In centinaia per l’addio ad Andrea Angeli,
anche Boldrini e l’amico Toni Capuozzo
«La pace un modo di abitare il mondo»
MACERATA - Oggi l'ultimo saluto al peacekeeper nella chiesa di Santa Croce. Padre Mariano Asunis: «Ha visto la disperazione di tanti popoli, la morte, ma non ha mai perso il sorriso. Davanti a uomini così bisogna inchinarsi». Il ricordo dell'inviato: «Una delle lezioni che ho imparato da Andrea è che le parole servono fino a un certo punto. Non l’ho mai visto piangere, ma sempre consolare chi piangeva»

Il funerale di Andrea Angeli
di Alessandro Vallese (Foto di Fabio Falcioni)
«La pace non era una meta, ma un modo di abitare il mondo». È forse questa la frase (pronunciata dal missionario padre Mariano Asunis) che più di tutte restituisce la figura di Andrea Angeli, il peacekeeper maceratese morto a 69 anni, durante il funerale.

Questa mattina nella chiesa di Santa Croce, a Macerata, oltre duecento persone hanno detto addio a Angeli. Sul feretro la fotografia di Angeli, rigorosamente in giacca e cravatta. Accanto, una sciarpa con scritto “You’ll never walk alone” e una rosa nera. Intorno si sono ritrovate le tante anime di una vita trascorsa tra diplomazia, missioni internazionali, mondo militare, accademico e istituzionale.

Il ricordo di Toni Capuozzo
Presenti, tra gli altri, l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, i giornalisti Toni Capuozzo e Lao Petrilli. Sui primi banchi i famigliari di Andrea Angeli, tra cui la sorella Teresa. Presenti anche il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli, il rettore dell’Università di Macerata John McCourt e numerosi rappresentanti del mondo militare, accademico e istituzionale, arrivati da Macerata e da fuori regione.

Laura Boldrini al funerale
A celebrare il funerale padre Mariano Asunis, cappellano militare, che ha accompagnato l’esercito italiano anche in numerose missioni all’estero, tra cui Nassiriya e Afghanistan, vivendo da vicino insieme ad Andrea Angeli alcuni dei teatri più difficili attraversati dalle nostre Forze armate. In una lunga omelia, il frate francescano ha voluto rivolgere un pensiero a tutti coloro che, come Andrea, hanno scelto di dedicare la propria vita alla pace e al dialogo.

Padre Mariano Asunis
«Bisogna inchinarsi di fronte a questi uomini e donne, non solo al funerale. Andrea era sempre con loro». E poi il grazie a chi, attraverso il dialogo, riesce ancora a «dare speranza e pace», come ha fatto Andrea e come hanno fatto tanti di coloro che hanno lavorato con lui.

Andrea, ha ricordato padre Asunis, «ha visto la disperazione di tanti popoli, la morte, ma non ha mai perso il sorriso». La pace, per lui, «non era solo una meta, ma un modo di abitare il mondo». E allora il suo ricordo non può fermarsi all’elenco delle missioni e degli incarichi: «Non vogliamo ricordarti per ciò che hai fatto, ma per ciò che sei stato per ognuno di noi».

Il generale Michele Risi
Poi i ricordi delle figure che durante la sua carriera diplomatica gli erano state vicino. A prendere la parola per primo è stato il generale di divisione Michele Risi, già comandante delle truppe alpine, che ha ricordato Andrea come compagno di missioni e soprattutto come amico.

«Hai illuminato con le tue parole le nostre gesta e le nostre missioni. Sei stato un uomo che ha fatto della sua vita una missione di pace, ma ci hai anche aiutato a essere ponte tra culture». Risi ha ricordato il periodo in cui Angeli fu suo consigliere diplomatico, politico e culturale: «Sei stato soprattutto un amico. Conoscevi tutti perché tutti hanno riconosciuto in te le doti di un grande diplomatico, un grande soldato, un grande uomo e un grande italiano».

Poi le parole di Toni Capuozzo, forse quelle più intime e personali. «Una delle lezioni che ho imparato da Andrea è che le parole servono fino a un certo punto».

Il giornalista ha raccontato l’uomo al di là degli incarichi e delle missioni: i libri autografati con la stilografica, le sue pilot bag sempre pronte per dormire ovunque ce ne fosse bisogno, il foulard che ricordava la prima missione in Namibia. E quella capacità di comparire «nelle ore più strane a casa di tutti», quasi «fuori dal controllo della normalità delle nostre vite».

«Non aveva bisogno di parole grandi o simboli», ha ricordato Capuozzo. Andrea aveva un’aura intorno a sé che insegnava come «il protagonismo è figlio dell’umiltà e del silenzio». E soprattutto una qualità rimasta impressa: «Non l’ho mai visto piangere, ma sempre consolare chi piangeva».
Capuozzo ha poi ricordato che avrebbe dovuto invitarlo, il prossimo 16 settembre, a una cerimonia a Napoli dedicata all’amico scomparso Vittorio Dell’Uva. «Tossiva molto, faceva fatica a parlare, ma aveva detto che ci sarebbe stato». In quell’evento sarà ricordato anche Andrea Angeli.

«Ora mi piace pensare che ha ritrovato la madre che si preoccupava quando andava in Namibia e che starà scherzando con Federico Bugno e Dell’Uva», ha detto Capuozzo, prima di affidare a un ultimo pensiero il proprio saluto: «Dimenticherò questo giorno e aspetterò che si presenti all’improvviso come faceva, come se questo momento fosse un inganno».

Lao Petrilli
Il giornalista Lao Petrilli ha invece ricordato una delle lezioni ricevute da Angeli: «Mi ha insegnato l’importanza della cerimonia e non della cerimonialità». Un viaggio difficile, quello dell’ultimo saluto, nel quale «la fede e la speranza continueremo a cercarle insieme a te».

Bruno Tammaro
A chiudere gli interventi è stata la poesia del colonnello della riserva dei carabinieri Bruno Tammaro, che ha richiamato il Cantico delle Creature di San Francesco, nel ricordo degli ottocento anni dalla morte del santo. La morte, nel Cantico, è quella corporale, dalla quale «nullo uomo vivente può scappare». Ma Tammaro ha spostato lo sguardo sulla seconda morte, quella spirituale, identificata con l’oblio. «Andrea, però, ha piantato semi troppo profondi e robusti per poter essere dimenticato e cadere nell’oblio». Tra i ricordi citati, anche l’albero piantato a Milano in suo onore, «una testimonianza evidente dell’esempio che ha dato».

Ogni azione, ogni missione di pace, ogni momento condiviso, ha detto Tammaro, «rimarranno impressi nella memoria dei suoi cari e di questa comunità intervenuta numerosissima».
Poi il silenzio. Il feretro di Andrea Angeli è uscito dalla chiesa di Santa Croce senza fare troppo rumore, quasi come se nessuno volesse interrompere quel momento. Con la stessa eleganza e signorilità che lo avevano accompagnato per tutta la vita.


Andrea Angeli trovato morto in casa, il peacekeeper maceratese aveva 69 anni