«Ma chi me l’ha fatto fare?»
La frase di Parcaroli scalda Strada Comune:
«Cambi rotta o se ne vada»

MACERATA - La civica di centrosinistra guidata da Alberto Cicarè va all'attacco del sindaco, reo di essere «succube di personaggi che non hanno in testa l'interesse della città». Laura Copparoni, capogruppo di Uniamo Macerata, avrebbe auspicato un esordio diverso: «Pensare alla levatura morale dell'enciclica regalataci dal vescovo e alla figura di Adriano Ciaffi è l’esatto opposto del caos, delle divisioni e dello spettacolo a cui i cittadini hanno dovuto assistere». Pungola anche la forzista Sabrina De Padova: «Se io ero una spina nel fianco, qua ci sono dei travi»

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Alberto Cicarè e Andrea Tonnarelli (Strada Comune)

«Ma chi me l’ha fatto fare?». L’avrebbe detto il sindaco Sandro Parcaroli in un momento di scoramento durante la melodrammatica prima seduta del nuovo Consiglio comunale di ieri, quella che ha portato alla fumata nera sul nome di Francesco Luciani come presidente.

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I banchi del centrosinistra in consiglio comunale

A riferirlo è Alberto Cicarè, consigliere comunale di Strada Comune. «Lo abbiamo sentito distintamente dalle labbra del sindacodice Cicarè insieme ai colleghi di lista Letizia Carducci e Andrea Tonnarelli – ed è vero, sindaco, chi glielo ha fatto fare di farsi dettare la linea politica dalla Lega di Buldorini e Lucentini? Chi glielo ha fatto fare di lasciarsi trascinare a fondo andando contro i numeri del consiglio, in una sfida alla maggioranza che dovrebbe sostenerla per i prossimi cinque anni? Ma chi ce lo ha fatto fare a noi maceratesi di essere governati da una maggioranza politica che non ha in comune neanche la gestione delle poltrone, con il capogruppo di Fratelli d’Italia che umilia pubblicamente i consiglieri della Lega, con un sindaco che viene tenuto fuori dalla porta quando si riunisce la maggioranza che dovrebbe guidare?».

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Una situazione paradossale, a dir poco. «Dopo la vittoria netta al ballottaggio, quando Parcaroli al secondo mandato dovrebbe essere più libero di prendere decisioni, ci troviamo con questo spettacolo indecoroso – continua Strada Comune – un sindaco succube di personaggi che non hanno in testa l’interesse della città, una giunta di assessori male assortiti, scelti per fedeltà piuttosto che per competenza, una maggioranza di tutti contro tutti. Chiediamo al sindaco di cambiare subito rotta oppure di lasciare il posto per non arrecare ulteriori danni alla città. Macerata non merita la vergogna che si è consumata in Consiglio comunale».

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Laura Copparoni e Luciano Pantanetti (Uniamo Macerata)

Sulla stessa linea la capogruppo di Uniamo Macerata Laura Copparoni, che ha esternato tutta la sua amarezza per una prima volta in Consiglio che aveva “sognato” decisamente diversa, pur se sedendo sui banchi della minoranza: «Non pensavo sinceramente di dover subire uno spettacolo del genere nell’aula più importante della città – ha detto le neo capogruppo di Uniamo Macerata – voglio ringraziare sentitamente il vescovo per aver fatto dono a noi consiglieri del Magnifica humanitas di Leone XIV. I lavori di oggi erano iniziati proprio dalla consegna del testo e dal ricordo di Adriano Ciaffi. La statura morale, il senso del dovere e il rispetto delle istituzioni che testimoniano questi due riferimenti sono l’esatto opposto del caos, delle divisioni e dello spettacolo a cui i cittadini hanno dovuto assistere ieri».

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Sabrina De Padova

Ma torna su una posizione critica pure quella Sabrina De Padova che dopo essere uscita di maggioranza nella precedente legislatura era stata nuovamente folgorata sulla via di Damasco in campagna elettorale, candidandosi nella lista di Forza Italia, restando però stavolta a bocca asciutta: «A giudicare da quanto accaduto nel primo Consiglio comunale, le spine nel fianco sembrano essere diventate ben più di una. O forse sarebbe più corretto parlare di travi – dice l’ex consigliera comunale – le difficoltà emerse fin dal primo giorno fanno pensare che il problema non fosse una consigliera che studiava gli atti, presentava interrogazioni e svolgeva con responsabilità il proprio ruolo istituzionale. Il problema sembra piuttosto riguardare equilibri politici che oggi appaiono molto più fragili di quanto qualcuno volesse far credere. Se davvero i criteri erano il consenso elettorale, la continuità amministrativa e le competenze, forse è il momento di chiedersi se alcune scelte siano state coerenti con quei principi. Perché governare significa innanzitutto tenere unita una coalizione, valorizzare tutte le forze che hanno contribuito alla vittoria e rispettare il mandato che i cittadini hanno espresso con il voto».

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