I tagli alla Cultura, Dante Ferretti
e la cabala del 60

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di Maurizio Verdenelli

Lui guarda un po’ sconsolato le due, tre paginette in formato excel fitte di numeri. I tagli sono arrivati anche lì nell’ex caserma pontificia dove al 2° piano ha sede l’assessorato alla Cultura retto da Massimiliano Bianchini. Che sospira con cipiglio: “Ci sarà da veder bene…”.
Centosettemila (e rotti) euro in meno per il 2009. La Cultura maceratese dovrà tirare un po’ la cinghia anche se resta pur sempre la “reginetta” del bilancio comunale di Macerata con la quota del 21% rispetto all’8% , la percentuale media italiana.
Macerata spende per la Cultura 2 milioni e quattromila euro l’anno. Una cifra che pare enorme. Ma, a veder bene, la parte del leone è recitata dallo Spettacolo considerato che allo Sferisterio vanno 750.000 euro. In questa speciale graduatoria la Stagione lirica è seguita a distanza da Musicultura con 170.000  euro: un prezzo non lieve per aver sottratto la manifestazione di Piero Cesanelli a Recanati! Medaglia di bronzo – qui lasciamo il palcoscenico- per Matteo Ricci: centomila euro per le celebrazioni del padre Gesuita in Cina dov’è molto conosciuto (fino a pochi anni fa, più a Pechino che a Macerata). Ne sarebbe felice mons. Tarcisio Carboni che oltre 25 anni fa, lui ex missionario tentò per primo di valorizzare la figura del missionario alla corte dell’Imperatore. Ricordo che dei tanti progetti, si riuscì a varare solo quello di una lapide nel punto molto presunto –non a caso contestato dallo storico Libero Paci- dove sorgeva nel ‘500 la casa della famiglia Ricci: nell’attuale piazza Battisti. In realtà per Paci sarebbe stata in vicolo Ferrari!
Il taglio alla Cultura non impedirà comunque di poter varare qualche buon progetto. Si sta infatti lavorando alla realizzazione del Premio Macerata nel nome del “primo fotoreporter” Pietro Baldoni e nel nome di Carlo Balelli, l’ultimo di una dinastia gloriosa.
Ci sembra giusto che la Cultura maceratese – quella dell’arte fotografica e del giornalismo per immagini- valorizzi finalmente se stessa. Un merito preciso va senz’altro a Dante Ferretti che ebbe pochissimo tempo per illustrarsi come assessore alla Cultura, tra il dicembre 1997 e il febbraio 1998. Ma uno l’ebbe, e fortissimo. A lui si deve se il bilancio comunale ha così alta considerazione della Cultura. Perché dunque Dante promosse questo notevole sforzo finanziario pubblico? Lui aveva in mente un grosso festival: con Martin Scorsese sarebbero venuti Brad Pitt, Robert De Niro e Leo Di Caprio. I soldi? “In cassa ci sono solo 60 milioni di lire” disse al neoassessore, la dirigente Alessandra Sfrappini. “Così pochi? Con 60 milioni, di solito, organizzo il compleanno di mio figlio Edoardo” disse provocatoriamente lo scenografo più pagato di Hollywood. Dicono i bene-informati che la Sfrappini ebbe a quelle parole un leggero mancamento. Il sindaco Anna Menghi decise in modo illuminato: un miliardo tanto tondo per la Cultura. Poi andò come si sa: turbato delle critiche impietose (da parte di chi oggi l’incensa…) e spinto da Scorsese, Dante si dimise.
Quest’anno è tornato alla grande. Facendosi accettare finalmente dalla sua città, dopo i trionfi di Hollywood: che volete farci, uno deve vincere due volte l’Oscar per essere sdoganato da Macerata!
In ogni caso -guarda po’ la cabala di un numero- Dante è tornato dovendo fare i conti con il 60. In questo caso 60 milioni di euro: quanto sarebbero costati scenografia e regia di “Carmen” al Sof di quest’anno. Ma stavolta Ferretti, per amore di Macerata, ha tirato la cinghia ispirandosi all’eroe Marty e alle sue amate scenografie. Quelle, per intenderci, della “vecchia America” trasferita dalle parti della Plaza de toros.


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