Intelligenza artificiale sul lavoro,
Unisin Marche: «Opportunità sì,
ma persone e dignità al centro»

INNOVAZIONE - Il segretario regionale Ciccarelli: «È l’essere umano, con la sua professionalità, competenza ed intelligenza emotiva, a dover mantenere il ruolo di dominus e decisore finale, vigilando affinché la macchina sia al servizio dell’uomo e mai il contrario»

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PAOLO CICCARELLI

Paolo Ciccarelli

«L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente in tutto il mondo del lavoro, compreso il settore bancario. Si tratta di un processo che suscita interesse, ma anche preoccupazione per la velocità e la profondità dei cambiamenti che sta producendo. Anche le Marche non sono estranee a questo fenomeno». A dirlo è Paolo Ciccarelli, segretario regionale Unisin, aderente a Confsal.

«L’Ia sta già incidendo sull’organizzazione del lavoro e, in molti casi, rappresenta un’opportunità concreta per semplificare i processi, migliorare i servizi e sostenere le attività lavorative – prosegue – è però necessario che l’intelligenza artificiale sia orientata, come ogni strumento di progresso, al bene comune e posta al servizio della dignità della persona. In uno scenario di profonda trasformazione, è fondamentale ribadire un principio irrinunciabile: il lavoratore deve rimanere al centro del processo lavorativo. La tecnologia, per quanto avanzata, deve agire esclusivamente come supporto alle decisioni e alle attività, non come surrogato. È l’essere umano, con la sua professionalità, competenza ed intelligenza emotiva, a dover mantenere il ruolo di dominus e decisore finale, vigilando affinché la macchina sia al servizio dell’uomo e mai il contrario».

Secondo Ciccarelli, quindi, «l’Ia deve tradursi in un reale miglioramento della qualità della vita lavorativa, in ogni ambito professionale e sotto il profilo della sicurezza. Non deve sostituire le relazioni interpersonali, che costituiscono una fonte primaria di benessere individuale, né essere utilizzata per determinare una riduzione indiscriminata dei posti di lavoro, seguendo logiche di breve respiro legate al risparmio dei costi. Per questo ribadiamo che l’Ia non debba essere considerata esclusivamente uno strumento di profitto, ma anche una risorsa di benessere e di crescita per l’intera collettività. Questa riflessione assume un’importanza ancora maggiore in una regione come le Marche che, dopo la procedura di risoluzione di Banca Marche, ha già assistito a una drastica riduzione dell’occupazione in diversi ambiti, compreso quello bancario. A ciò si aggiunge il fenomeno della desertificazione bancaria, che ha privato numerosi Comuni persino dell’unico sportello bancario presente sul territorio, riducendo ulteriormente l’accesso ai servizi e indebolendo il rapporto tra banche, cittadini e imprese».

VALERIO FABI

Valerio Fabi

Secondo il rappresentante sindacale «è quindi necessario monitorare costantemente l’evoluzione dell’intelligenza artificiale, affinché essa proceda nella direzione dei lavoratori e non soltanto in quella delle aziende; nella direzione del benessere, dell’etica e della qualità del lavoro, e non esclusivamente del profitto. Si tratta di una sfida complessa ed epocale, che chiama in causa tutte le istituzioni politiche e sociali. Servono confronto, trasparenza, formazione e partecipazione dei lavoratori alle scelte che riguardano l’introduzione e l’utilizzo dell’Ia nei luoghi di lavoro. Nessun algoritmo potrà mai sostituire il giudizio critico, l’etica e la fondamentale relazione di fiducia che il lavoratore instaura con la propria clientela, in particolar modo nel settore bancario. Mantenere le persone al centro di ogni procedura significa garantire che l’innovazione crei valore reale, tangibile e condiviso».

Per Valerio Fabi, segretario nazionale di Unisin «la linea guida per i vari processi evolutivi in materia, è stata magnificamente segnata da Papa Leone XIV nella sua prima enciclica “Magnifica Humanitas”. Qui viene ribadita la netta distinzione tra il calcolo algoritmico e l’esperienza viva dell’essere umano in ogni ambito: personale, sociale e lavorativo. Proprio questo aspetto mette in rilievo dal punto di vista etico e sociale, la valenza del lavoro e delle relazioni umane, come elemento endogeno del mondo del lavoro e non sostituibile o comprimibile. La valorizzazione della complessità e ricchezza delle relazioni umane anche in ambito lavorativo è l’elemento che deve guidare ogni sindacato, e sicuramente Unisin, in ogni livello di discussione o di negoziazione. L’innovazione non può essere subita: deve essere indirizzata verso uno sviluppo più equo, sostenibile e rispettoso della dignità delle persone».


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