Impresa: una guida per affrontare
il passaggio generazionale

Il 69,7% delle ditte attive in provincia di Macerata, su un totale di 37.087 aziende, sono individuali rispetto al 65,6% delle Marche e al 64,7% del dato nazionale. Il 52% delle ditte individuali, pari a 13.405 unità, ha titolari di età superiore ai 50 anni. In agricoltura è addirittura presente il 66% degli ultrasettantenni ancora attivi in tutti i settori produttivi. La generazione degli ultracinquantenni in tutte le imprese (individuali e non) che siano non solo titolati, ma anche soci o amministratori, rappresenta nel maceratese il 48%, contro un 46% della media regionale ed il 44% delle media nazionale. Sono dati, questi, che dimostrano come moltissime imprese si trovano ad affrontare il tema del passaggio generazionale, un fattore di criticità che la Provincia di Macerata ha voluto descrivere in “…E l’impresa continua”, una guida in materia di ricambio generazionale, presentata in anteprima nelle sessione di chiusura di “Expodonna”, la rassegna campionaria che si è svolta nel quartiere fieristico di Villa Potenza di Macerata. La pubblicazione – realizzata con i contributi di Eleonora Cipolletta, Lorena Polidori, Emanuela Mandozzi, Silvia Giorgi, Michele Barchiesi ed il coordinamento di Letizia Casonato – si propone di aiutare gli imprenditori ad affrontare questo delicato momento nella storia della loro azienda. “L’idea di questa guida – ha detto l’assessore provinciale alle Attività produttive, Daniele Salvi – nasce dalla volontà di accrescere la sensibilità e la consapevolezza verso un tema essenziale che riguarda la vita di un’impresa e, in particolare, il tessuto produttivo della nostra provincia. Il tema del passaggio d’impresa è molto sentito nel tessuto produttivo del nostro territorio, fatto di piccole e di piccolissime imprese a carattere famigliare, particolarmente interessato dalla necessità di gestire al meglio il ricambio, che, insieme alla difficoltà di accesso al credito e al deficit d’investimento in ricerca e innovazione, rappresenta una delle criticità più evidenti”.
La guida, presentata da Claudia Nofrini di Sida Group, raccoglie un’analisi delle problematiche e dei dati legate al passaggio generazionale in azienda e alcuni strumenti concreti per affrontare questo momento oltre alle testimonianze di imprenditori che l’hanno attuato con successo.
E le difficoltà delle aziende sono state confermate da Anna Piergiacomi della Cna che ha detto che “il problema è molto sentito specie nel settore dell’artigianato perché, oltre al passaggio nella gestione dell’impresa, si aggiunge quello del possesso della manualità che non si può trasmettere di padre in figlio, visto che è una dote naturale”.
Nella foto, l’assessore Salvi con il gruppo di autrici e collaboratrici della “Guida in materia di ricambio generazionale”
Come sempre ad un problema complesso si tende a dare risposte semplicistiche o pensare che un manualetto possa risolvere molte cose.
Ma il “passaggio generazionale” è un problema non solo delle imprese, ma anche della politica e, più in generale, del “sistema Italia”.
Chi ha costuito un azienda, chi ha aperto un’attività commerciale di successo, chi si è dato da fare ed ha creato ricchezza e lavoro spesso lo ha fatto con eneormi sacrifici, spendendo sabati e domeniche a lavorare, facendo le ferie quando capitava e se si poteva.
Chi ne ha benificiato di quete migliori condizioni di vita (create dai genitori) sono stati i figli che hanno studiato, che hanno perso tempo all’Università, che hanno avuto tutto e che invece che sudarsi “la paghetta” hanno avuto la strada spianata.
Quindi abbiamo da un lato un “padrone” che ha impegnato tutta la sua vita nel lavoro e che anche se oggi non è più in primo piano controlla, giudica, esamina il lavoro dei figli.
Dall’altra parte abbiamo dei “padroncini” che magari sono anche informatizzati e con il titolo di studio ma che altrettanto spesso proprio perchè non hanno dovuto faticare non sono preparati a gestire un’ azienda e quindi cadono nell’errore del fare ikl passo più lungo della gamba o, nei casi disperati, sono proprio incapaci di mandare avanti l’attività di famiglia senza la supervisione del padre.
Quindi un manualetto, tipo quello che si usa per indossare i profilattici, serve molto a poco.
Anche perchè spesso il genitore rimane comunque in ditta (dove altro potrebbe andare??), anche se non fa più nulla (è pieno di commercianti la cui attività viene gestita dai figli ma dove i padri sono semrpe in negozio anche se oramai fanno solo arredamento) e la sola presenza del genitre a volte è più un peso che uno stimolo.
Non credo che un analisi così superficiale possa realmente servire a qualcosa, soprattutto se chi ha fatto l’analisi il lavoro, la fatica, l’alzarsi alle 4 di mattina, il dover far qwuadrare i conti, il dover gestire l’allargamento dcell’attività con molteplici problemi e cose da fare “lo ha vissuto soltanto per sentito dire”…