MaceraTiAmo: “Una nuova
politica per i rifiuti”
Dalla lista civica MaceraTiAmo riceviamo e pubblichiamo:
“Quello dei rifiuti è un tema scottante anche per la nostra provincia, nonostante sia necessario dire che, per alcuni versi, è messa meglio di altre.
Per affrontare seriamente il problema dei rifiuti, non si può che partire dalla sua origine, cioè dalla produzione: è necessario produrre meno rifiuti. In parte questo dipende dai cittadini, che, oltre a evitare gli sprechi, possono indirizzare le proprie scelte di acquisto anche in funzione di ciò che ogni prodotto restituisce come rifiuto; è però indubbio che, per un’azione efficace, sono indispensabili adeguate politiche di incentivazione per spingere tutti gli operatori economici a modificare in quest’ottica sia la catena produttiva che quella distributiva, e ad instaurare quindi comportamenti più virtuosi.
Il passo successivo è quello del riuso: molti prodotti oggi vengono buttati quando hanno ancora un’utilità, se non per noi per qualcun altro. Sostenere il riutilizzo di prodotti e materiali che altrimenti finirebbero nel ciclo dei rifiuti è un altro comportamento virtuoso che cittadini ed istituzioni pubbliche dovrebbero impegnarsi insieme a perseguire.
Quando poi si arriva al rifiuto vero e proprio, le strade percorribili sono tre: stoccaggio in discarica, incenerimento e recupero. Purtroppo siamo abituati, complice una politica troppo spesso miope quando non in malafede, a dimenticare i primi due aspetti (riduzione e riuso) e a concentrare la nostra attenzione solo su quest’ultimo; e di queste tre opzioni, solitamente si tralascia il recupero, l’unico trattamento veramente efficiente e rispettoso dell’ambiente e della nostra salute.
Il recupero, attuato attraverso una differenziazione spinta del rifiuto (svolta normalmente con i metodo “porta a porta”) e tecniche di trattamento oramai consolidate, consente di ottenere le cosiddette materie prime-seconde, riutilizzabili direttamente in fase di produzione dalle aziende delle rispettive filiere. Il rifiuto diventa quindi nuovamente un materiale utilizzabile e produce un reddito che copre i costi necessari al suo trattamento. Quello che avanza da un simile procedimento, se ben strutturato e gestito, è una frazione minima del rifiuto originariamente raccolto; le esperienze più significative in questo senso arrivano ad avere residui inferiori al 10%, con tendenza a migliorare ulteriormente.
Applicando opportunamente la riduzione, il riuso e il recupero, si riduce al minimo la necessità delle discariche, si elimina il ricorso all’incenerimento e si remunera l’attività con la vendita delle materie prime-seconde. Esempi di comuni che hanno in vario modo applicato queste metodologie con ottimi risultati, sono presenti in tutta Italia: Capannori (LU), Montebelluna (TV), Mercato San Severino (SA), solo per citarne alcuni.
Sugli inceneritori infine, essendo da molti considerati erroneamente la soluzione definitiva al problema rifiuti, è invece necessario chiarire alcuni aspetti.
Gli inceneritori (o termovalorizzatori, come si ostinano a chiamarli quelli che vorrebbero spacciarli per impianti virtuosi) non eliminano affatto la necessità di discariche; anzi producendo rifiuti speciali hanno bisogno di discariche particolari.
I cattivi odori non dipendono né dall’inceneritore né dalla discarica (se ben fatta) ma dalla linea di compostaggio in cui vengono trattati i rifiuti organici; su questo aspetto un netto miglioramento si avrebbe con la digestione anaerobica (degradazione della sostanza organica da parte di microrganismi).
La fisica ci insegna che non esiste un trattamento capace di far sparire la materia. Con l’incenerimento dei rifiuti si raccoglie circa il 30% di quanto bruciato tra ceneri, polveri e altri residui; il restante 70% viene quindi disperso nell’ambiente.
Le sostanze che escono dal camino dell’inceneritore sono estremamente inquinanti per l’ambiente e gravemente nocive per la salute umana, fatto ormai ampiamente documentato; malattie dell’apparato cardiocircolatorio e respiratorio, malattie degenerative e tumori sono le conseguenze più comuni.
Se non fosse per i contributi CIP6 e i certificati verdi, l’incenerimento dei rifiuti sarebbe economicamente insostenibile.
L’inquinamento prodotto da incenerimento di rifiuti è probabilmente l’unico assolutamente inutile: giusto per fare un esempio, quello prodotto dal traffico, sicuramente maggiore in quantità, ha comunque una sua utilità nel consentire i trasporti.
Non è vero, come alcuni sostengono, che all’estero si utilizzino gli inceneritori in maniera massiccia; è vero invece il contrario, e basta guardare paesi come la Germania o gli USA che, avendoli utilizzati in passato e avendo verificato i danni prodotti, hanno smesso di costruirne di nuovi e stanno dismettendo quelli in funzione, in favore di trattamenti più consoni e sicuri”.
