Tutto un territorio si ferma
per dire addio a Michele, il papà:
«Guarda quanto hai costruito intorno a te»
CESSAPALOMBO - In centinaia al funerale del giovane di 28 anni morto domenica sera in un incidente in moto. Il padre, Paolo: «Mi diceva spesso che nella sua vita non aveva ancora creato nulla. Lo ha fatto in chi gli ha voluto bene». Simone Innamorati, giocatore della Palombese: «Per molti di noi era un fratello. Trasformava ogni allenamento in un momento di pura felicità». Il sindaco Giuseppina Feliciotti: «Oggi è uno dei giorni più difficili che un paese possa vivere»

Il lancio dei palloncini bianchi
Non si è fermata soltanto Cessapalombo, dove questa mattina era stato proclamato il lutto cittadino. A fermarsi è stato un intero territorio, quello di cinque Comuni, per stringersi attorno alla famiglia di Michele Caporali, il giovane di 28 anni morto domenica sera in un incidente in moto a Caldarola, nei pressi del lago di Caccamo. Michele era molto conosciuto, aveva tanti amici tra Caldarola, Cessapalombo e in comuni vicini grazie allo sport. Centinaia le persone al funerale.

L’uscita della bara
Per questo il palazzetto dello sport di Cessapalombo, scelto per ospitare il funerale vista la straordinaria partecipazione, oggi era pieno di persone e tanti per assistere alla funzione sono rimasti fuori dalla struttura. Un luogo simbolico, il palazzetto, a pochi passi dal campo sportivo dove Michele aveva difeso i colori gialloblu della Palombese, la squadra del suo paese. Proprio lì, ieri sera, oltre 400 persone hanno preso parte a una commovente fiaccolata in suo ricordo.

La sorella Chiara e il papà Paolo
Oggi a celebrare la messa è stato don Oreste, affiancato da don Leonard e don Marcello.
Nel corso della cerimonia sono stati tanti a ricordare Michele. Toccanti le parole del papà, Paolo: «L’affetto e la vicinanza che ci avete dimostrato sono per noi un immenso orgoglio. Oggi c’è chi ha preso ferie, permessi, chi ha chiuso la propria attività per essere qui. Michele mi diceva spesso che nella sua vita non aveva ancora creato nulla. Spero che oggi possa rendersi conto, ovunque sia, di quanto invece abbia costruito nelle persone che gli hanno voluto bene».
«Quando ho saputo della morte di Michele – ha detto don Oreste – il primo pensiero è stato quello di una grande ingiustizia.

Michele Caporali
Un ragazzo pieno di vita che muore a soli 28 anni lasciando un vuoto immenso. Paolo, Emanuela, Chiara (i genitori e la sorella, ndr) anche voi mi avete fatto questa domanda: perché? E non vale solo per Michele, ma per tanti altri ragazzi. Io una risposta non ce l’ho. L’unico che oggi conosce davvero la risposta è Michele, perché lui la sta vivendo».
Il sacerdote ha invitato tutti ad accogliere anche la rabbia e il senso di ingiustizia. «Sull’altare dobbiamo portare quello che abbiamo nel cuore, anche la nostra rabbia. Forse una risposta non arriverà subito. Mi piace però pensare che oggi celebriamo Michele insieme a Gesù e che lui ci guardi negli occhi con quel sorriso che conoscevamo così bene, incoraggiandoci ad andare avanti senza dimenticarlo».
Ripercorrendo alcuni momenti della vita del giovane, don Oreste ha ricordato il recente viaggio in Vietnam, vissuto insieme agli amici e da cui era tornato proprio domenica scorsa. «Era tornato con il desiderio di pace e serenità. Raccontava la gioia di essere salito sulla montagna più alta del Vietnam, il cui nome significa “grande roccia instabile”. Proprio come la vita: ci sembra una roccia solida che nessuno possa scalfire e invece, da un momento all’altro, tutto cambia».

L’abbraccio dei genitori e della sorella vicino alla bara
Poi l’invito rivolto ai genitori, Emanuela e Paolo, e alla sorella Chiara: «Non perdete la speranza. Abbiate pazienza in questo momento così difficile. A noi, invece, è chiesto di starvi vicino, di ascoltarvi. Forse Michele oggi ci vuole dire che quello che viviamo non è tutto, che esiste qualcosa di più grande. La sua allegria, il suo entusiasmo, il suo modo di vivere possano aiutarci a riscoprire ciò che davvero riempie il cuore». Don Oreste ha rivolto anche un pensiero ai tanti giovani presenti. «Vorrei vedervi ritrovare insieme non solo per parlare di moto o di ragazze, ma di quello che avete nel cuore, di quello che avete vissuto insieme. Una fede vera nasce anche da questo».

Il feretro con le maglie delle sue squadre
A prendere la parola è stato poi don Marcello, che ha ricordato un episodio personale rimasto impresso nella sua memoria. «Qualche anno fa ero in vacanza a Madonna di Campiglio. In seggiovia mi trovai accanto a un ragazzo. Gli chiesi da dove venisse. “Dalle Marche”. “Di dove?”. “Cessapalombo”. Rimasi sorpreso: ero stato parroco proprio lì. Lui mi disse: “Sono il figlio di Paolo”. Quel viaggio in salita, verso l’alto, in una splendida giornata di sole, oggi assume un significato ancora più profondo. Michele ha sempre cercato la bellezza della vita, qualcosa di alto e di grande».

L’ingresso del feretro
Il sacerdote ha ricordato anche il racconto degli amici fatto a Cronache Maceratesi riguardo il viaggio in Vietnam. «Avete detto parole bellissime. Ora Michele ha iniziato un altro viaggio. Triste per noi, ma quell’amore che ha saputo donare continua a vivere. Il morso d’amore che Michele ha lasciato non ci abbandonerà».

La fiaccolata per Michele
Il sindaco Giuseppina Feliciotti ha parlato a nome dell’intera comunità. «Oggi è uno dei giorni più difficili che un paese possa vivere. Quando se ne va un ragazzo di 28 anni vengono meno anche le parole. Michele era uno dei nostri, il nostro ragazzo.

Il sindaco Giuseppina Feliciotti ha parlato a nome dell’intera comunità. «Oggi è uno dei giorni più difficili che un paese possa vivere. Quando se ne va un ragazzo di 28 anni vengono meno anche le parole. Michele era uno dei nostri, il nostro ragazzo. Ognuno conserva un ricordo, una battuta, un saluto al bar. Se c’è un’immagine che porteremo sempre con noi è il suo sorriso. In questi giorni Cessapalombo si è fermata, perché quando una tragedia colpisce una famiglia, qui colpisce tutti. A Emanuela, Paolo e Chiara diciamo che tutta la comunità è accanto a loro».

Grande commozione anche negli interventi del mondo dello sport. Alcuni compagni della Palombese hanno ricordato uno dei gol segnati con la maglia gialloblù e il video della sua esultanza. «In quell’esultanza c’era tutto Michele – le parole di un amico -: la corsa a perdifiato, gli occhi che cercavano gli amici in tribuna, il sorriso, la grinta e l’energia. La fede e la fisica ci portano nella stessa direzione: nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma».

Il palazzetto gremito
Il consigliere comunale di Belforte e giocatore della Palombese Simone Innamorati è intervenuto per ricordare i momenti vissuti in squadra: «Per molti di noi Michele era un fratello. Trasformava ogni allenamento in un momento di pura felicità. Bastava entrare nello spogliatoio e iniziavano scherzi, battute e sfottò. Riusciva a regalarti leggerezza anche dopo una giornata difficile. Grazie a persone come lui uno spogliatoio diventa una seconda famiglia. Ma quando c’era da lavorare duro era sempre il primo a dare l’esempio. La sua assenza peserà enormemente, perché non era soltanto un compagno di squadra, era un punto di riferimento». Sul feretro, a ricordare il suo impegno nello sport, le maglie della Palombese e del Caldarola. Dietro l’altare allestito al palazzetto dello sport uno striscione con la foto di Michele vestito giallobù e la scritta “Ciao Michè” da parte dei Palombari.

Don Leonard ha ricordato il primo incontro con Michele cinque anni fa, al suo arrivo in parrocchia, e l’impegno del giovane il giorno del battesimo di sua nipote: «Gli chiesi se sarebbe riuscito a essere un buon padrino per Ginevra. Lui mi rispose “Oltre i miei limiti, oltre i midi difetti, ti prometto che lo sarò”. Non ho mai visto una professione di fede così forte».
La famiglia ha chiesto di devolvere le offerte raccolte durante la cerimonia ad Aido, Lega del Filo d’Oro e Anffas Sibillini. Al termine della funzione, all’uscita del feretro, gli amici di Michele, insieme alla Pro Loco di Cessapalombo e alla Palombese, hanno liberato in cielo decine di palloncini bianchi e gialloblù, i colori della squadra del paese, mentre dagli altoparlanti risuonavano le note di Vita spericolata di Vasco Rossi. Accanto al feretro, mamma Emanuela, papà Paolo e la sorella Chiara si sono stretti in un lungo abbraccio, accompagnando con lo sguardo quel volo di palloncini verso il cielo, tra le lacrime di un’intera comunità che oggi ha salutato uno dei suoi ragazzi più amati.



Un momento della cerimonia


La fiaccolata

La fiaccolata per Michele Caporali



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