Maulo, il sindaco poeta
tra le colline e il mare

di Maurizio Verdenelli
Gian Mario Maulo è probabilmente (anzi, lo è di sicuro) uno di quei uomini politici maceratesi da contare sulle dita di una mano sola, emersi o meglio fatti emergere dal dopoguerra ad oggi. E’ stato sindaco e forse perché “minacciava” di diventarlo una seconda volta, la sua candidatura non venne confermata. Vinse Anna Menghi che durò un anno e mezzo ed ora sta per lasciarci anche il successore di questa, Giorgio Meschini dopo 10 anni nel corso dei quali Macerata ha continuato a non brillare.
Gian Mario, cattolicissimo e progressista, è stato il primo cittadino della prima giunta maceratese non guidata da un dc. Venne eletto battendo l’ultimo erede di un potere ormai logorato e non ancora trasformatosi e dunque allora perdente: Evio Hermas (detto Masino) Ercoli.
Attualmente Gian Mario è presidente del Consiglio comunale: il grande Intestino politico maceratese non è riuscito dunque a macinarlo e a digerirlo. Per forza, perché Maulo è un duro. Ed anche perché è di Montecosaro, l’unico paese del Maceratese di cui la storia riferisce di una rivolta popolare contro il Potere costituito. Ed anche perché Maulo è un poeta. Anzi lo è prima di essere un politico. Come poeta vede da Montecosaro (splendido poggio che annuncia ed anticipa l’Adriatico) il mare e i monti. Ecco perché non si è lasciato “ingabbiare” dall’hortus conclusus del gran Pollaio di Macerata. Anche se i suoi avversari non sono più quelli di metà degli anni 90. Una dimostrazione? Il suo furente competitor alla carica di sindaco è adesso il raffinato prefatore della sua recente raccolta di liriche (“Le Colline e il mare” con immagini di Carlo Iacomucci e del Gruppo E.Art; Ed. Simple; prezzo: 15 euro). “Debbo dire che sentivo il bisogno di una simile pubblicazione” scrive infatti Ercoli che però non dimentica i trascorsi con Maulo: “Il testo intende avere anche un suo specifico tasso politico (in senso lato) e dimostra come la poesia rafforzi la sua autenticità nel momento in cui ogni parola trova reali e penetranti fondamenta nel trascorso emotivo, nella fantasticheria partecipata ed intensa del lettore”.

La titolazione del primo capitolo ci piace particolarmente: “Oltre le mura”. Perché ci porta oltre l’hortus conclusus, “oltre le mura indifferenti/ oltre il cerchio di stagioni uguali.” (cfr “Quadro di Primavera”) e perché quell’Oltre le mura -qui confesso rispondendo dopo tanti anni ad un’interrogazione consiliare dello stesso autore- mi riporta nel nome al “mio” “Oltre i cancelli”. La testata che io (ebbene sì: era vero!) ispirai per quello che era il rinnovato notiziario comunale, sindaco Anna Menghi. Confermo: ero stato io il redattore, come all’opposizione sospettavate tu Gian Mario e lo stesso Adriano (Ciaffi), com’ero stato io ad indicare al sindaco la nomina ad assessore di Dante Ferretti. Quella testata e quella nomina che tanti “mal di testa” produssero, ebbero la stessa vita breve di quella giunta Menghi macinata e digerita a tempo record da parte del Grande Intestino maceratese!
Gian Mario tuttavia non si nasconde nulla circa la sua città d’adozione: “Questa pigra città/di finestre serrate nei desideri/ e un sole assorto/ che indugia/ negli angoli senza vita/ un sole inutile sulle persiane/ palpebre mute/ poi in numeri onde di voci/ sul corso la sera/ monotona assenza”. Bella, bellissima questa “Estate”.
Per me, inoltre, piena di suggestioni –Maulo me ne fece avere una copia autografa- è la prima poesia che scrisse da sindaco, a pochi giorni dal ballottaggio vinto alla grande su Ercoli: “Alla firma”. “Cerco una pratica con cui parlare/fra le ultime carte in attesa/sul tavolo di vita quotidiana./Una giornata di cose da ascoltare:/anche le pagine che non hanno un volto/fanno anticamera dal sindaco./E grondano di storie che non vedo,/di vita sospesa dietro un nome,/quando la firma mi si spegne in mano.”
L’anziano cronista che sono riconosce nella chiusa di “Città natale”: “…Qualcuno lo cerca/oltre la sera il freddo le cose:/quando apparirà la prima luce/sarà l’eterno”, il messaggio del sindaco nel biglietto di auguri di quegli anni. Erano i tempi, anche, della “querelle” da me giornalisticamente alimentata della “cacciata” dalla corte interna del Palazzo comunale di una coppia di extracomunitari di colore, poveri, che lì, nella “capanna” natalizia allestita, avevano trovato alloggio. Cacciata in realtà, non proprio: sul far della sera, gli uscieri comunali si limitavano a chiudere, contrariamente al solito, il portone centrale non consentendo il “rientro” della coppia. Era Natale: la vicenda ebbe clamore nazionale e Maulo fu quasi “costretto” a giustificarsi (“Sono il padre adottivo di una bambina di colore..”) dalla platea del Maurizio Costanzo Show, che aveva cavalcato anch’esso il caso maceratese.
Sfogliando il libro di Maulo, torna intanto il concetto di mura in “Balcone”: “Il mio colore leggere/stamane/impalpabili refoli d’aria/e gocce sospese d’autunno,/che piano/s’insinua dentro le mura,/in questa incompiuta anima/della città/rapita ormai dalla nebbia…”. e riemerge l’ansia di superarle, di passare oltre: “Anche l’ultima stella è caduta/ed io non so dire alla notte/ un desiderio una parola un sogno:/ancora un anno privo d’ambizioni;/ e ad ogni luce che trafigge l’orizzonte/mi trovo con le mani vuote…” (“Notte di San Lorenzo”). Nei “Giardini d’inverno”, una confessione ed insieme una consapevolezza: “non ho più sogni tra le mani/non ho più paure/solo una brezza di libere emozioni”. A chi dei due appartiene la confessione? Gian Mario, l’ uomo; o Maulo il politico?
Nel capitolo (“Parole di sabbia”) dedicato a Civitanova e all’Adriatico, l’uomo della città dichiara “che la mia casa è il mare” (Cfr “Libero”). E l’uomo che attende la luce, la “chiarità che salva” –il verso di Remo Pagnanelli è intimamente e glottologicamente presente nella poeticana mauliana-attende il fiorire del mistero “sulle acque”. E pure in “Lungomare”, dedicato alla moglie, persiste l’ansia e la ricerca della luce e del “silenzio chiaro”.
E siamo ai giorni d’oggi, anzi a quelli che verranno. Che farà Maulo il prossimo anno, l’anno delle elezioni a Macerata? Cerchiamo di leggerlo in “Arenile”: “Non oso riprendere il largo/anche il mare/mi attende:/solo questo caldo arenile/sa le tempeste/d’una barca ribelle./Meglio indugiare/fra le braccia/d’una deriva finita/nel cuore di sabbia/dove si nasce/e si torna.”
Probabilmente siamo andati un po’ troppo “al largo” scrutando tra pieghe poetiche il destino di un politico di prima classe. Non sarebbe peraltro la prima volta che la mia memoria “falla” con Gian Mario che in un precedente articolo avevo “visto” al posto del predecessore Carlo Cingolani vicino a papa Wojtyla nella storica visita a Macerata nel giugno del 1993 in piazza Libertà. Il prof. Maulo ha tirato le…orecchie al mio difettoso amarcord con una garbata mail. Tuttavia se non fu Gian Mario ad assentire quel giorno (Cingolani non lo fece affatto, o si?) ad assentire gravemente alle parole del pontefice che raccomandava i maceratesi ad essere degni del titolo di “Civitas Mariae” , fu proprio lui stesso qualche anno più tardi diventato sindaco di Macerata, a farlo ad un’analoga esortazione sulla stessa piazza da parte del vescovo Conti, appena succeduto allo scomparso, indimenticabile mons. Carboni.
Oltre che poeta e politico, come ricordato nell’articolo da Maurizio Verdenelli, Gian Mario Maulo è stato fino allo scorso anno anche docente di Psicologia, Pedagogia e Sociologia all’Itas Matteo Ricci. Delle sue lezioni e delle sue poesie ho un gran bel ricordo e faccio al mio professore i migliori auguri per il suo futuro politico, per i suoi prossimi versi e anche per il suo avvenire da nonno.
….alle parole del pontefice che raccomandava i maceratesi ad essere degni del titolo di “Civitas Mariae”……
Ed anche degni i maceratesi (anzi forse ancor più degni) di ricordare sulle colonne del loggiato del Comune Giodano Bruno e Garibaldi….
Caro Professore
Grazie per gli apprezzamenti che mi hai inviato. Devo dire che erano belli i tuoi tempi da sindaco. Macerata era pervasa da una speranza nuova, si vedevano “cose” e fermenti nuovi. Una boccata d’aria buona dopo il tran tram democristiano. Purtroppo il Grande Intestino era in agguato….
In quanto fuori città, impegnato nel lavoro nella “mia” Perugia (sono redattore di un settimanale in Umbria il cui direttore è il mio ex caporedattore de La Nazione: allora lui aveva 35 anni, io 18, adesso lui 75, io 60 ma l’entusiasmo è sempre lo stesso…)mi sono perso la prsentazione al tuo libro di poesie da parte di “Masino” Ercoli e Guido Garufi, due amici ed ex collaboratori al Messaggero dei tempi d’oro. I tempi di Luca Patrassi, Emanuela Fiorentino, Maria Grazia Capulli, Luciano Magnalbò, Mario Cavallaro, Libero Paci, Pietro “Briscoletta” Baldoni, M.Laura Trovellesi Cesana, Fulvio Fulvi, Dario Gattafoni, Sandro Stacchietti (poi passati al Carlino), Sandro Feliziani, Rosella Pigliapoco, Paola Barbetti etc. etc (mi scuso con i molti che dimentico): insomma alcune generazioni di giornalisti e dintorni politici che hanno scritto e scrivono ancora qualcosa di molto importante.
Bei tempi, quando Masino era ancora in politica e Guido (vivaddio) ancora non ci pensava…
Visto che sono in tema di sentimentalismi, volevo rivelarti che non pensavo a te come sindaco -come tu hai sempre creduto-scrivendo su un Sussurri e Grida di tanti anni fa, degli “occhi freddi del Palazzo” in riferimento ad uno delle tragedie umane più grandi e choccanti mai consumatesi in città. Parlo del suicidio dei due ragazzini a Collevario, a 24 ore di distanza l’uno dall’altro. Noi giornalisti li definimmo Giulietta e Romeo maceratesi. Il Palazzo era indicato in senso lato, letterariamente pasoliniano, non politicamente.
Sei stato un buon sindaco, amato e votatissimo. Dunque popolare, dunque da abbattere secondo la logica delle lobbies e delle elites dei Quartieri Alti.
Con stima. Maurizio Verdenelli
La storia del Sindaco Maulo io me la ricordo un tantino diversa; sarà forse che comincio ad invecchiare e i ricordi si annebbiano e si confondono…
Perchè io ricordo una vicenda un pò diversa, con le “elités” che al balottaggio dicono di non votare (e non a caso al balottaggio oltre il 30% dei votanti annullò o fece scheda bianca) o addirittura che dannoindicazioni di voto contrarie a quelle che avevano dato al primo turno, dove Maulo si era piazzato al II posto ben distanziato da Ercoli.
Io ricordo anche l’improvvisa blindatura del Centro Storico chiuso alle auto (come in tanti giustamente chiedevano) prima di fare i parcehggi a servizio; ricordo i vigili che si aggiravano come cani da guardia pronti ad azzannare chiunque violasse il divieto di ingresso.
Ricordo il piccolo cabotaggio della Giunta che, per tante cose ha navigato a vita senza nessun progetto; Giunta di cui oggi quasi nessuno ricorda i nomi dei componenti o cosa hanno fatto.
Ricordo che nel 1997, quando all’interno del centrosinistra si doveva scegliere il candidato la prima ipotesi era di tenersi Maulo e di cambiare totalmente Giunta.
Ipotesi poi scartata in quanto era come tenersi l’autista di un autobus che aveva camminato oco e male e cambiare i passeggeri.
Ricordo infine che, pur non avendolo io sostenuto, all’inizio gli entusiasti di Maulo credevano in una nuova primavera per Macerata ma poi si accorsero ben presto che, di primavera, c’era molto poco e furono i primi a prenderne le distanze in quanto i tanti entusiasmi si erano velocemente spenti…
Però lo ripeto, ad una certa età la mente fa brutti scherzi e i ricordi si confondono…