Tolto un pezzo dopo l’altro:
così è un 25 Aprile “svuotato”

CIVITANOVA - Quest'anno non si farà l'approfondimento storico in sala consiliare. Negli ultimi anni la manifestazione è stata oggetto di una progressiva sottrazione: dal "Bella ciao" eliminato dalla scaletta della banda, al discorso di Vito Mancino dell'Anpi

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25 aprile civitanova 2025 (5)

di Laura Boccanera

C’è una tristezza particolare nel guardare qualcosa spegnersi lentamente. Non di colpo, ma per sottrazione progressiva. È quello che accade col 25 aprile a Civitanova. Ogni anno viene meno qualcosa rispetto all’anno precedente, e quasi non ce ne accorgiamo, finché non ci troviamo davanti a una cerimonia che è ancora in piedi, ma è già vuota dentro.

vito mancino con panichelli - archivio civitanova - FDM (5)

A sinistra Vito Mancinìo

È iniziato tutto con “Bella Ciao”. Un 25 aprile di qualche anno fa la banda ha smesso di suonarla.

Quel canto che è corpo e sangue di tutte le Resistenze, che è canto di libertà, colonna sonora più vera, è stato delegato ai presenti, lasciato alla buona volontà di chi ancora col fazzoletto rosso ne intona le parole mentre tutto attorno già si smobilita, le autorità se ne vanno, si tolgono la fascia e inizia il chiacchiericcio. Ma i simboli contano, e quella nota a mezza voce dai pochi presenti era già un campanello di allarme.

Poi è venuto meno il discorso di Vito Carlo Mancino dell’Anpi. Per anni, ogni 25 aprile, quella voce restituiva verità e storia alle figure della Resistenza.

Non solo date, nomi e corone su un marmo. Quelle parole, anche se ascoltate tra il traffico, i clacson e la nostra ormai progressiva incapacità e fatica ad ascoltare qualcosa che duri più di 10 minuti, riportavano alla luce storie, scelte, paure, coraggio. Uomini e donne che erano morti per un ideale, e che grazie a quelle parole tornavano per qualche minuto a essere vivi, reali, vicini.

celebrazioni del 25 aprile - sala consiliare - civitanova - FDM (28)

L’appuntamento in sala giunta con uno storico quest’anno non è stato organizzato

E quest’anno un’altra spoliazione, l’ennesima, è stata messa in atto: cancellato dal programma l’approfondimento in sala giunta. Era un momento dedicato ad un’analisi approfondita con uno storico, con una personalità accademica: quell’ora di pensiero e memoria che qualcuno, forse guardando i pochi rimasti in sala, avrà giudicato non valesse più la pena organizzare.

Eppure non tutto si misura con le presenze, con i like, con l’audience, con le letture. E anche questo pezzo che raggiungerà solo una parte di popolazione rispetto alla massa. Forse non era utile, ma era necessario. Era giusto.

Il 25 aprile non è un “evento” e applicare questa logica alla memoria è un veleno lento che la uccide. Foscolo ricorda come i morti non sono tali se continuano a vivere nella memoria e nel ricordo dei vivi. La memoria è un seme gettato che si tramanda di bocca in bocca.

Ma se invece ci limitiamo a presiedere una scatola vuota, quel seme non fiorisce. E sarà presto oblio. E’ esserci, comunque, anche se è sempre la stessa storia, che fa la differenza.

Ecco perché l’immagine della Resistenza è Vanda Pagani. Staffetta partigiana, l’anno scorso, a 103 anni, era ancora lì. Presente. Non per abitudine, non per protocollo. Ma perché per lei quella cerimonia, al di là delle parole è ancora carne e sangue.

Perché una cerimonia svuotata, ridotta al minimo protocollare è una spirale: meno senso c’è, meno persone vengono; meno persone vengono, meno senso si mette. È un processo che si interrompe solo con una scelta controcorrente: quella di fare le cose per bene.

Questo è il programma, sempre più scarno del 25 aprile a Civitanova, così come compariva nella nota diffusa da Palazzo Sforza: le celebrazioni si apriranno alle 9 in piazza XX Settembre con la deposizione di una corona d’alloro sulla lapide in memoria dei caduti che si trova sotto il loggiato di Palazzo Sforza. Alle 9,30, il corteo raggiungerà viale della Rimembranza a Civitanova Alta, per l’omaggio ai caduti di tutte le guerre e la posa di una corona al monumento ai caduti di piazzale Italia.

La manifestazione si concluderà con l’alzabandiera e la deposizione di una corona d’alloro ai giardini di Piazza Gramsci, dove il presidente del consiglio comunale Roberto Tiberi porterà i saluti istituzionali, per poi lasciare spazio agli interventi del sindaco Fabrizio Ciarapica e del presidente Anpi Francesco Peroni.

Quest’anno c’è comunque grande attesa in provincia per l’arrivo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha deciso di trascorrere a San Severino il 25 aprile.

 

 




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