“Andiamo a mietere il grano”
alla rievocazione della Trebbiatura

La foto del giorno
domenica 24 giugno 2012 - Ore 19:22 - caricamento letture
14 commenti

    La ventisettesima edizione della rievocazione storica della trebbiatura organizzata dalla Pro Loco di Piediripa con in patrocinio del Comune,Provincia  di Macerata, Regione Marche e Camera di Commercio di Macerata ì è lasciata alle spalle le prime tre giornate di festa che hanno visto arrivare nel meraviglioso casato dell’Azienda Agraria Lucangeli centinaia di visitatori che hanno potuto non solo gustare i piatti tipici della trebbiatura, ma anche visitare la splendida mostra fotografia sul tema “La cantina de Ciccio”, inaugurata alla presenza di Gabor Bonifazi che in merito ha scritto anche un libro. Non è venuto mai meno il gran ballo sotto le stelle. Nel pomeriggio l’assaggio della panzanella che altro non è che pane secco bagnato e condito con olio,sale e salvia, la gustosa colazione dei poveri. Al calar del sole ecco l’orchestra Simone Live band per puntare dritti al cuore della notte ballando, ballando. La giornata di oggi è iniziata alle otto, con la gara nazionale di bocce a terna  a campo libero, di seguito la quattordicesima edizione del motoraduno Mare-Monti al quale hanno aderito oltre duecento mezzi di rara bellezza a partire dalla moto in dotazione all’esercito tedesco dotata di mitraglietta. Nel cuore della mattinata l’inaugurazione della diciassettesima edizione della riproposizione degli antichi mestieri. La prima parte della giornata si è conclusa con con la Messa  poi con il rientro dei partecipanti al Mare-Monti premiazioni ed apertura dello stand gastronomico . Momento suggestivo quello dal titolo "Andiamo a mietere il grano": con grande cura  è stato preparato il campo dove uomini e donne, giovani e meno giovani hanno lavorato con la falcetta, per poi legare il frumento  con il classico balzo, formarne i cavalletti, la raccolta con carico dei covoni sul birroccio. La raccolta del grano è stata eseguita anche dal gruppo folkloristico “Quelli sull’ara” di Filottrano. La notte è accolta dalla musica di Joselito.



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14 commenti per ““Andiamo a mietere il grano”
alla rievocazione della Trebbiatura”

  1. 1
    gabor bonifazi gabor bonifazi il 24 giugno 2012 alle 20:41

    Oh vardasci state sempre a lurzà!  ’na orda se dicia: in tembu de spica nòn se pensa alla f….
    Poi c’era anche chi cantava a dispetto: E rizzate Marì che jimo a mète’…

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  2. 2
    Lilly il 25 giugno 2012 alle 00:08

    Bella Gabor!
    Sapevo la seconda ma la prima non l’avevo mai sentita 

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  3. 3
    cortesi vincenzo il 25 giugno 2012 alle 00:17

    Che bei ricordi, queste foto mi ricordano veramente quel tempo passato, che non so ma con l’aria che tira forse ci stiamo ritornando, ance se sicuramente non sarà come all’ora

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  4. 4
    giorgio rapanelli il 25 giugno 2012 alle 11:04

    Ricordo molto bene la trebbiatura nelle sue fasi, lo squisito pranzo al sugo di papera all’ombra delle piante nei pressi dell’aia, il vinello fresco di grotta, fatto con una mescolanza d’uve bianche e rosse dall’aroma mai più provato, il caldo, i canti, il grano che dalla trebbiatrice riempiva i sacchi… Era la nostra sopravvivenza che si concretizzava durante la guerra e pure per alcuni anni dopo la guerra, con quell’ettaro e mezzo a conduzione mezzadrile. Ricordo che l’abbigliamento non era quello riportato dalle foto. Uomini e donne portavano ampi cappelli di paglia per salvarsi dal sole e non avevano i “fazzoletti rossi”.
    Comunque, è un bene rievocare quei tempi per le nuove generazioni, pure se non riusciranno a vivere quei sapori e quegli odori, pure della vendemmia, quando si faceva il vino in casa e l’odore del mosto si spandeva per le vie…
    Oggi, non solo quel mondo non esiste più, ma ci hanno distrutto una delle nostre ricchezze: l’agricoltura. Però, molti giovani, pure con laurea, stanno ritornando alla terra, grazie a Dio.

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  5. 5
    gabor bonifazi gabor bonifazi il 25 giugno 2012 alle 13:14

    @ Lilly

    Lei mi invita a nozze. Pertanto, come si diceva una volta, “salterò a piè pari”.

    Toledo Fedeli, un mio professore di Agraria e di Estimo, amava ripetere: “I proverbi sono la saggezza dei popoli! Anche questo è un proverbio”.

    Il proverbio, nato dalla saggezza popolare per l’esigenza per l’esigenza di racchiudere in una breve e acuta sintesi una massima, non può astrarsi dal considerare quel settore importantissimo della vita dell’uomo costituito dalle esigenze e dal comportamento sessuale, nella complessità dell’infinita gamma delle sue situazioni: Così una larga parte della proverbistica attinge all’erotismo, o a questa è dedicata. Tali proverbi sono di due tipi:
    1) quelli più realistici o spiritosi, esenti da pregiudizi nel contenuto e liberi nella terminologia;
    2) quelli di significato più generale, svolti attraverso metafore, doppi sensi, ammiccamenti, e spesso riferiti soprattutto a situazioni extraerotiche. [...].
    La tradizione dei proverbi, estremamente fluida, solo in minima parte arriva a fissarsi nella forma scritta. Ciò incide soprattutto sulle massime di soggetto erotico. [...].

    Ecco il perché della mia provocazione. Infatti ritengo opportuno che Lorenza, Pia, Enrico e tutti gli altri iperattivi componenti della Pro Loco di Piediripa dedichino un po’ del loro tempo anche ad una raccolta sistematica dei vari modi di dire che solo la nostra campagna ha saputo conservare e che ora rischiano di scomparire definitivamente da quella fantastica cultura popolare come ad esempio:
    Tira più un pelu de f…
    che un paru de vò’

    (continuo?)

     

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  6. 6
    claudio sellone il 25 giugno 2012 alle 13:48

    Fammé vedé la vianga cossa che te faccio vedé la spiga grossa
    Gabor quistu lu cunuscivi ????

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  7. 7
    gabor bonifazi gabor bonifazi il 25 giugno 2012 alle 14:13

    @ Claudio Sellone

    Nòne! Mi pare una strofa di una canzone a dispetto rivisitata da quei burloni dei Vincisgrassi…

    Un po’come dire:
    Fa scintille sulla legna
    figuramoce sulla fregna.

    Visto che gli eufemismi erotici, come i proverbi scatologici, sostengono tutto e l’opposto del tutto andiamo avanti con poco o nulla:
    è un brutto uso
    quando la rocca cerca il fuso

     

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  8. 8
    Sisetto Sisetto il 25 giugno 2012 alle 15:11

    Si contenga architetto, si contenga!

    Capisco che ai vecchietti è tutto ammesso. Lei vive di ricordi, ma non so se riesce ancora a distinguere il pelo dalla setola. 

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  9. 9
    gabor bonifazi gabor bonifazi il 25 giugno 2012 alle 16:45

    @ Sisetto/ molestaor/ moralizzator/ dileggiator

    Ecco uno strambotto alla sua portata che veniva strimpellato con tanto di organetto sotto la merìgghja sella cerqua del Ver sacrum di T-regia:

    O vergaretta della Chiesanoa
    ce la vulimo fa ‘na merennetta
    io metto ‘na sargìccia e un paru d’òa 
    tu mitti la tua vella padelletta
    se la padella tua fa poc’unto
    c’è la sargiccia tua che ne fa tanto. 

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  10. 10
    enossam il 25 giugno 2012 alle 18:48

    Complimenti alla Pro Loco per la rievocazione storica, anche se quest’anno ho notato
    un forte calo nella qualità delle pietanze, rispetto agli anni passati, evidenziata anche
    da molti altri visitatori che mi sedevano accanto. 
    Cercate di fare il possibile per recuperare la qualità di una volta.
    Buon lavoro.  

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  11. 11
    al bra il 25 giugno 2012 alle 20:20

    ENOSSAM….HAI RAGIONE, LA QUALITA’ QUEST’ANNO E’ DAVVERO SCADENTE E LE PORZIONI SONO RIDOTTE, MENTRE I PREZZI SONO TROPPO ELEVATI….COME MAI????   E’ DOVUTO ALLA  CRISI ????

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  12. 12
    Sisetto Sisetto il 26 giugno 2012 alle 10:27

    @gabortrebbia
    Le chiacchiere fa li pedocchi, li maccaru rempie la panza.

     

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  13. 13
    Alexis De Tocqueville Alexis De Tocqueville il 26 giugno 2012 alle 15:36

    Me ne vengono di acchito alcuni che magari non hanno a che fare con la trebbiatura e non hanno nulla di licenzioso:

    Chi non fa ‘ngnente,de tempu cennà pe criticà la gljente
    na recchia sorda cendo lengue secche.
    Mejo faccia roscia che trippa moscia
    L’omo ‘nvidiusu è stupitu e permalusu
    Quannno lu ventu cattiu vidi arrià,canna che se piega devi diventà
    Lu munnu è ‘na valle de lacrime, ma ce se piagne tantu volintieri!

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  14. 14
    gabor bonifazi gabor bonifazi il 26 giugno 2012 alle 19:21

    @ Sisetto

    Tutto culo come le papere

    Tutt’un culu un par de carze

    Lo piscio còre còre
    e va ‘stroà’ la merda

    Pazienza , c…, se la camiscia è corta

    @ Alexis De Tocqueville
    Canna per dritto e donna per piano
    règghje Torino con tutta Milano

    I proverbi nella sua universalità subiscono un’infinità di cambiamenti da zona a zona. Infatti si dice anche:

    Marmo in piedi e donna in piano
    tiene su il duomo di Milano. 

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