
Giordano Ripa
«La vicenda del Mattatoio non è più una semplice storia di cattiva amministrazione: è il simbolo di un modo di governare opaco, irresponsabile e irrispettoso delle istituzioni democratiche della città», così il candidato sindaco Giordano Ripa ed i componenti della lista civica Futuro per Macerata.
In una nota sottolineano che «Da oltre dieci anni il comune di Macerata assiste passivamente al fallimento del progetto Cemaco, società partecipata nata negli anni ’90 per realizzare un mattatoio a vocazione comprensoriale e finita in liquidazione già nel 2015. Da allora il Tribunale ha messo in vendita l’intero complesso, stimato circa 3,5 milioni di euro. Aste deserte, ribassi progressivi, totale assenza di una strategia pubblica. Un copione già visto. Solo all’ultimo momento, quando il rischio di perdere definitivamente il fabbricato e l’area contigua era ormai concreto, il sindaco Parcaroli ha portato la questione in Consiglio comunale in data 16 dicembre attraverso un emendamento alle proposte di Deliberazione del Consiglio comunale numero 108 (Dup 2026-2028) e 109 (Bilancio di Previsione 2026-2028) del 2 dicembre 2025 con lo scopo di contrarre un mutuo per un importo di 525.600 euro, corrispondente al prezzo base d’asta, al fine di poter acquisire sia lo stabile per garantire la prosecuzione delle attività di macellazione che le aree limitrofe per circa 20mila metri quadrati. Il Consiglio, chiamato, ad assumersi la responsabilità politica, ha votato all’unanimità. Eppure quel mandato è stato semplicemente ignorato.
Il Comune non ha partecipato all’asta. Non per una decisione del Consiglio, non per un ripensamento motivato e comunicato, ma per una scelta assunta arbitrariamente, senza trasparenza e senza alcun atto formale noto. Il sindaco ha parlato vagamente ed in misura fittizia della mancanza dei tempi necessari per l’accensione del mutuo, ma non è mai stato chiarito se la richiesta sia stata presentata, quando e con quali modalità. Un alibi amministrativo che non convince e che non giustifica in alcun modo la totale inerzia dell’Ente.
È bene dirlo con chiarezza: per partecipare a un’asta non servono centinaia di migliaia di euro, ma una cauzione in attesa di contrarre il mutuo. Il Comune aveva tutte le possibilità di farlo. Non lo ha fatto per scelta politica».
Ripa continua: «Nel frattempo, la gestione è stata abbandonata dalla Cozoma, che ha denunciato pubblicamente promesse non mantenute da parte del sindaco, in particolare su presunti aiuti economici mai definiti né formalizzati. Un comportamento che ha prodotto sfiducia, disimpegno e infine la cessazione dell’attività. Il risultato finale è che un imprenditore privato si è aggiudicato l’asta mentre il Comune, che dichiarava di voler salvaguardare il servizio, è rimasto a guardare».
Sempre secondo Ripa «Qui non siamo di fronte solo a un possibile danno erariale. Qui c’è un fatto politico gravissimo: la mancata esecuzione di una deliberazione unanime del Consiglio comunale. Un atto che mina le fondamenta del ruolo dell’assemblea elettiva e svuota di significato il principio stesso di democrazia locale».
Su Parcaroli dice: «Un sindaco che chiede un mandato e poi lo disattende non commette un errore: compie una forzatura istituzionale». Infine concludono: «Il sindaco deve dire pubblicamente chi ha deciso di non partecipare all’asta, sulla base di quali atti, e assumersene fino in fondo la responsabilità politica. Quando un’amministrazione ignora il Consiglio comunale, non è il mattatoio il vero problema: è la tenuta democratica della città».
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allucinante il modo in cui si dismette e non si valorizza ( o regala?) la cosa pubblica.