rapporto causa – effetto. La verità è esattamente l’opposto: se non gli si dà il voto non avranno mai nessuna possibilità.
Se continuiamo a dare delle possibilità sempre e solo ai soliti noti, allora non ci possiamo certo lamentare di come vanno le cose.
Domanda: “E chi ci garantisce che poi anche quelli non diventeranno come gli altri?” Risposta: “Nessuno”.
Votare significa dare fiducia, poi a posteriori (ma in parte anche nel durante, che la partecipazione è essenziale) si valuta se quella fiducia è stata ben riposta oppure no; l’unica garanzia che si può pretendere da parte di chi non ha ancora avuto occasione di far vedere ciò che vale, è la propria storia personale. Una garanzia più ampia invece ce l’abbiamo da quelli che hanno già dato prova di sé: abbiamo già visto i grandi partiti e anche molti di quelli piccoli al lavoro, sappiamo già come si comportano. Da tutti loro sappiamo esattamente cosa aspettarci e non sembra una bella prospettiva: chi vuole affidargli il suo futuro faccia pure ma che non si venga poi a lamentare.

Finché andremo avanti riempiendoci la testa con idee prese a prestito non avremo un futuro degno di questo nome, né per noi né per i nostri figli.
Ricordo un manifesto, visto parecchi anni fa, che recitava: “Quello che tu puoi fare è una goccia nell’oceano, ma è ciò che dà significato alla tua vita“. Diamo un significato al nostro voto, dimostriamo che è comunque utile e non dimentichiamoci che l’oceano è composto di gocce e mettendo insieme tante gocce si può creare un’onda capace di spazzare via tutto”.



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