Tutela “Made in Italy”: Capponi
scrive al Ministro Scajola
Provincia

Il presidente della Provincia di Macerata, Franco Capponi, ha inviato una lettera aperta al ministro per lo sviluppo economico, Claudio Scajola, per invitare il Governo ad arginare i tentativi di bloccare gli effetti della legge 99 sulla cosiddetta etichetta obbligatoria a protezione del made in Italy, entrata in vigore a Ferragosto. Capponi si è voluto far interprete sia dell’interesse del consumatore, in quanto la nuova legge salvaguarda la trasparenza della filiera produttiva, sia in particolare del diffuso settore artigianale ed industriale maceratese caratterizzato da tante piccole e medie imprese che realizzano interamente sul territorio – senza ricorrere alla delocalizzazione – prodotti di qualità, frutto di ingegno, creatività, passione e manualità della forza lavoro locale.
“La tutela del made in Italy – ha scritto il presidente della Provincia al ministro Scajola – significa innanzitutto tutelare i lavoratori italiani e riconoscere l’impegno di tanti imprenditori che, rinunciando spesso anche a facili guadagni, preferiscono valorizzare l’autenticità del territorio. E’ giusto quindi che i prodotti commercializzati con il marchio made in Italy siano effettivamente realizzati nel nostro Paese e non invece frutto di delocalizzazioni, le quali per altro riducono la domanda di lavoro, incidendo di conseguenza in modo negativo sull’occupazione”.
Dopo aver espresso, anche a nome di tante aziende maceratesi e delle loro rappresentanze di categoria, “l’apprezzamento della Provincia di Macerata e del sistema imprenditoriale locale per l’impegno che il Governo e lo stesso ministro Scajola hanno profuso nell’approvazione da parte del Parlamento della recente legge sulla tutela dei beni prodotti in Italia”, lo stesso Capponi si è fatto interprete delle preoccupazioni suscitate dalle notizie di stampa che riferiscono di alcune “prese di posizione volte ad auspicare uno stop alla legge”. E a questo proposito il presidente della Provincia rivolge un pressante invito al ministro Scajola affinché “impedisca il venir meno degli effetti positivi di una legge da molti anni da più parti auspicata, ma che solo l’attuale Governo e l’attuale maggioranza parlamentare hanno saputo realizzare con la soddisfazione della parte più viva dell’ imprenditoria e del mondo del lavoro”.
In uno dei vari passaggi della lunga lettera inviata al Ministro, il presidente Capponi ricorda: “la crisi che da un anno sta mettendo in seria difficoltà l’intero sistema mondiale ha dimostrato come la vera economia debba basarsi realisticamente sul lavoro. Il sistema manifatturiero, pur attualmente in sofferenza, appare il solo capace di risollevare le sorti dell’intero sistema economico. Perché ciò avvenga in tempi rapidi sono necessarie incentivazioni e misure di sostegno. Per l’economia italiana e di tante realtà territoriali del nostro Paese incentrate sul comparto manifatturiero, la norma sul Made in Italy introdotta dalla legge 99 del luglio scorso rappresenta un sostegno utile e probabilmente vincente, per altro senza costi per lo Stato e la collettività”.
Nella regione è pieno di imprese, industrie, fabbriche che, oramai da tempo, hanno delocalizzato parte della produzione all’estero.
Addirittura alcune industrie si preparano a traslocare all’estero (Vietnam, Taiwan, Cina) seguendo l’esempio di “grossi nomi”, che già sono diversi anni che avevano trasferito il 100% della produzione all’estero, lasciando in Italia solo una commerciale che distribuiva il prodotto.
Non solo in Italia, ma oramai in tutta Europa, è pieno di articoli marcati CEE (e non più Made in Portugal, Made in itay o Made in France come avveniva prima) che non si sa più bene in quale paese della Comunistà Economica vengono prodotti (sempre che sano prodotti in Europa!!!).
Come si può difendere il Made in Italy quando i produttori sono i primi a scappare dove la produzione costa meno, guarda la FIAT 500, o dove le condizioni di lavoro sono pessime (e dove i lavoratori, spesso minorenni, non sono garantiti….dove un lavoratore costa 1/20 che un lavoratore europeo… dove ancora conciano con i piedi e senza protezione le pelli nei catini pieni di pericolosi prodottichimici….dove non vi è alcuna sicurezza nei posti di lavoro, figuriamoci gli aspiratori per eliminare i fumi nocivi, ecc. ecc.).
Molti nostri imprenditori vanno dove il guadagno è maggiore, dove il lavoro costa meno, dove ci si può arricchire più velocemente… E chi se ne frega se il lavoratore italiano resta senza lavoro.
Mi auguro di no,e spero il contrario, ma date le premesse non vorrei che la lettera di Capponi sia solo una facile vetrina, dove apparire senza pagare alcun dazio.