Cambia il modello trasfusionale in regione:
c’è l’ok della Giunta.
Commissione d’inchiesta, domani si vota

REGIONE - Centralizzazione della lavorazione e coordinamento. Scandalo plasma: domani l'approfondimento in Consiglio regionale e la votazione sulla commissione proposta dalle opposizioni

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Una seduta del consiglio regionale

Il sistema trasfusionale delle Marche cambia volto. La Giunta regionale ha approvato il nuovo modello organizzativo del Dipartimento Interaziendale Regionale di Medicina Trasfusionale (Dirmt), introducendo una significativa autonomia funzionale per due pilastri della rete: l’Officina Trasfusionale e il Centro Regionale Sangue.

Il provvedimento punta a superare la frammentazione territoriale a favore di una governance chiara e centralizzata sotto la guida dell’Azienda ospedaliero universitaria delle Marche. Domani intanto, la questione “plasma-gate” vivrà un passaggio fondamentale in consiglio regionale: è prevista all’ordine del giorno, infatti, la discussione e votazione della proposta di una commissione di inchiesta presentata dalle opposizioni.

Tornando alla riforma, il cuore è l’Officina Trasfusionale, che fungerà da polo unico regionale per la centralizzazione delle funzioni produttive.

Questa struttura avrà il compito esclusivo di gestire la lavorazione del sangue raccolto su tutto il territorio e di eseguire i controlli biologici sulle donazioni, garantendo standard qualitativi uniformi. Parallelamente, il Centro regionale sangue assumerà la cabina di regia tecnico-scientifica, con funzioni di coordinamento e controllo per assicurare che ogni fase, dalla raccolta alla trasfusione, rispetti i massimi parametri di sicurezza a tutela di donatori e pazienti.

L’assessore alla Sanità, Paolo Calcinaro, ha sottolineato come questo rafforzamento organizzativo permetterà una migliore programmazione delle attività su scala marchigiana. Nonostante la centralizzazione delle fasi produttive e di controllo, la rete regionale manterrà le strutture trasfusionali all’interno di tutte le aziende sanitarie locali: queste resteranno autonome nella gestione interna, ma opereranno in coordinamento funzionale con il Dirmt. La vigilanza sul nuovo assetto sarà affidata al Dipartimento Salute e all’Agenzia Regionale Sanitaria (Ars), incaricate di monitorare l’efficacia del sistema e la trasparenza dei processi.

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