Bossi: “Voto agli immigrati?
Fini è matto”

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(Fonte: www.lastampa.it)

Subito prima della foto coi alcuni militanti alla festa della Lega Nord di Torino, Umberto Bossi sta chiacchierando con un volontario: la maglietta verde di ordinanza, l’Alberto da Giussano sulla schiena e…. la pelle nera. Viene dunque spontaneo dire subito al senatùr. Vede che Fini non ha poi tutti i torti? Concedere il voto agli immigrati è un gesto coraggioso ma dovuto. La risposta, lapidaria, arriva dopo una serie interminabile di baci e autografi alle fan: «Chel lì l’è matt». Che, fuori dal lombardo vuol dire: «Quello lì è matto».

E subito spiega: «Come già riferito a monsignor Bagnasco, anche noi vogliamo aiutarli, ma a casa loro. Se questo il presidente Fini non lo capisce è condannato a perdere altri voti». Beh, vien da credere che la Lega tifi per questo scenario. I voti in uscita dalla destra potrebbero finire dritti dritti al Carroccio. «Io questo non lo so – spiega Bossi – Io so solo che certe cose non le dico». Chiusura totale anche al «tagliando» per la Bossi-Fini.

Il senatùr sembra avere molto chiaro il percorso dei prossimi mesi. Stasera ad Arcore vedrà Berlusconi e Tremonti. Si comincerà a parlare di regionali. «Chiederemo tutto e spero di ottenerlo», dove per «tutto» si intendono Piemonte, Lombardia e Veneto. Una richiesta talmente fuori dalla realtà che Bossi sa bene che dovrà scendere a compromessi anche se, spiega «dipende da come matureranno le cose e da cosa offrono anche loro». Il piano B non lo svela ma le quotazioni leghiste danno per persa la Lombardia (dove Formigoni di fatto è blindato), mentre «ce la si gioca» in Veneto e Piemonte, dove il candidato sarebbe l’attuale capogruppo alla Camera Roberto Cota, acclamato con cori da stadio («Cota Presidente, Cota Presidente») proprio davanti al senatùr. Il quale prima si unisce al coro poi, durante il comizio, lo battezza: «È un ottimo avvocato civilista che sta facendo molto bene sotto la mia guida». Ma oltre, di regionali e dintorni, non dice. Segno che la partita è delicata.

Dell’altra grande partita del momento, quella tra governo e Chiesa, gli piace sapere che sta tornando il sereno (o perlomeno si lavora per superare la bufera) e non intende prendersi i meriti. «Cosa vuole che sappia io di certe cose. Io sono piccolo, e il Papa è irraggiungibile per me. Certo con Bagnasco è andata bene, molto bene». E riattacca a raccontare l’incontro: «Ho proposto la detax a favore dei Paesi poveri e l’idea è stata apprezzata. Lo stesso gradimento ha ottenuto l’azione del governo che sta facendo tante cose». Idillio su testamento biologico e pillola abortiva.

Tra una settimana, infine, il tradizionale appuntamento di Venezia. Due anni fa, durante l’ultima fase del governo Prodi, Bossi e i suoi erano pronti allo sciopero fiscale. Ora per il segretario della Lega la soluzione è un’altra: «I sindacati per la prima volta hanno dimostrato attenzione per la nostra proposta di salari territorializzati».Che poi sarebbero le gabbie salariali. «Questo è un termine che non va bene perché ricorda il centralismo, mentre con il federalismo prevale la periferia, la gente. Ma il nome non conta, chiamiamola contrattazione decentrata o salario territorializzato. Quel che conta è dare più soldi in busta paga dove il costo della vita è maggiore. Noi stiamo facendo un’azione di trascinamento nei confronti del governo e dei sindacati. Il primo incontro è andato bene, tra una settimana ci rivedremo».



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