Dalla cattedra al bancone del bar:
“E’ sempre più dura per noi donne”

Dalla cattedra al bancone del bar: è questo il percorso, inverso rispetto all’ideale che ognuno di noi immagina, di Marica Ialenti, giovane donna maceratese che ha ormai riposto ogni speranza relativa al suo futuro professionale per rispondere alle esigenze della sua famiglia.
Dopo essersi brillantemente laureata in Economia Aziendale ha scelto di proseguire nella carriera accademica e ha lavorato per 5 anni, con grande passione, come insegnante a contratto in diversi istituti universitari italiani. Ha abbandonato l’università quando era già incinta del secondo figlio, non per particolari motivi di salute ma perchè in un sistema che spesso ha poco a vedere con la meritocrazia, le hanno fatto capire che non c’era spazio per lei. Nel 2006 Marica è tornata ad insegnare matematica nelle scuole superiori di Camerino, Matelica e Cingoli dove finalmente si è sentita davvero realizzata. Il bel sogno è purtroppo durato poco: “Grazie al ministro Gelmini – afferma rassegnata Marica – tutti i precari sono stati mandati a casa, io compresa.” A questo punto Marica e la sua famiglia composta dal marito e da due bambini di 6 e 4 anni, si sono trovati a dover prendere delle decisioni importanti. “La famiglia viene prima di tutto – ci dice Marica – ed è in assoluto la mia più grande fortuna. Per questo quando facciamo delle scelte sono inevitabilmente legate ai nostri bambini. L’attività del bar, avviata da mio marito che ha lavorato qui negli ultimi anni, non bastava per andare avanti. Così lui ha trovato un altro lavoro e io l’ho sostituito nel bar prendendo a carico sia la gestione che il lavoro di barista puro. ”
E’ così che Marica si ritrova dietro al bancone del bar Tazza d’Oro, tra cappuccini e brioche. La vediamo affaccendarsi freneticamente per soddisfare i suoi clienti: si muove con la grinta e la decisione che la caratterizzano nella vita. “E’ dura conciliare casa, bambini e lavoro- sottolinea Marika – ultimamente sto molto rivalutando le donne casalinghe. Io non ho nessun tipo di aiuto e giostrarmi tra i vari ruoli e impegni diventa sempre più difficile. Molte altre donne hanno i miei stessi problemi tanto che ci siamo organizzate tra mamme per evitare le baby-sitter.” In tutto questo rimane spazio per la soddisfazione personale? ” La realizzazione personale è dimenticata – ci risponde Marica – perchè comunque alla fine lavorare senza certezze stanca, è molto demotivante. Ho smesso di fare qualsiasi tipo di previsione per il futuro e mi sono rassegnata ad andare avanti così.”
La storia di Marica è la storia di molte donne che pur dotate di capacità e intelligenza non trovano nella società attuale una risposta alle loro esigenze. Dopo aver ottenuto nel corso del secolo scorso diritti fondamentali basati sulla tutela dell’essere donna, oggi nascono nuove esigenze con le quali gli amministratori ma anche i datori di lavoro e tutti gli altri attori sociali devono necessariamente confrontarsi perchè non risulti vano quanto è stato conquistato fino ad oggi. Essere donna, madre e moglie non può e non deve essere un limite alla realizzazione. Capacità, intelligenza e talento devono essere riconosciuti come risorse da valorizzare per il bene comune.
Alessandra Pierini