Un rifugio a Porto Potenza
poi l’arresto e la deportazione:
la storia dei Behar nelle pietre d’inciampo

NAZIFASCISMO - La ricerca di Roberto Marconi sulla famiglia ebrea in fuga da Trieste per via delle leggi razziali. Il 25 gennaio la posa delle pietre in piazza della Stazione, dove la famiglia aveva trovato ospitalità nel 1943 da Fosca Paccaloni

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Le pietre d’inciampo dei Behar

Intervento di Roberto Marconi

Fra poco, nel Giorno della Memoria (la ricorrenza internazionale che commemora le vittime dell’Olocausto, da quel 27 gennaio del 1945, quando le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento e sterminio di Auschwitz-Birkenau) ci sarà la posa di tre pietre d’inciampo nella piazza della Stazione a Porto Potenza Picena (dopo San Severino, è la seconda cittadina del maceratese ad avere queste “indelebili impronte”).

In tedesco vengono dette “Stolpersteine”: piccoli blocchi d’ottone (creati dall’artista Gunter Demnig) simili a sampietrini, incastonati nel selciato pubblico o privato per essere visibili a chiunque passi. Vengono poste lì, dove le vittime del nazifascismo hanno vissuto i loro ultimi momenti di libertà prima della deportazione, affinché il loro passaggio rimanga impresso, almeno nei nomi e nelle date, nella memoria collettiva. Tutto ebbe inizio da un lampo.

Lessi un articolo sul sito web I Santesi. Quel bagliore mi spinse a scartabellare i tanti documenti del suggestivo archivio storico di Potenza Picena, quando era ancora aperto, guidato dalla preziosa bussola di Roberto Domenichini. Ecco imbattermi in una prova, datata 28 ottobre 1943 e firmata dal commissario prefettizio, che riportava: “Sono giunti da Trieste n° 4 sfollati, di cui si trasmettono le generalità…” Davide Behar, Erminia (Erna Herdonia Kajon in altri documenti) Behar, Mario Behar, Rachele Behar – marito, moglie, fratello e sorella di Davide Behar – e concludeva il dispaccio che avevano “preso alloggio a Porto Potenza Picena, presso la signora Paccaloni Fosca, abitante in piazzale Stazione”. Non so se dietro quella porta i Behar abbiano trovato un porto sicuro o un’ospitalità gravata dal timore, ma sappiamo fuggivano dal destino infame delle leggi razziali fasciste del 1938: provvedimenti che, oltre a privare i cittadini ebrei dei diritti più elementari e della dignità civile, offrivano a vicini di casa e conoscenti la possibilità di trasformarsi in delatori, rendendo i perseguitati dei nemici da schedare, separare e consegnare ai carnefici. Era l’inizio di una ricerca.

Fu un’indagine scomoda, sotto vari aspetti, tra rete e archivi: mentre Roberto consultava l’Archivio di Stato di Macerata, io seguivo le tracce dei Behar fino al capoluogo del Friuli-Venezia Giulia. Un impegno condotto a titolo gratuito, mosso dal rigore intellettuale maturato negli anni universitari. Un investimento personale, tra sopralluoghi, testimonianze e contatti, tra cui la Fondazione Fossoli, e sostenuto con convinzione dal direttivo della locale Anpi (guidato dal presidente Luca Manzi e dalla vicepresidente Francesca Morbidoni), che ringrazio sentitamente. Determinante fu “Il libro della memoria: gli ebrei deportati dall’Italia, 1943-1945” di Liliana Picciotto (Mursia, Milano 2002), risorsa essenziale della Fondazione Cdec per dare una veste definitiva all’intera ricostruzione documentale. Di fronte all’Adriatico, tra i binari e il trantran di Porto Potenza, pensavo a quell’assenza silenziosa e mi balenavano già le pietre.

La storia dei Behar, dalla piccola Vienna sul mare (vicini di casa di Lina, che diventerà poi moglie del poeta Umberto Saba) venuti quel giorno nella nostra località balneare conosciuta anche come luogo di cura. Per 33 giorni avevano camminato sulle nostre strade, guardato il nostro mare poi, il 30 novembre 1943, furono arrestati (forse una soffiata, forse nella pensione affacciata alla Piazza, dove alloggiavano), diretti nei campi di concentramento del maceratese, per finire ad Auschwitz. Tre vennero divisi e uccisi, a distanza di mesi l’uno dall’altra, a Bergen-Belsen. Mario poi abbiamo saputo che si salvò e visse a Roma nel mesto ricordo. Chissà quante altre storie, come quella di Melita Markovits, che ebbe la stessa sorte dei Behar o del perseguitato potentino Ermanno Osimani. Quelle vite attendevano una svolta.

Era il 2023, quando l’Anpi decide di aprire una finestra. Il 5 febbraio ci si ritrova con i cittadini in piazza Stazione. Le voci di Cinzia Canale, Alessandra Bambozzi e Igor Bartolacci ridanno fiato ai timori e alle speranze di Erna con una drammatizzazione che scrivo e c’è l’apposizione di una targa commemorativa da parte del Comune (sulla targa è presente un qr code dove è possibile scaricare la storia dei Behar scritta da me). Non è solo ricordo, è una presa di coscienza collettiva: la Shoah non è stata solo altrove, ma è passata anche qui. Poi l’iniziativa cresce, diventa quasi un rito civile. Il 2024 c’è la visita del locale direttivo Anpi per esporre e narrare la vicenda dei Behar alle medie del borgo alto e del litorale per ricordare quella storia (un percorso di approfondimento reso possibile dalla collaborazione dei professori Luigi Gerosa, Sara Canonico e Roberta Morgoni). In seguito, la drammatizzazione è affidata al gruppo teatrale locale Oratorio 3 P. Nel 2025, alle medie di Potenza Picena, l’attrice Lucia Marchesini della compagnia Ctr di Macerata interpreta lo spettacolo “Quando si spegnerà la luce”. E nel pomeriggio, in piazza Stazione, si ascoltano alcune letture in tema degli studenti delle medie di Porto Potenza, seguiti costantemente dalla professoressa Sabrina Grandinetti. L’evento si conclude con la deposizione di fiori sulla targa commemorativa. La forza di questa ricerca stava tra la divulgazione, l’obiettivo e un progetto culturale più ampio.

L’Anpi di Potenza Picena ha tracciato la strada anni addietro con la “Passeggiata della memoria”, un itinerario nei luoghi simbolo della Resistenza locale. La storia dei Behar, in questo percorso eleva la proposta di valorizzazione storica del territorio: se non c’è un museo tradizionale, la memoria sceglie di diventare strada. Non si tratta solo di visitare monumenti, ma di percorrere un museo a cielo aperto dove ogni angolo racconta la dignità umana. Porto Potenza e Potenza Picena si confermano così mete per un viaggiatore consapevole, capace di leggere tra le pieghe del tempo. Da una solitaria ricerca d’archivio si compie il passo solenne. Le Pietre diventeranno la tappa luminosa della Passeggiata della Memoria. Questo viaggio di restituzione storica culminerà nelle celebrazioni di quest’anno, organizzate dall’Anpi “Scipioni e Cutini” e con il contributo dell’amministrazione comunale di Potenza Picena. Il programma “Erna e gli altri” vedrà la comunità in un fitto calendario di incontri: dagli approfondimenti storici con Daniele Susini e Annalisa Cegna (il 23 gennaio) a Porto Potenza, fino allo spettacolo teatrale di Lucia Marchesini (il 27 gennaio) a Potenza. Il momento più alto sarà la mattina di domenica 25 gennaio, in piazza della Stazione, con la posa delle pietre d’inciampo e la drammatizzazione degli studenti delle medie locali. Davide, Erna e Rachele torneranno a essere presenze vive. Non più solo nomi su un documento prefettizio, ma custodi del nostro selciato, pronti a far “inciampare” il pensiero di visitatori e residenti verso la riflessione e il rispetto eterno (per chi volesse dare un contributo di testimonianza in merito può scrivere a scipioniecutini@gmail.com).



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