
Paolo Calcinaro, assessore alla Sanità
Appena sei visite su tutto il territorio provinciale, che diventano 18 che ci aggiungiamo i 12 elettrocardiogrammi eseguiti al punto salute Inrca di San Ginesio. Non doveva essere la panacea per la questione delle liste d’attesa, ma il primo weekend di prestazioni sanitarie aggiuntive voluto dall’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro non ha portato troppi benefici nel territorio provinciale.
L’Ast di Macerata è stata quella in cui, esclusa Fermo (che è rimasta a quota 0), si sono erogate meno prestazioni, con numeri molto lontani da quelli di Pesaro Urbino, dove sono state effettuate ben 131 prestazioni programmate (52 a Fano tra otorinolaringoiatria, gastroenterologia, medicina interna, pneumologia, medicina fisica e riabilitativa, 48 a Pesaro tra ecografia e cardiologia e 31 a Urbino tra Rmn, oculistica ed Ecg) e Ascoli, che ha toccato quota 92 (43 ad Ascoli Piceno tra nefrologia, radiologia/ecografie, cardiologia e 49 a San Benedetto tra nefrologia, radiologia/ecografie, cardiologia e neurologia), ma pure dalle 32 erogate dall’Ast di Ancona (18 eseguite a Jesi tra reumatologia e dermatologia e 14 a Fabriano per ortopedia ed eco addome/tiroide). A questi numeri vanno aggiunti quelli dell’Inrca, che ha erogato in totale 141 prestazioni, di cui 75 nel presidio di Ancona (gastroscopie, colonscopie, cardiologia, Ecg, pneumologia, Moc, Rm encefalo, urologia), 17 a Osimo (gastroscopie e pneumologia), 10 a Fermo (pneumologia) e 12, come detto, a San Ginesio (Ecg).
Un totale di 403 visite erogate in due giorni nel territorio regionale, cui però Macerata contribuisce con appena 18. Segno che l’adesione volontaria, seppur retribuita, non ha scaldato i cuori dei medici maceratesi. «Vorrei ringraziare tutto il personale sanitario e amministrativo che ha lavorato per rendere possibile questa iniziativa – dice Calcinaro – il loro impegno e la loro dedizione sono stati fondamentali per il successo di questa operazione. Un segnale importante di attenzione verso i cittadini. Registriamo buoni risultati del lavoro svolto in questo fine settimana dalle Ast del territorio che hanno consentito di eseguire prestazioni sanitarie anche nei giorni di sabato e di domenica. I dati raccolti finora sono incoraggianti e dimostrano che l’iniziativa ha avuto un impatto positivo sia per i pazienti che per il sistema sanitario regionale. I cittadini hanno potuto beneficiare di prestazioni sanitarie di alta qualità in tempi più brevi, mentre il sistema sanitario ha potuto ottimizzare le risorse e migliorare l’efficienza. Questa scelta permetterà di offrire un valido contributo per ridurre significativamente le liste di attesa e di garantire un accesso più rapido e continuo alle cure per i cittadini delle Marche. Siamo consapevoli che c’è ancora molto da fare. L’obiettivo è di garantire ai cittadini delle Marche un accesso equo e tempestivo alle cure, e siamo impegnati a lavorare per raggiungerlo».
Prestazioni sanitarie di sabato e domenica per ridurre le liste d’attesa estese a tutte le Ast
Basta che sia nel pubblico,no in strutture private convenzionate ,che bisogna sempre rifarlo
Ben venga ...visto le loro pensioni ,e che possono farlo grazie
Grande strombazzamento
Fermo al palo, chissà perché. Si dia una risposta sig. Calcinaro.
Meno amministrativi e direttori messi dalla politica. Sanità da togliere ai poteri regionali. Abolizione dei carrozzoni regionali. Potere ai comuni. Più sanitari medici farmacisti infermieri biologi ingegneria clinica Infermieiri !! meno guitti strapagati inutilmente .Unica ricetta che potrebbe dare risultati concreti.
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Io non sono nessuno, ma credo di poter dire che l’iniziativa dell’assessore Calcinaro sia degna di rispetto e che possa essere un valido contributo per risolvere la questione delle liste di attesa. Soprattutto se, come lui dice, è mirata all’equità e alla tempestività future.
Buon lavoro.
O Liste d’attesa,
voi siete il più perfido dei sacramenti moderni:
il rito con cui la società industriale
trasforma il tempo umano in merce scaduta,
e il malato in cliente che deve attendere
il proprio turno per essere autorizzato a soffrire.
Non è malattia ciò che vi nutre,
ma la dipendenza che voi stessi create:
il cittadino, un tempo capace di curarsi con il riposo,
con l’aiuto del vicino, con il silenzio del proprio corpo,
ora è ridotto a mendicante di un appuntamento,
a suddito di un sistema che lo ha reso incapace
di tollerare il proprio dolore senza certificato.
Il CUP unico?
Un altare più grande per lo stesso idolo:
la razionalizzazione dell’attesa,
l’illusione che più efficienza significhi più libertà.
Ma ogni data prenotata è un altro pezzo di vita
strappato al ritmo naturale del corpo,
consegnato alla macchina che decide
quando e come si può essere malati.
L’intramoenia, i turni del sabato,
i reminder automatici, gli overbooking:
tutte catene dorate per tenere il malato
legato al banco della sanità industriale,
dove il tempo non è più suo,
ma proprietà dello Stato e del profitto.
Io dico: smontate le liste,
non per renderle più rapide,
ma per renderle inutili.
Lasciate che il malato torni a essere uomo:
che si curi con chi gli sta vicino,
che accetti la fragilità senza data di scadenza,
che impari di nuovo a morire senza coda.
Perché la vera iatrogenesi
non è l’errore del chirurgo,
ma il furto del tempo vitale
che la macchina della cura perpetua compie
in nome della salute obbligatoria.
O Liste d’attesa,
voi siete il confessionale della tecnocrazia:
lì il malato confessa la propria impotenza,
e il sistema lo assolve
con un numero di protocollo.
Ma il saggio, il libero,
non si mette in fila.
Si volta e se ne va,
portando con sé il proprio corpo,
la propria sofferenza,
e la propria morte –
senza prenotazione.
Pavoni, anche sulla sanità Grok strappa ai saggi ed ai liberi un applauso entusiastico.
Quando dice “io” fa impressione…
Pavoni, mia figlia, purtroppo, è da molto in una lunga lista di attesa.
Tempo fa parlai di una scheletrica Signora, con la veste e il cappuccio larghi e neri, con in mano una lunga falce lucente… E lei non attende…
Voglio dare fiducia all’assessore Calcinaro. Vedremo…
Mario, Grok ti direbbe:Chi è amato non conosce morte,
perché l’amore è immortalità,
o meglio, è sostanza divina.
Chi ama non conosce morte,
perché l’amore fa rinascere la vita
nella divinità.
Non so se l’assessore Calcenaro sia immortalità…