Imbrattata la figura “no gender”
sul cartello dei bagni pubblici:
«Non è piaciuta ai fascistelli col pennarello»
JESI - Il sindaco Lorenzo Fiordelmondo denuncia l’odio dopo l’ennesimo atto vandalico che in città ha scatenato polemiche tra le fazioni politiche. Per la maggioranza questi episodi sono l’esito di un «clima di odio» alimentato dai social media, dove la sana contrapposizione politica viene sostituita dall’offesa gratuita. L’opposizione ribatte: «Usate il degrado come scudo, chi spacca i beni pubblici è solo un vandalo da punire»
Si è riaccesa la tensione politica a Jesi dopo l’ennesimo atto vandalico che ha colpito un bene pubblico. L’episodio più recente riguarda l’imbrattamento dei nuovi cartelli informativi dei bagni pubblici al chiostro di Sant’Agostino. Il sindaco Lorenzo Fiordelmondo (Pd) ha condannato con forza l’accaduto, attribuendo la responsabilità a soggetti mossi da precise motivazioni ideologiche.
Secondo il primo cittadino, «il cartello che indica i nuovi bagni pubblici al chiostro di Sant’Agostino non è piaciuto ai fascistelli col pennarello di casa nostra, che hanno pensato bene di cancellare la figura “no gender” e addirittura quella delle persone con disabilità. Era già successo ai tempi della campagna sulla sicurezza stradale “Vai piano”, quando avevano cancellato quella che pensavano essere una donna col burqa – ha scritto nero su bianco sulla sua pagina Fb istituzionale – Non sono ragazzate, guai e derubricarle e trascurarle. Nella nostra città portiamo avanti battaglie di civiltà e cultura che qualcuno vorrebbe cancellare a colpi di pennarello e di inciviltà. Non glielo permetteremo, è una certezza».
A dare supporto alla posizione di Fiordelmondo è intervenuto il gruppo di maggioranza Jesi in Comune, che ha tracciato un quadro di crescente degrado nella città di Federico II. Gli atti di vandalismo non sarebbero affatto isolati, perché si sono già verificati dalla distruzione di una webcam dedicata all’osservazione dei falchi al teatro Moriconi, ai danni alla pista di atletica e ai contenitori per la raccolta differenziata, fino al tentato incendio di attrezzature sportive presso il Liceo Scientifico.
Per il gruppo di maggioranza «questi atti appaiono la prosecuzione del clima di odio soffiato e alimentato a mezzo social ormai da mesi, dove la necessaria e sana contrapposizione politica si veste o si sostituisce di offesa ogni qual volta non si hanno argomenti validi o non si vuole avere a che fare con la complessità e il dibattito. Che si caratterizzino di odio alla diversità – di genere o culturale – poco importa, quello che risalta e che dovrebbe essere condannato senza distinzione alcuna è che servono a dare un perimetro ideologico a chi pratica la distruzione dei beni pubblici che, per loro stessa definizione, sono a beneficio della collettività, della nostra comunità cittadina tutta.
Il ‘collage’ delle immagini degli ultimi episodi di atti vandalici registrati a Jesi su beni pubblici, elaborato da ‘Jesi in Comune’
«Davanti a fatti simili – chiude Jesi in Comune – chiediamo a tutte le forze politiche cittadine di stigmatizzare atti come questi, alla cittadinanza e alla politica di riportare il dibattito pubblico nella sfera del confronto civico, magari acceso per le diverse posizioni, ma comunque sempre rispettoso e lontano dalla logica della ricerca del “nemico”, una logica che distrugge anziché unire»
Sono state altrettanto accese e critiche anche le reazioni dell’opposizione. I rappresentanti di `Per Jesi’ hanno respinto ogni accusa l’Amministrazione comunale di voler utilizzare il vandalismo come un pretesto per sviare l’attenzione dai problemi gestionali della città. I gruppi di minoranza dicono «basta piagnistei e scaricabarile. Governate o cercate un’altra scusa.- sottolinea l’associazione politica Per Jesi nella sua nota – Condannare il vandalismo è un atto dovuto ma se volete anche ovvio ed elementare. Ma usarlo come scudo per nascondere il proprio fallimento sulla sicurezza e, peggio ancora, per criminalizzare il dissenso politico è un’operazione meschina e inaccettabile».
L’opposizione ha, inoltre, contestato il tentativo di etichettare ogni critica politica come «clima d’odio» perché «è il trucco più vecchio del mondo. Vi serve a delegittimare chiunque osi contestarvi e a tappare la bocca ai cittadini stufi della vostra inconcludenza. Il dissenso non è odio, è democrazia. Associare la microcriminalità e i teppisti alle forze politiche avversarie o ai cittadini critici è un depistaggio imbarazzante. Chi spacca i beni pubblici è solo un vandalo da punire, non l’avanguardia ideologica dell’opposizione. Trovate argomenti migliori. Invece di fare i filosofi e scrivere prediche moraliste su Facebook, spiegateci dove sono i controlli. Dov’è la sicurezza? Dov’è la videosorveglianza? Se la città è fuori controllo, la colpa è di chi la amministra, non di chi lo fa notare. Invece di chiedere patenti di civismo agli altri, assumetevi le vostre responsabilità. Meno post vittimistici, più fatti».


Ogni atto vandalico va censurato e possibilmente punito senza eccezioni.
Penso tuttavia che un Sindaco che addita gli esecutori di tali bassezze definendoli fascistelli col pennarello sia il primo ad alimentare il clima di odio che dice di voler combattere.
Non è odio, è stupidità immensa.