San Severino, il rimpasto in Giunta
suscita polemiche
Polemiche per il rimpasto di Giunta a San Severino. Gilberto Chiodi, Massimo Panicari e Fabrizio Grandinetti del Pdl scrivono: “Il sindaco Martini ieri ha provveduto a fare un rimpasto di Giunta certificando le difficoltà interne che i gruppi di opposizioni hanno sempre detto. Infatti, dopo le fuoriuscite di due assessori e di tre consiglieri comunali, Martini ha pensato bene di modificare integralmente gli assetti di giunta per tentare di non terminare la sua esperienza amministrativa in modo fallimentare. La maggioranza nel corso di questi tre anni ha continuato periodicamente a perdere pezzi, in particolar modo i cosiddetti “civici” espressione della società civile. Allo stesso modo, quindi, anche il rimpasto ha decretato la vittoria degli uomini politici come Petrocchi, Lucarelli e Pelagalli e la sconfitta degli assessori Aronne, Carloni e Giorgetti. Questi ultimi infatti, ne sono usciti penalizzati e con deleghe ridimensionate. Considerazione a parte va fatta per Taborro, che assume il ruolo di Pelagalli, con deleghe allo sport, alle politiche giovanili ed alle società partecipate. L’avventura di Taborro, nasce già con una sconfitta, quale la mancata fusione delle società Assem e Assm, in quanto, lo stesso Taborro è stato delegato dal sindaco alla trattativa e componente della precedente delegazione trattante.
Il rimpasto effettuato, ad un anno e mezzo dalla fine della legislatura, certifica le incapacità amministrative fin qui mostrate e ne prolunga l’agonia, che putroppo corre il rischio di danneggiare irreparabilmente il ruolo provinciale della nostra Città”.
Interviene anche Gianluca Gelsomino di una Forza per Cambiare: “Circa un anno fà e sulle colonne de “Il Resto del Carlino” descrissi il sindaco Martini come un autentico e moderno podestà. La questione che mi spinse a indicarlo in quel modo fu legata a come il sindaco avesse gestito, e per l’ennesima volta, l’assunzione di una scelta affatto collegiale. Per l’esattezza, fu la nomina di un componente settempedano in seno al Cosmari, dove Martini riconfermò il consigliere Soverchia (in quota Forza Italia). All’epoca stavo in maggioranza ed ero capogruppo del Partito Socialista. Martini, letteralmente infuriato, chiese il supporto dei partiti di maggioranza che aspettarono diversi giorni prima di replicare al sottoscritto come desiderava il primo cittadino.
In quei giorni successe di tutto e molti mi confermano ancora oggi che Martini aprì letteralmente una crisi, mettendo sul tavolo la questione politico-rusticana “o io o Gelsomino”. I rapporti di forza, più che quelli della ragione, non stavano di certo dalla mia parte e Martini ricevette, benchè in extremis, il sospirato appoggio dei partiti. Anche Massimo Panicari, all’epoca assessore, insieme a qualche altro membro di maggioranza, non firmò la “bolla di scomunica”. Come nulla fosse un Martini sorridente dichiarò, sempre su queste colonne, che tutto andava bene e che la maggioranza era compatta. Martini, addirittura, si era scelto un referente di comodo anche all’interno del mio Partito nonostante il sottoscritto avesse la maggioranza degli iscritti, l’appoggio del segretario provinciale Ivo Costamagna e dell’assessore regionale Lidio Rocchi ( che ancora oggi mi vuole come candidato alle Regionali per la sua lista socialista e repubblicana ).
Che i regimi si scelgano financo gli oppositori è oramai risaputo e non stupisce più nessuno, ma va comunque ricordato. Il braccio di ferro coi partiti premiò il sindaco e da quel giorno il centro sinistra è letteralmente scomparso e la maggioranza perde pezzi in maniera emorragica: assessori, consiglieri comunali, consiglieri di Enti. Ognuno cerca di mettersi in salvo da una nave in balia delle onde quanto del suo capitano.
Quale qualità e quantità di maggioranza ci sarebbe stata oggi se si fosse tenuto botta in quelle giornate di resistenza è l’aspetto dirimente di tutta la vicenda, altro che rimpasti e rimpastini da esercito in fuga”.