Novità in casa CM:
una rubrica sul dialetto

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di Fabio Macedoni

Perché una rubrica, un intrattenimento sulla lingua dialettale?
La risposta potrebbe essere differente, varia; si potrebbe anche obiettare sull’utilità o sull’interesse di questo argomento. Tutto è possibile!
Il dialetto rappresenta la nostra matrice comune, la nostra origine, la radice: è storia. Lega un territorio, collega usi ed abitudini, sancisce un’etica non scritta, rappresenta una civiltà.
Una storia fatta sovente di povertà ed indigenza: quei fattori che allertano l’ingegno.
Una civiltà che fatica a sopravvivere, a sfamarsi tutti i giorni: è la storia dei nostri nonni e bisnonni, non c’è bisogno di andare tanto indietro nel tempo.
Questo mondo scomparso, assorbito, evoluto, frantumato aveva però un denominatore comune, un comportamento severo, punti di riferimento precisi, coesione.
La civiltà che globalizza, anzi l’economia che globalizza, ha a tornaconto che siamo tutti uguali, tutti con le stesse esigenze imposte, tutti allo stesso mercato.
Ecco, conoscere le nostre origini è importante proprio per questo: per non farsi assorbire e per sapere da dove veniamo: così sarà anche più facile decidere dove andremo. Chi non conosce la storia non può fare la storia. Ma chi non conosce è, in genere, ignorante.
La nostra provincia, la nostra regione, è stata una terra di contadini; l’economia maggiore era quella agricola, la lingua che cementava le attività ed i rapporti quella dialettale.
Il dialetto, quindi, come fonte della nostra storia, a cui non sarebbe male dissetarsi per capire come siamo arrivati fin qui e attraverso quali condizioni, modi, costumi, abitudini, modi di fare, modi di dire.
Il dialetto anche come saggezza popolare, attraverso i suoi detti ed i suoi proverbi, autentiche linee guida per i lavori domestici e per ogni altra iniziativa da intraprendere nella vita civile.
Credo che possa riassumersi così questo piccolo tributo ai nostri “vivi” antenati …

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Prima puntata

IL NATALE e LE FESTE NATALIZIE

Se prima de Natà brina, la màttera è pîna.
(Se prima di Natale fa la brina, la madia sarà piena di farina, il raccolto sarà copioso – Macerata)

La neve ‘nnanze de Natà adè stabbio pe’ lo grà.
(La neve è concime per i campi)

Natale vên de venere, vinne vacche e vvinne pegore; Natale vên de domenica, vinne la tonica per comprà la melica.
(Natale viene di venerdì: vendi vacche e pecore; Natale vien di domenica, vendi anche il vestito per comprare il foraggio, la saggina – Arcevia)

Quanno Natale vên de giove, crompa ‘l grano e venni ‘l bove.

(Quando Natale viene di giovedì, compra il grano e vendi il bue – Fabriano)

Natel al sol, Pasqua a i tizon.
(Natale al sole, al caldo, Pasqua al tizzone, cioè accanto al fuoco perchè è freddo – Urbino)

Chi vôle l’ajo grosso, de Natale ha da esse’ puosto.

(Per aver l’aglio grosso bisogna piantarlo a Natale – Arcevia)

A la sanda Natività, lo callo se ne va.
(A Natale il caldo se ne va – Macerata)

Natà, ‘na zampa de ca’.
(Natale, le giornate si allungano una zampa di cane – Macerata)
Se a Natà no’ negne, Pasqua co’ le legne.
(Se a Natale non nevica, Pasqua sarà fredda)

La nê de dicembre ce fa lu vèrmene; la nê de jennà’ pe’ lu monde e pe’ lu pià.
(Se farà la neve di dicembre, l’avremo per tanto lungo tempo da fare i vermi, cioè come le cose che vanno in putrefazione ; se nevicherà a gennaio sarà diffusa su montagna e pianura e presto scioglierà)

Annu nou, frusta nòa.
(Per l’anno nuovo anche la frusta bisogna rinnovare)

Annu nô, ‘gni trista gajina sa fa’ l’ô.
(Ad anno nuovo ogni gallina deporrà l’uovo: se non lo facesse allora potrebbe rischiare un’altra destinazione …)

De Pasqua e de Natà se rnòa li villà e li macellà.
(Questo detto si riferisce ad una antichissima usanza paesana, quando i villani e i macellai erano soliti rinnovare i loro vestiti a Pasqua e Natale)

A Natale i vini è tutti uguale.
(Il vino nuovo, a Natale, è uguale al vecchio, cioè maturo)

Tandi jorni ha la luna de Natà e tandi paoli va lo grà.
(Il paolo era una moneta dello Stato Pontificio del valore di L. 0,50 circa)

Pasquetta-Befanìa tutte le feste se porta via,
Venerà Samminidittu ne porterà ‘n sacchittu.

(L’Epifania tutte le feste porta via, ma verrà S. Benedetto che ne porterà un sacchetto …)

Dopo Natà è sempre Carnuà.
(Dopo Natale è gia tempo di Carnevale, già si pensa al Carnevale)



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