«Infortuni sul lavoro, morti triplicate.
Il Maceratese è maglia nera.
è un bollettino di guerra»

ALLARME - I dati Istat riportano una crescita, nel 2025, di lavoratori che hanno perso la vita: da 4 a 11. Il presidente territoriale Anmil, Lansgton: «Bilancio drammatico ma non possiamo rassegnarci»

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«Infortuni sul lavoro, nel Maceratese il bilancio del 2025 è drammatico, siamo stati la provincia più colpita delle Marche. ». A lanciare l’allarme in occasione della Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro è Jon Primo Daniele Lansgton, presidente territoriale Anmil (Associazione nazionale lavoratori mutilati e invalidi del lavoro).

«Le denunce – dice – hanno mantenuto una media altissima con punte di 10 infortuni al giorno (circa 300 al mese) e per il nuovo 2026 non sembra che il panorama stia migliorando: con un impatto significativo nel settore manifatturiero e dell’edilizia locale, i dati provvisori dei primi mesi del 2026 confermano che la scia di sangue non si ferma, con una particolare incidenza tra i lavoratori “over 50” ed un aumento di denunce di malattie professionali pari al 16,7% rispetto al 2025 già solo per la provincia di Macerata (complessivamente del 11,4% per la Regione Marche). ​Non parlo solo a nome di un’associazione, ma anche come voce di 11 famiglie che nel 2025 hanno visto un loro caro uscire di casa per andare a lavorare e non tornare mai più».

Allora snocciola i dati Inail: «Sono un pugno nello stomaco – evidenzia -. Nella nostra provincia morti quasi triplicate in un anno: siamo passati da 4 a 11 vittime. ​È inaccettabile che nel 2026 si debba ancora morire per guadagnarsi da vivere. Non sono numeri, sono persone. Sono padri, madri, figli. È una guerra silenziosa che si combatte nei cantieri, nelle fabbriche, nelle campagne e sulle nostre strade. ​Basta alla sicurezza vista come un “costo” e non come un investimento. Basta alla precarietà che taglia la formazione ed all’indifferenza. Chiediamo più controlli, più prevenzione e una cultura della sicurezza che parta dalle scuole. Non possiamo rassegnarci a questo bollettino di guerra. La sicurezza è un diritto, non un privilegio».

Non solo infortuni. L’Anmil accende i riflettori anche sui rischi psicosociali derivanti da situazioni di instabilità e difficoltà nell’ambito della propria professione che minano decisivamente la salute e la sicurezza di lavoratori e luoghi di lavoro. Certamente di natura più sottile e meno immediatamente comprensibile, in particolar modo se a farla da protagonista sono gravissimi fenomeni ancora non percepiti come dannosi, soprattutto se perpetrati a “bassa intensità”, i rischi psicosociali generati da pratiche quali il mobbing, la molestia, la dequalificazione professionale, l’imposizione di tempi di lavoro non a norma, inaspriscono la potenzialità infortunistica e aggravano i già critici dati circa la pandemia silente della salute mentale nel nostro Paese.

«Ovviamente il benessere psicosociale nei luoghi di lavoro va letto attraverso una duplice lente: l’organizzazione del lavoro stesso ad opera di datori e dirigenti e le politiche che lo governano per mezzo di normativa e controllo dedicato» sottolinea l’Anmil.

«Come associazione nazionale che da oltre 80 anni tutela e rappresenta la categoria degli invalidi del lavoro e dei superstiti non possiamo che analizzare la tematica affrontata attraverso una duplice attenzione: quella rivolta al sistema/lavoro nella sua complessità e quella incentrata sulla crisi della cultura e della coesione sociale».




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